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Le relazioni pericolose di Renè Higuita - il portiere con le meches che ha inventato il «Colpo dello Scorpione» - sono note da tempo. Il rapporto con più zone d’ombra è sicuramente quello che lo ha legato al narcotrafficante Pablo Escobar negli anni ’80 e ’90. Ora Higuita, 53 anni, preparatore dei portieri dell'Atlético Nacional, torna a parlare, e lo fa al canale argentino di Fox Sports, ricordando i giorni dell’arresto avvenuto nel 1993, quando Renè fece il mediatore di un sequestro senza avvisare la polizia. All’epoca si fece sette mesi di carcere e fu costretto a saltare il Mondiale del 1994, torneo che per la Colombia risultò drammatico in seguito all’omicidio - a Mondiale finito - del terzino Andrè Escobar.

Higuita - che nel 2004 venne squalificato per doping per uso di cocaina - ha raccontato così quel periodo. «Le autorità in Colombia mi hanno detto di consegnare Pablo Escobar in modo da non arrestarmi. Sapevano che ero innocente, ma in tutte le persecuzioni che avevano iniziato contro di lui, iniziarono a mettere i suoi conoscenti in prigione. La gente mi considerava suo amico dopo che l'ho visitato nel carcere di La Catedral. Risposi che non sapevo nulla e che anche se avessi saputo non avrei detto nulla. Era compito delle autorità. Io ero grato a Pablo Escobar per aver illuminato i campi da calcio quando nessun altro lo aveva fatto». 
Escobar - come sappiamo tutti dopo aver visto e rivisto «Narcos» - venne ucciso il 2 dicembre 1993 dopo uno scontro a fuoco col Bloque de búsqueda. Era stato localizzato in un quartiere borghese di Medellin, dove da tempo si era nascosto. Higuita non disconosce l’amicizia, anzi, ribadisce l’affetto per l’amico Pablo: «Che sia stato amico di Pablo Escobar non significa che io sia un narcotrafficante. A qualcuno piacerà, altri mi considereranno un nemico. Ciò che mi riempie d'orgoglio è essere stato un calciatore». In effetti, Higuita è stato un portiere certamente pittoresco ma allo stesso tempo capace di garantire un buon livello di prestazioni. Non aiutato da un fisico tracagnotto, tendente alla pinguedine, i riccioli con i boccoli, l’aria spavalda del truffaldino, le casacche coloratissime: lo ricordiamo difendere la porta dell'Atlético Nacional di Medellin nella Coppa Intercontinentale del 1989, giocata a Tokyo contro il Milan di Sacchi. Quella volta fu una punizione di Evani ai supplementari a trafiggerlo. Ai Mondiali del ’90, quelli delle Notti Magiche, la Colombia di Maturana si presentò con serie ambizioni. Higuita fu decisivo con la Jugoslavia, fece bene con la Germania ma incappò nel peggior pomeriggio della sua carriera a Napoli, nell’ottavo di finale contro il Camerun. A fregarlo fu la presunzione. Si mise in testa di tentare - a quaranta metri dalla porta - un dribbling, ma Roger Milla gli soffiò il pallone e condannò i Cafeteros.

Passerà alla storia - Higuita - per il «Colpo dello scorpione». Lo inventerà cinque anni dopo, a Wembley, durante un’amichevole tra Inghilterra e Colombia. Wembley è il Tempio del calcio, ci vuole coraggio per dissacrarlo. Quando l'inglese Jamie Redknapp calcia verso la porta da ragguardevole distanza, il nostro acrobata da circo si lascia volutamente superare dal pallone, si inarca tuffandosi in avanti col corpo e - perfettamente parallelo al terreno - alza come un capretto le gambe, colpendo il pallone con i tacchi allineati. Un trucco mai visto prima. E’ il «Colpo dello scorpione» che lo renderà famoso.