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Diego Armando Maradona compie 50 anni, e chiunque sia appassionato (anzi, innamorato) di questo gioco meraviglioso che è il gioco del calcio non può far altro che alzarsi in piedi ed applaudire. Come successe il 13 gennaio 1985 quando all'allora “Comunale” di Firenze si affrontarono Fiorentina e Napoli per la 15° giornata di campionato. Era la Fiorentina di Socrates (già in aperta crisi, reduce da sei pareggi e due sconfitte nelle ultime 8 partite e con Ferruccio Valcareggi in panchina al posto dell'esonerato De Sisti), era il Napoli (appunto) di Maradona ma anche diDaniel Bertoni, che proprio quell'anno era stato ceduto dai viola ai partenopei. Erano giorni freddi, freddissimi, tanto che Firenze era sommersa dalla neve (qualcuno ricorderà la famosa nevicata dell'85') e lo stadio era una lastra di ghiaccio, in campo e sugli spalti. Partita bruttina quella tra Fiorentina e Napoli, un occasione per Massaro nel primo tempo e nulla più. Ma, ad inizio ripresa, successe l'imprevedibile, o per meglio dire dal momento che c'era in campo Maradona...l'ineluttabile. E' il 49', lancio in profondità di Bertoni, Maradona vanamente inseguito da Renzo Contratto scatta sulla sinistra e appena entrato in area, colpisce di interno sinistro a scavalcare Giovanni Galli. Una prodezza, non c'è che dire, con il portiere viola che scivolò sul ghiaccio rappreso del rettangolo verde e guardò malinconicamente il pallone entrare in rete. A quel punto lo sportivissimo pubblico di Firenze ed insospettabilmente anche la curva “Fiesole” si alzò in piedi e si sciolse in un applauso interminabile, privilegio riservato a pochissimi nella storia della curva, nella storia viola. Maradona esulta, si gira e ringrazia, forse sorpreso (anche lui) da tanta signorilità. Sarà il gol decisivo, l'ennesimo risultato negativo di una squadra dilaniata dalle polemiche (una per tutte, l'antipatia endemica tra Pecci e Socrates) che terminerà il campionato con un anonimo 9° posto. Quel giorno però la Fiorentina ed i suoi problemi lasciarono il posto al più grande fuoriclasse del calcio mondiale, che non era ancora la “mano de Dios”, ma era già Diego Armando Maradona... il “Pibe de Oro”.