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Ibrahimovic dà, Ibrahimovic toglie. Ieri notte, per esempio, ha segnato un gran gol che ha portato in vantaggio il Milan nel derby di Coppa Italia a San Siro, ma poi si è fatto espellere (secondo giallo) lasciando la sua squadra in dieci e condannandola prima alla rimonta dell’Inter (1-1) e poi al sorpasso (2-1) che ha regalato ai nerazzurri la semifinale contro la vincente di Juventus-Spal.

Quello di Ibrahimovic non è stato un rosso qualsiasi, ma causato da una rissa tra lui e Lukaku, un’indegna sceneggiata con un testa contro testa, seguito da insulti, parolacce, minacce di rivedersi all’uscita dal campo. I due sono stati entrambi ammoniti (Lukaku salterà la semifinale di andata), ma le provocazioni di Ibrahimovic sono sembrate eccessive e reiterate. Il tutto con l’atteggiamento dell’impunito che, alla fine, gira alla larga dall’avversario. Lukaku avrebbe voluto fare a botte, Ibrahimovic faceva capire che lui ci sarebbe stato, mentre i compagni, soprattutto dell’interista, si prodigavano a trattenere o ad allontanare il belga da altri possibili contatti.

Tutto questo si è verificato nel finale del primo tempo ed è proseguito dopo il fischio dell’arbitro Valeri che si è limitato ad ammonire entrambi. Difficile dire che avesse ragione o torto - nel dubbio avrei espulso entrambi perché è stata una scena indegna -, ma non c’è dubbio che l’istigazione sia partita da Ibrahimovic. Il calciatore, per fortuna, non è cambiato. Ma, purtroppo, neppure l’uomo. I suoi atteggiamenti da bullo ormai fuori età forse piacciono ai giornalisti compiacenti, ma alla lunga danneggiano i rapporti con i compagni (inaccettabile che dopo la sconfitta con l’Atalanta li abbia attaccati dicendo di essersi sentito “solo”) e potrebbero intaccare anche quelli con Stefano Pioli che è un galantuomo paziente e disponibile a capire come va il mondo, ma con  il quale non va tirata troppo la corda.

In questo discorso non vanno dimenticati neppure i dirigenti, quindi la società. Forse un provvedimento pubblico (per esempio una multa salata) non è nello stile di Paolo Maldini e di Ivan Gazidis, tuttavia un rimprovero severo ed aspro farebbe bene anche ad Ibrahimovic. Che, ovviamente, non è un dio (anche se si crede tale), ma un dipendente pagato per far bene il proprio lavoro (e su questo ci siamo) e per tenere comportamenti vantaggiosi (e non dannosi) per il club e la propria squadra.

La sua seconda ammonizione, per un fallo a metacampo su Kolarov, non è in discussione, è una situazione di gioco. In discussione è tutto il resto: dalla maleducazione plateale allo scarso, per non dire nullo, rispetto dell’avversario, in questo caso Lukaku. Che, alla fine, il riscatto (e la ragione) se l’è presa sul campo sia segnando il gol del pareggio, seppur su rigore, sia vincendo la partita. Il Milan, per colpa di Ibra, va a casa. L’Inter, anche per merito di Lukaku, va avanti. La morale è che nello sport vince chi merita.

L’Inter ha meritato. Sia perché ha avuto pazienza (ha pareggiato solo al 70’), sia perché Conte, avvantaggiato dalla superiorità numerica, ha modificato il sistema di gioco (dal 3-5-2 al 3-4-1-2) e azzeccato ogni cambio. Compreso quello di Eriksen per Brozovic con il danese schierato regista basso a far viaggiare la palla con la solita flemma, ma anche con una discreta velocità. Il capolavoro, però, è stato il gol al 95’ (sono stati concessi dieci minuti di recupero per la sostituzione dell’arbitro Valeri, stirato, con il quarto uomo Chiffi) arrivato da una splendida punizione (fallo del pessimo Meité su Lautaro Martinez), spedita direttamente all’incrocio dopo aver superato la barriera.

I più esigenti sottolineeranno come l’Inter abbia vinto sfruttando due calci da fermo: il rigore di Lukaku (fallo di Leao su Barella visto dal Var) e la punizione di Eriksen. Però non bisogna dimenticare che l’Inter - tra la fine del primo tempo e l’intera ripresa - ha avuto almeno cinque colossali occasioni da gol. Quattro (Lukaku due volte, Sanchez e Lautaro) sventate da Tatarusanu, una poco felice nella mira (Perisic).

Il Milan non ha fatto male, soprattutto all’inizio. Leao e Brahim Diaz, quest’ultimo su sponda di Ibrahimovic, hanno mancato di poco il bersaglio. Probabilmente se fosse rimasta in undici, la squadra di Pioli avrebbe potuto colpire in ripartenza, soprattutto con Leao e Saelemaekers, invece l’espulsione di Ibra ha complicato tutto. Pioli, già costretto a far esordire Tomori (ottimo) per il solito infortunio a Kjaer (18’), ha tolto Diaz per inserire Rebic (inconsistente), ordinando alla squadra di schierarsi con il 4-4-1. In questo sistema di gioco, Leao avrebbe dovuto agire largo a sinistra e, nel contempo, anche ripiegare. Purtroppo per lui e per il Milan, nel tentativo di non farsi superare da Barella, lo ha steso in area, provocando il rigore del pareggio.

Quando Pioli lo ha sostituito, inserendo Krunic, il danno era stato fatto.

Ho detto dei cambi di Conte. Prima di Eriksen (a proposito, sarà ancora sul mercato?), erano entrati Hakimi per Darmian e Lautaro Martinez per Perisic. Dopo, sempre per cercare di vincere la partita, Young per Kolarov che, dall’espulsione di Ibrahimovic in avanti, ha agito da esterno di centrocampo.
Non è stata una partita straordinaria, ma era un derby. E in quelli conta chi vince.​

IL TABELLINO

Inter-Milan 2-1

Marcatori: 31’ Ibrahimovic (rig), 26’ s.t. Lukaku (rig), 51’ s.t. Eriksen

Assist:

Inter: Handanovic; Skriniar, de Vrij, Kolarov (dal 47’ s.t. Young); Darmian (dal 1’ s.t. Hakimi), Barella, Brozovic (dal 43’ s.t. Eriksen), Vidal, Perisic (dal 22’ s.t. Lautaro); Lukaku, Sanchez.

Milan: Tatarusanu; Dalot, Kjaer, Romagnoli, Hernandez; Mette, Kessie; Saelemaekers (dal 40’ s.t. Castillejo), Diaz (dal 15’ s.t. Rebic), Leao (dal 40’ s.t. Krunic); Ibrahimovic

Ammoniti: Kjaer (M), Ibrahimovic (M), Lukaku (I), Brozovic (I), Rebic (M), Hakimi (I)

Espulsi: Ibrahimovic (M)

Arbitro: Paolo Valeri (della Sezione di Roma 2)