Gonzalo Higuain in campionato non segna dal 28 ottobre, si è fermato a 5 gol. Gattuso dice che sta pagando la partita con la Juventus, il rigore sbagliato e l’espulsione. Un fatto mentale, dunque, che va a sommarsi all’impoverimento tecnico subito dal Milan con la perdita di Biglia e Bonaventura a centrocampo, seguito a ruota dalle prestazioni sotto rendimento di Calhanoglu (a dire il vero mai decisivo quest’anno) e dello stesso Suso, uno dei principali rifornitori del Pipita. Suso che, tra l’altro, da un po’ convive con dei problemi fisici (rischiava di saltare anche la partita con la Spal). Bisogna allora ricordare che Higuain, lo scorso anno, non toccò certo il suo picco stagionale a dicembre (un solo gol in cinque gare). D’altronde però ne aveva segnati 3 a novembre, mese in cui stavolta ha saltato ben due partite per squalifica (il mese macchiato appunto da quel Milan-Juve di cui sopra). Da due anni a questa parte, inoltre, Higuain è sempre “calato” nel girone di ritorno. Significativa l’ultima stagione in cui ha registrato solo 2 gol dal 9 febbraio al 19 maggio. La Juve annota sul taccuino e non perdona.
Abbiamo provato ad andare oltre a questi dati, oltre agli alibi degli infortunati, per capire cosa sta accadendo a uno dei più forti centravanti del campionato italiano.
 
DIFESA A TRE, IL PIPITA SOFFRE – Sarà forse un caso, ma è dalla partita con la Sampdoria, la decima giornata (l’ultimo gol di Higuain), che il Milan affronta (Juve e Fiorentina a parte) squadre che si difendono a tre dietro. Di fatto a cinque. Il Genoa di Juric, l’Udinese di Velazquez, il Torino di Mazzarri, il Bologna di Inzaghi e da ultimo il Frosinone di Barone. Squadre che tendono cioè a schiacciarsi nella propria metà campo, creando densità in zona centrale. Ecco ad esempio lo schieramento difensivo del Bologna in Bologna-Milan.  



In tutti questi casi Higuain ha sempre provato a distaccarsi appena dalla prima punta “vera”, Cutrone, per meglio raccogliere le seconde palle o i cross diagonali radenti, e per legare un po’ tra centrocampo e attacco. Questo, inconsciamente, lo ha forse portato ad abbandonare il duello in area, il contatto faticoso con l’avversario. Così quando si è ritrovato da solo là davanti contro le fisicità dei difensori della Fiorentina, anche se schierati a quattro, li ha sofferti ugualmente, facendosi soffiare diversi palloni da Pezzella, Victor Hugo e Milenkovic.
 
TRE CASI FRESCHI– Poi c’è stato il pareggio a reti bianche dello Stirpe. Di nuovo una difesa a cinque, piuttosto bloccata. Cutrone partiva leggermente a sinistra, in una sorta di tridente, ma poi finiva sempre per tagliare sul primo palo, lasciando come al solito a Higuain lo spazio per arrivare a rimorchio, praticamente solo. Ma Castillejo, peraltro ispirato nel primo tempo, il più delle volte lo ignorava. Non alzava nemmeno la testa verso di lui. E più veniva ignorato, più si sbracciava, Higuain, per poi abbattersi l’istante successivo. 



Fosse solo Castillejo.. Eccovi un secondo caso, sempre nel primo tempo di Frosinone-Milan, in cui Higuain viene ignorato da un compagno (Rodriguez). Ora io dico, non sarà in forma il Pipita, non starà attraversando un bel momento (forse in questo Milan si sente retrocesso, soffre per CR7..), però l’ultimo passaggio dei rossoneri deve finire più spesso sui suoi piedi, specie quando è libero così. 
 


O così.



Come nel basket, per citare una vecchia similitudine di Allegri, anche nel calcio la palla alla fine deve andare al più buono. Quello che ha più confidenza col tiro. Qui sopra  una conclusione col piede debole di Bakayoko (che infatti verrà ribattuta) non è uguale a una conclusione di Higuain (che la chiede platealmente, tutto solo). Il Pipita quella palla, come avverrà più avanti, la potrà anche sbagliare. Ma lui è il Pipita, bisogna dargliela.
 
COL 3-4-1-2 – Gattuso ha elogiato la prestazione di Higuain nel secondo tempo di Frosinone-Milan (“Non è stato bravo a livello di conclusioni, ma voglio vedere quel tipo di giocatore”). E’ stato forse un cambio di atteggiamento scattato dopo la chiacchierata dell’intervallo, o forse è stato per via del 3-4-1-2 adottato dai rossoneri nella ripresa. In particolare da quando Calhanoglu ha preso il posto di Castillejo dietro le due punte, con l’ingresso di Conti e Laxalt sulle corsie laterali. Il turco e l’argentino, più vicini, hanno duettato centralmente più di una volta, creando maggiori difficoltà ai tre dietro di Baroni. Questo tipo di gioco ha indubbiamente coinvolto di più il Pipita, che evidentemente ha bisogno di un trequarti tecnico con cui dialogare, proprio come aveva bisogno di Dybala alla Juventus.      

IL GOL MANGIATO – Infatti l’occasione più clamorosa che ha avuto (e sprecato) Higuain è arrivata proprio dai piedi di un numero 10. Era l’ottantottesimo minuto. Calhanoglu spostatosi a destra ha servito Higuain al centro dell’area, e il Pipita l’ha sparata in tribuna. Qui la responsabilità non è di altri, ma è tutta sua.  



ZERO GOL DI TESTA – Mi ricollego infine a quanto scrivevo sopra a proposito dei duelli in area,  le sane sportellate coi difensori avversari. E’ un aspetto del mestiere che Higuain sembra aver messo un po’ da parte da quando spartisce l’area con Cutrone. Non sarà il suo pezzo forte, d’accordo, ma è possibile che non abbia segnato ancora un gol di testa?    



L’attacco del primo palo, quando gioca nel tridente, sembra diventato più fiacco. Quasi rinunciatario. Come in questo caso di Milan-Fiorentina, quando Calabria la mette, e lui si fa anticipare tanto da Pezzella quanto da Milenkovic. 



CR7, DA RIVALE A ESEMPIO- Anche nei calci piazzati, tra l’altro, si nota una certa passività. Mi viene in mente allora il gol di CR7 contro l’Atalanta. Quella voglia di andare sulle palle sporche, di arrivar prima sugli avversari nella mischia, mettendoci la testa. Dov’è finito il sacro fuoco, Pipita? Oggi anche per un attaccante del calibro di Higuain, Cristiano Ronaldo può diventare un esempio da seguire, un modo per sbloccarsi. Basta complessi nei suoi confronti. L’effetto CR7 allora toccherà paradossalmente (e finalmente a suo vantaggio) anche il Pipita.