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<Mandorlini ha irrobustito le certezze di un Verona già in grado di lasciarsi alle spalle l'operazione salvezza. Quello è un problema di altri, che le tre sconfitte consecutive non hanno fatto minimamente riemergere. Si trattava, semmai, di inquadrare meglio le situazioni di chi aveva giocato col contagocce. Per il resto, a spostare il mirino su eventuali ambizioni europee, i gialloblu provvedono da soli. Con o senza grossi interventi in entrata.

ARRIVI – L'asse con la Capitale si è rafforzata, pur dovendo attendere le ultime ore per avere Marquinho. Una mossa anticipata affinchè a giugno Iturbe si muova verso la Roma? L'orientamento sembra questo. Il brasiliano, destinato a rimpolpare il tridente che è già una miscela esplosiva, può agire anche da interno di centrocampo. Il 4-3-3 non prevede altre variabili. Quelle però sono innescate da una qualità che potrà esportare Marquinho. La difesa latino-americana ora si compone anche di Ivan Pillud, arrivato in prestito dal Racing Avellaneda: l'argentino gioca a destra, mette a disposizione di Mandorlini forza fisica e grande carattere. Sul gong del mercato ecco Rabusic, da piazzare in avanti come perno del tridente in alternativa a Luca Toni: l'attaccante ceco arriva dallo Slovan Liberec.
PARTENZE – Via in sei, perchè la concorrenza ha preso il sopravvento. E' il caso di tutti meno che Jorginho, stella luminosa del centrocampo su cui il Napoli non ha voluto temporeggiare. Sacrificio obbligato di metà stagione. L'esercito dei minuti zero, o comunque gli elementi tagliato fuori dal Verona, inglobava prima di tutti Ragatzu, Bianchetti e Longo, tre talentini che col campo hanno avuto pochissimo feeling. I primi due sono finiti in serie B: l'attaccante sardo al Lanciano; il centrale difensivo da Dennis Mangia, suo allenatore nell'Under 21, ora allo Spezia. Longo è tornato in Spagna, al Rayo Vallecano. Ceduti anche Laner, in prestito al Novara, e Rubin, che giocherà nel Chievo anche se il suo cartellino rimane di proprietà del Siena.

BILANCIO – Il gennaio del Verona aveva evidenziato un possibile scompenso. Ovvero: se tutti quelli meno utilizzati vanno a cercare spazio altrove, l'organico diventa scheletrico. Si trattava di non creare una forbice così larga tra titolari e seconde scelte, un discorso che era legato in particolare a Cacia. Convinto a restare come vice-Toni, ruolo che iniziava ad andargli stretto. Nessuno stravolgimento negli altri reparti. E poi c'è Hallfredsson: un bell'interrogativo che resta tale. Sembrava tutto a posto per un suo rinnovo contrattuale, invece è spuntata l'ipotesi Guangzhou che ha spiazzato tutti. Facile pensare che in caso di addio il suo posto venga preso da Marquinho, mentre a Cirigliano è affidato il compito in cabina di regia.