1047
Siamo stati tra i pochi - pochissimi - che hanno rivendicato il diritto di Donnarumma di lasciare il Milan per andare al Paris Saint-Germain. Che lo abbia fatto per soldi, per ambizione o per qualsiasi altro motivo, un professionista di altissimo livello come Gigio deve poter scegliere il suo futuro, a patto che rispetti i contratti firmati. Lui lo ha fatto, salutando il club rossonero con una qualificazione in Champions sulla quale c’è molto di suo.

Allo stesso modo, rivendichiamo il diritto dei tifosi del Milan di fischiarlo. Una manifestazione di dissenso assolutamente civile, tanto che popola anche i teatri: se è un evento che si verifica alla Scala, e di cui nessuno si vergogna (anzi è un giudizio di cui si tiene conto, indica lo scarso gradimento, la stroncatura del pubblico), perché indignarsi se lo stesso succede a San Siro, la Scala del calcio? Solo perché chi fischia allo stadio non è in giacca e cravatta?

Dicono: Donnarumma giocava per la Nazionale. Vero, ma questo non deve automaticamente farlo diventare gradito ai tifosi del Milan. Come lui ha il diritto di firmare per il Psg, i sostenitori rossoneri hanno quello di ritenerlo un ingrato, un traditore, un irriconoscente. I tifosi vivono di sentimenti, è la passione a far girare il motore del calcio, e i sentimenti non sono razionali, non sempre almeno. Di sicuro non vanno, né possono andare, a comando: giochi in Nazionale, allora ti vogliamo bene; giochi nel Psg, non te ne vogliamo più.
Chi ragiona così, chi pensa che quei fischi siano stati addirittura vergognosi, non ha coscienza o rispetto del sentimento dei tifosi. Se poi c’è chi, anche tra i milanisti, durante Italia-Spagna ha applaudito Donnarumma perché si sentiva di farlo, ne aveva a sua volta il diritto: non per questo potrà essere considerato un tifoso meno vero, appassionato e fedele ai colori rossoneri. Semplicemente, il cuore lo ha portato ad avere un atteggiamento opposto.

Le manifestazioni che nel calcio sono da evitare, e che condanneremo sempre, sono altre: gli insulti, ovviamente, e tanto più le violenze. I fischi, quelli no: alla Scala come alla Scala del calcio, chiunque deve essere libero di esprimere i propri sentimenti.