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Questo Milan è primo in tutto! Con la vittoria di Cagliari nel nome e nel segno di Zlatan Ibrahimovic, i rossoneri si avvicinano sempre di più al titolo di campioni d'inverno. A Cagliari la squadra di Pioli completa idealmente un percorso di metamorfosi o, se preferite, resurrezione, cominciato proprio in Sardegna giusto un anno fa con la prima da titolare dell’Ibra-bis. E il primo gol dello svedese. All’epoca sembrava la classica malinconica operazione amarcord dai costi elevatissimi e dagli esiti incerti. Era oggettivamente difficile pronosticare, a un anno di distanza, un primato assoluto in classifica, un gioco cosi scintillante, un’esplosione di cosi tanti giovani e un’incredibile ritrovata coesione nello spogliatoio e in società. Che il grande artefice, trascinatore, demiurgo o chiamatelo come volete sia stato Zlatan Ibrahimovic è chiaro a tutti. Ma per ribadire il concetto lo svedese ha voluto tirar fuori l’ennesima prestazione maiuscola proprio al rientro dopo quasi due mesi. Si procura e trasforma il rigore dell’1 a 0, segna lo splendido raddoppio, svetta di testa su tutti i corner avversari, tiene palla e incassa falli per tutta la partita, corre, contrasta e salta fino al 95esimo con la squadra in inferiorità numerica. 

Una prestazione gigantesca per un campione nel fiore dell’età, figurarsi per uno reduce da un lungo stop che va per i 40. La grandezza e l’importanza di Ibra per questo Milan vanno oltre i freddi numeri, ma anche quelli lasciano a bocca aperta. Con la doppietta di Cagliari Ibra tocca quota 12 gol, gli stessi di Immobile e Lukaku, ma giocando metà delle partite del laziale e meno di metà delle partite dell’interista. Nella classifica cannonieri è secondo solo a Ronaldo, che però ha giocato 6 partite in più, trasformando un rigore in più. 
Ma i numeri di Ibra non sono gli unici che sorprendono. Nella ritrovata cattiveria agonistica della squadra vediamo bene lo spirito guerriero dello svedese, che sarà ancor più esaltato da Mandzukic. Per questo motivo consideriamo i 47 cartellini subiti un aspetto positivo: testimoniano la voglia di lottare e contrastano chiaramente la tesi per cui il Milan godrebbe dei favori della classe arbitrale. Illazione priva di qualsiasi logica di politica sportiva, che concede ai detrattori la possibilità di essere perorata solo grazie al primato della classifica dei rigori, 12 assegnati al Milan in questa stagione. Peraltro tutti netti, compreso quello guadagnato da Ibra a Cagliari. L’unico errore che si può imputare ad Abisso è la mancata concessione del penalty anche per il fallo di Diaz su Sottil, ma l’arbitro palermitano ha chiaramente dimostrato di non voler favorire il Milan quando ha, giustamente, espulso Saelemakers per doppia ingenuità nel giro di pochi minuti e quando ha, ingiustamente, ammonito il diffidato Romagnoli che salterà l’Atalanta. 

Se il Milan quest’anno è stato, finora, fortunato con l’assegnazione dei rigori, non si può dire che la cosa sia valsa per i pali. Infatti Ibra e compagni sono primi anche nella speciale classifica dei legni colpiti, ben 14, compreso quello dello straordinario Calabria in Sardegna. Con questi numeri il Milan può davvero continuare a sognare lo scudetto, quello scudetto di cui Ibra parlava lo scorso 10 luglio e che tutti prendevano per pazzo. I primi a crederci e a mandare un messaggio chiaro sono stati proprio i dirigenti che si occupano dell’area sportiva durante questo mercato di gennaio. Al Milan spetta infatti anche il primato del maggior numero di movimenti invernali nel calciomercato della Serie A. Nessun altro club si è mosso come e quanto il Milan. Sintomo del fatto che, seppur operando in grandi ristrettezze economiche, la società rossonera voglia far di tutto per continuare il sogno. In questo modo sono da leggere i rinforzi di Meitè, Mandzukic e Tomori. Un mercato mirato e importante che, a proposito di scudetto, mi ricorda tanto quello che è stato fatto nel gennaio 2011, quando arrivarono Van Bommel e Cassano, o quello che sarebbe potuto essere l’anno dopo, quello dello sfumato scambio Pato-Tevez. Sembra quasi di riavvolgere il nastro e ritornare a quell’epoca. Marione Mandzukic ricorda  proprio la “faccia cattiva” di Carlitos Tevez che, con Ibra avrebbe formato una coppia devastante. La stessa che formerà con il croato, forse già dal derby di Coppa Italia.