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Siamo al 47° minuto. Il secondo tempo è appena cominciato, dopo una prima ripresa di gioco che ha visto il Messico cercare con insistenza una rete che sarebbe valsa l’accesso agli ottavi. Montes prende palla da sinistra, mette in mezzo un cross velenoso ed Henry Martin, con una zampata da vero rapace d’area, insacca la rete che porta in vantaggio in Messico contro l’Arabia Saudita. Inizia così una serata che poteva essere magica per la nazionale del Centro America. Ma è la Polonia a passare agli ottavi. Una vittoria agrodolce che non permette al Messico di centrare l’ottava qualificazione consecutiva alla fase ad eliminazione diretta, in Coppa del Mondo. Eppure, il gol di Martin sembra scritto nel destino. Il sogno di un padre che si realizza. Una sorta di profezia che viene da lontano. Un po’ come le origini del protagonista della serata, Henry Martin.

ORIGINE MAYAHenry Martin Mex. Mex vi dice nulla? È un cognome originario della grande dinastia dei Maya. Infatti, Martin è il primo giocatore di origine maya ad aver mai indossato la maglia de El Tricolor. Il primo ad essere presente ai Mondiali. Non ci credeva nemmeno lui alla convocazione: “Quando mi hanno convocato la prima volta, nel 2015, pensavo fosse uno scherzo. Stavo andando dalla mia famiglia per trascorrere con loro le vacanze, quando mi telefonarono per informarmi dell’infortunio occorso ad Oribe Peralta, dicendomi che sarei stato io a sostituirlo”. Un sogno che si realizzava, come ricordava a Televisa Deportes. Ed a pensarci ora, tutto sembra chiaro. La staffetta con Peralta era perfetta. Ed il paragone con El Hermoso è più che azzeccato, come lo stesso Martin aveva dichiarato a TV Azteca: “Peralta è una grande persona, un idolo ed un esempio da seguire. Un po’ mi rivedo in lui perché come me è esploso tardi e in breve tempo è riuscito ad imporsi anche a livello internazionale”. Un’esplosione tardiva. Ma di strada, Martin, ne ha fatta molta da allora.
UN’ASCESA CONTINUA – La storia di Martin parla di un’ascesa incredibile. Fino al 2014, il Bufalo, come viene soprannominato, giocava ancora nella squadra allenata dal padre, il Club Soccer. Il professionismo sembrava un miraggio. Un piccolo assaggio l’aveva avuto nel 2007, con gli Itzaes dello Yucatan, in terza divisione. Ma nulla da fare. Gli studi universitari di ingegneria civile proiettavano Martin ad un futuro più sicuro. Il padre, infatti, non ne voleva sapere: Henry doveva continuare a studiare. E così, la strada verso il calcio che conta sembrava sbarrata. Ma Martin inseguiva in gran segreto il suo sogno, allenandosi di nascosto dagli occhi del padre Daniel. E l'occasione, finalmente, arrivò. Daniel Rosello, stregato dal suo talento, lo invita per un provino con i Venados di Merida, la più grande e prestigiosa squadra della terra simbolo della civiltà maya. L’ascesa poteva avere inizio. Il Tijuana si accorge del suo talento, prima che l’America, nel 2018, lo prelevi dalla compagine rivale, rendendolo centrale nel loro scacchiere offensivo. Ed ora, Henry Martin ha siglato una rete ai Mondiali, come voleva suo padre: "Sogno che Henry segni in una partita di Coppa del Mondo". Parlava così Daniel Martin, prima che il figlio partisse per il Qatar. Sembra una profezia, di quelle tramandate dai maya, ma è solo realtà.