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L’età porta consapevolezza e alla soglia dei 30 anni Fabio Quagliarella ha acquisito quella maturità che gli permette di analizzare con estremo realismo il suo cammino di giocatore. La tripletta di sabato sera è la ciliegina sulla torta di un percorso di crescita che lo sta portando a migliorare persino la sua stagione d’oro, il 2008-09, la seconda di Udine in cui ha messo a segno 21 gol in 48 partite. Adesso è arrivato a quota 8 in 11 gare, spesso iniziate o terminate in panchine. Lo score in crescita, a dispetto dell’età o forse proprio per quella consapevolezza di cui sopra. Così almeno l’ha spiegato l’attaccante. «Non sono stupito di segnare così tanto, mi sono reso conto di essere più lucido e più freddo sotto porta. Qualche anno fa ero più frenetico nella ricerca della finalizzazione, la maturità mi ha fatto riflettere e diventare implacabile. Forse è il momento migliore della mia carriera».

CAPOCANNONIERE - Non solo Fabio è l’attaccante della Juventus che segna di più - capocannoniere bianconero insieme con Arturo Vidal - ma fa tanti gol pur giocando poco. Ed è un aspetto molto interessante per l’economia della squadra perché non ha bisogno di dieci azioni per fare centro, ma ne bastano molte meno. Nella classifica dei minuti in campo è - tra gli attaccanti - penultimo davanti soltanto a Nicklas Bendtner , l’unico che ancora manca nel tabellino dei marcatori. Quagliarella invece la spedisce in porta in media ogni ora di gioco (8 gol in 444 minuti). Difficile a questo punto tenerlo ancora in panchina, ma il giocatore preferisce mettere le mani avanti. «Conte ha sempre detto che noi cinque attaccanti siamo tutti titolari, poi spetta al tecnico fa le sue scelte. Giusto così. Del resto sappiano che se giochiamo come ci chiede lui, è davvero dura per tutti gli avversari». Diplomatico, anche se fa di tutto per mettere in difficoltà l’allenatore.