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Missione compiuta, sempre che tale si potesse definire la salvezza del Verona. Di escalation, in ogni caso, ora è lecito parlare. E anche di ragionamenti prossimi a spostarsi sul testa a testa con Parma, Torino o magari Milan per quel sesto posto che vale l'Europa. Proprio i rossoneri inaugurarono il cammino dell'Hellas, lucidissima follia finchè le ambizioni si sono toccate con mano. Oggi come allora nel segno di Luca Toni, che domenica sarà costretto a disertare il Bologna: la prima delle tredici tappe in cui il Verona dovrà essere sé stesso, ovvero la solida realtà che abbiamo visto finora.

Chi poteva immaginarlo, che saremmo arrivati a marzo potendo contare le assenze Toni sulle dita di una mano? E di queste, appena due per guai muscolari, visto che contro il Milan si è trattato di influenza. Già, un quasi 37enne che sembrava destinato a svernare in gialloblu è divenuto imprescindibile. Ha segnato ininterrottamente per quattro partite, ora che l'Hellas è riuscito a consumare lo strappo decisivo per avvicinarsi ai 40 punti.
Al di là delle proibitive trasferte di Milano e ancora prima con la Juve – quando Toni non c'era e il Verona è uscito sconfitto – al Bentegodi col Sassuolo Mandorlini ha fatto a meno di lui e portato a casa il pieno. Le garanzie che poteva avere Cacia nel considerarsi un semi-titolare, sono progressivamente evaporate. Ma in assenza dell'ariete modenese è sempre toccato a lui. Mica semplice capire se sarà così anche stavolta, il ventaglio delle scelte è più ampio. Di sicuro non bisogna sbagliare una virgola nella volata finale: il carico lo si può anche portare con leggerezza e restare in quota, all'Hellas niente è proibito.