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E’ la sfida tra due città e due filosofie di vita, è la sfida dell’estetica del calcio. Una partita del bello fatta da colpi di classe e dalla simbologia del “Dieci” che incarnano lo spirito di Firenze e, la partita del calcio meccanico-fordista specializzato nella produzione seriale di scudetti che raccontano un lato del carattere di Torino, quello industriale di fine ‘800 e inizio ‘900 degli Agnelli.

E’ pura storia di genere e grande scontro tra città, come nella tradizione storica della nostra penisola. Ma è anche il confronto tra l’arte letteraria della città di Dante Alighieri e la raffinata mentalità internazionale di confine che Torino deve al suo contatto storico con concezioni francesi della vita. Un incontro che contrappone, anche nella personalità delle due città, stili differenti: Da una parte c’è la città del Rinascimento del Da Vinci, dall’altra quella del Risorgimento politico di Cavour.

Chissà come sarebbe un’immaginaria partita tra Firenze e Torino giocata nei meandri della storia e sviluppata a centrocampo dagli artisti che le hanno raccontate entrambe, e chissà chi farebbe più goal tra due grandi ma diversi attaccanti come il primo dieci di Firenze, Lorenzo il Magnifico e il lineare Cavour. Non lo sappiamo ma nello studiare le 10 storiche, nel riviverle con filmati dell’epoca e ricordi recenti, nel chiedere emozioni a chi le ha vissute, abbiamo trovato simbologie e momenti magici.

Fiorentina –Juventus (1931-32) 1-2. L’esordio. Nel gennaio del 1932 si gioca il primo confronto tra le due squadre in serie A, la Fiorentina neopromossa affronta la Juventus campione in carica dei Combi, dei Monti e degli Orsi che formeranno, due anni dopo l’ossatura con Meazza, della nazionale campione del mondo di Pozzo. Vince la Juventus con il goal decisivo a due dalla fine, di Federico Munerati, che tra tante stelle sigla una doppietta. Firenze racconta il suo calcio estetico con l’idolo delle folle Petrone centravanti uruguayano da Montevideo.

Fiorentina –Juventus (1981-82) 0-0. La lotta scudetto. Mese aprile, anno 1982 quello del triplice campioni del Mondo di Martellini, dove ci fu molto di Juventino e di grandi sprazzi fiorentini incarnati dal piede e dal senso del gioco di Antognoni. La sfida, con la Juventus avanti un punto, venne arbitrata da Casarin e fu pari in tutto: nei duelli individuali e nelle sostanziali inesistenti occasioni da goal. Nel grande calcio anni ’80 si trattava di un nuovo assalto rivoluzionario all’egemonia della Juventus, e controversa fu quella lotta per il titolo che si risolse all’ultimo tuffo con un goal annullato a Graziani a Cagliari e la Juventus alla fine avanti un solo punto, 46 a 45.

Fiorentina – Juventus (1983-84) 3-3. Calcio estetico ed estatico. Una gara bellissima e capace di produrre emozioni, priva com’era di tatticismo e piena, magnificamente piena di classe. La partita dei dieci, i grandi inventori di calcio che tanto mancano oggi, nel football dell’intensità. Platini contro Antognoni. E’ il calcio romanzato che esalta la tecnica, la giocata nell’attimo. La Juventus subito avanti con Bonini è raggiunta da un goal in tuffo di testa del magnifico Giancarlo, ma poi torna in vantaggio e va al riposo 2-1 con una parabola di perfidia ed eleganza francese di “le Roi” Platini. Nel secondo tempo un doppio Bertoni di contropiede sembra regalare la vittoria a Firenze ma la Juventus non molla e pareggia su autorete di Contratto. 

Fiorentina – Juventus (1990-91) 1-0. Undici metri di gloria fiorentina. E’ la gara che spiega compiutamente la simbologia del dieci a Firenze, che racconta al rovescio l’arte controversa di questo numero storico del calcio. E’ la partita del ritorno, con la maglia della Juventus (che prova a chiudere la sua prima Repubblica bonipertiana) di Baggio Roberto a Firenze, dopo 5 anni 94 presenze e 39 immaginifici goal sulle rive dell’Arno. Segna al 41° Fuser con un palo goal che caccia la Juventus al 4° posto.  Nel secondo tempo rigore per la Juventus, Baggio che l’ha procurato, rifiuta di colpire al cuore Firenze, e De Agostini, uno specialista dal sinistro fermo, sbaglia. Poco dopo Maifredi il vate poi epurato lo sostituisce con Alessio, nel rimettersi la tuta e allontanarsi dal campo, il divin codino mentre la partita scorre riceve e raccoglie una sciarpa viola. Nello stringerla tra le mani racconta come solo i grandi artisti sanno fare, con un velo malinconico, la magia estetica di un numero e delle sue mille personalità.

Juventus – Fiorentina (1994-95) 3-2. Epica rimonta scudetto. Il campionato è cominciato da due mesi quando la Fiorentina di Ranieri sale a Torino a giocarsi la partita contro una Juventus con cinque cardini in meno e, per questo, più arrabbiata e convinta che mai. Paulo Sousa dirige il centrocampo senza sapere, che vent’anni dopo esatti, dirigerà dalla panchina, quello della Fiorentina. La gara è bellissima, con la Fiorentina avanti 2-0 grazie a Baiano e Carbone; sembra fatta perché al ’74 il risultato è in mano a Firenze. Ma Torino e soprattutto la Juventus apolide reagiscono, la difesa fiorentina soffre sul gioco aereo e Vialli fa doppietta e 100 goal in Serie A. Sarà Del Piero altro dieci, nella partita dei dieci per antonomasia, d’esterno a chiudere il tempo e aprire la strada allo scudetto juventino nove anni dopo.

Fiorentina – Juventus (1998-99) 1-0. Ai piedi di Batistuta, Re Leone. La Juventus lippiana dei Peruzzi, Zidane, Conte, Montero è in difficoltà piegata dalle polemiche estive di Zeman e dall’infortunio terribile di Del Piero. La Fiorentina vola prima in classifica con cinque punti di vantaggio e il suo re argentino inarrestabile. Trapattoni, si proprio lui, oriundo in terra straniera ha costruito una squadra forte e solida, liberando un altro dieci che pennella calcio: Rui Costa. Vince la Fiorentina con un colpo di testa a volo d’angelo di Bati-gol su cross tagliato di Oliveira. La Juventus abdica dallo scudetto, nona e 10 punti sotto.

Juventus – Fiorentina (1968-69) 0-2. Scudetto Viola, sull’asse De Sisti-Pesaola. Sono gli anni delle rivoluzioni sessantottine e del concerto di Woodstock che provano a rivoluzionare il mondo conservatore. Non ci riusciranno, ma lo farà nel calcio la Fiorentina del Petisso, quella della regia classica e intelligente di De Sisti altro dieci artistico di Firenze e di Chiarugi e Amarildo. Arbitra il fuoriclasse Lo Bello, Concetto da Siracusa. La Juventus è battuta in casa e nulla possono Haller e Anastasi contro una squadra sicura ed erede delle memorie del ’56: 16 vittorie, 13 pareggi e solo 1 sconfitta, e magnificamente imbattuta fuori casa.

Fiorentina – Juventus (1976-77) 1-3. Nemmeno Firenze ferma la Juve dei 51, punti. Ventiquattresima in Serie A, Juventus e Torino in lotta per uno scudetto combattuto punto a punto. La Fiorentina allenata da Carlo Mazzone, ospita al comunale nell’aprile di 39anni fa, la prima Juventus del Trap: Cabrini prima, Benetti poi e Bettega battono nel secondo tempo, il portiere Mattolini. E’ una vittoria che permette di conservare un punto di vantaggio decisivo sul Torino di Gigi Radice.

Fiorentina – Juventus (1974-75) 4-1. Con una vittoria, rinviare lo scudetto juventino. E’ la partita di grandi miti a confronto: Nereo Rocco il paron contro il mito Parola; Zoff contro Antognoni. L’arbitra Agnolin fermo e decisionista. Vince anzi stravince la Fiorentina rinviando i festeggiamenti scudetto della Juventus, e assumendo il ruolo di nemesi al potere costituito della squadra di Boniperti. Zoff mito tra i portieri mondiali compie un autogoal ed è poi Antognoni a segnare la rete, che chiude la gara nel calcio tattico e serrato di quegli anni, per l’estasi viola.

Fiorentina – Juventus (2013-14) 4-2. Rimonta incredibile e nella storia. In 14 minuti la storia si sovverte e inverte i ruoli tra le due squadre. La Juventus che mai si arrende cade frastornata e stordita in una rimonta sublime giocata tutta, sull’emozione. Pepito Rossi, oggi levantino di Spagna ribalta con un dribbling, tre goal e un contropiede una gara già persa e consegna alla memoria del campionato una delle più grandi rimonte di sempre. Tevez e Pogba segnando, i goal del doppio vantaggio avevano “mitragliato” alla Batistuta e Firenze non gradì così quando Joaquin segnò il 3-2 un aspetto tecnico si aprì: la Juventus può essere rimontata e battuta, per ora solo in singole partite però.