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Zlatan Ibrahimovic chiama, l'Italia risponde? L'attaccante svedese, in scadenza di contratto a dicembre con i Los Angeles Galaxy, ha dichiarato in un'intervista alla Gazzetta dello Sport: "Ho 38 anni e l'entusiasmo di un ragazzino, con la stessa voglia di vincere. E questo, per me, è tutto. Non penso ancora al mio futuro, valuterò con calma insieme alla mia famiglia. Per continuare, come dico io, devo trovare un qualcosa di particolare, che possa tener vivo il fuoco che ho dentro: qui o altrove".  

SERIE A - "L'Italia è la mia seconda casa. Ascolterò tutto, ma voglio lottare per il massimo: se tornassi vorrei puntare allo scudetto, non cerco chi mi dà fiducia solo perché sono Ibrahimovic. Non sono un animale da zoo che la gente va a vedere: posso ancora fare la differenza". 

SINISA - "Mihajlovic è un amico, se scegliessi Bologna sarebbe solo per lui. Ci siamo sentiti. Vuole sapere cosa mi ha detto? 'Zlatan, qui gli altri correrebbero per te. Tu stai davanti e buttala dentro'. Lo ringrazio, ma credo sia difficile che possa accadere: se cambio idea, lo chiamo subito. Anche perché, in A, anche oggi sarei in grado di realizzare una ventina di gol". 

NAPOLI - "Ho apprezzato l’ultimo documentario dedicato a Maradona, nessuno è come lui. Ecco, vedendo l’amore di quella città mi verrebbe quasi la voglia di provare un'esperienza al Napoli: sarebbe fantastico replicare ciò che fece Diego. Non sto dicendo che andrò là, la decisione finale dipenderà da vari aspetti, ma quella è una piazza che crea entusiasmo: con me il San Paolo sarebbe pieno ogni domenica. E poi c’è Ancelotti, un grande". 

INTER - "Conte non lo conosco personalmente, ma tutti dicono dia il 500% ogni giorno. In questo siamo uguali, ci saremmo trovati bene insieme: entrambi crediamo nel sacrificio, l’unica strada per il successo. L'Inter ha fatto un super colpo. La Juve rimane la favorita, i nerazzurri sono in crescita. Al Napoli serve qualcosa di più, le altre sono indietro. Le big stanno investendo e io non cambio idea: la Serie A, soprattutto per una punta, resta il campionato di riferimento, il più difficile". 

MILAN - "Un disastro: tante parole, pochi fatti. Questo non è il club del quale tutti si sono innamorati, in Italia e nel mondo. Forse oggi c’è gente sbagliata che dovrebbe stare da altre parti. Maldini non basta? Non ho il materiale per parlare del dirigente, mentre il calciatore è uno dei miei preferiti. Il suo è un compito complicato e delicato: far bene con risorse limitate è un'impresa". 

FUTURO - "Escludo di chiudere al Malmo. Ritirarmi? Vediamo. Dopo aver smesso ricoprirò un ruolo importante, voglio avere responsabilità e potere decisionale. Potrei anche diventare un allenatore, ma lo stress è parecchio: in una sola stagione invecchi dieci anni. E poi, in caso di necessità, sarebbe vietato entrare in campo e fare la differenza... Ho ancora un paio di mesi per decidere, l'importante è stare bene. A 30 anni iniziai a lavorare in modo maniacale sul corpo per mantenermi. Attenzione: sottolineo 'mantenermi', non ho detto 'diventare più forte'. Questo è impossibile, più di così! Ibrahimovic è questo e non ce ne sarà mai un altro".