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Non sono bastati 40 minuti di Ibra per ridare al Milan le certezze di un tempo, ma lo svedese ha già fatto capire a tutti come può cambiare la squadra e come possono cambiare le partite con lui. Il Milan del primo tempo contro la Sampdoria era ancora visibilmente scosso dopo la cinquina incassata a Bergamo prima della sosta natalizia. Per smaltire i postumi serve tanto lavoro e qualche risultato positivo. Sicuramente non può aiutare un Piatek in queste condizioni, semplicemente inesistente nel primo tempo. Probabilmente l’arrivo di Ibra ha inferto un ulteriore duro colpo all’autostima del polacco e a questo punto la soluzione migliore per lui non può che essere una cessione temporanea fino a fine stagione. Giusto per non gettare definitivamente alle ortiche la grande impressione lasciata nella scorsa stagione.

Tornando al Milan del primo tempo le occasioni sono state pochissime, anzi con il passare dei minuti era la Sampdoria a rendersi sempre più pericolosa ed è servito il solito Donnarumma a salvare più volte il risultato. La sostituzione di Piatek con Ibra faceva parte di un copione ampiamente scritto in cui Pioli non dà l’impressione di recitare una parte da attore principale e tutto fa pensare che vada avanti così fino a fine stagione. Ibra decide quando e come giocare. Non a caso insieme a lui entra Leao, già designato come partner d’attacco ideale dallo svedese. A completare il tridente Suso, per il quale Ibra ha grande stima. Al momento quello con Leao e Suso è il tridente ideale per Ibrahimovic. I fatti gli danno ragione e la partita cambia decisamente.

Ibra è ovviamente più statico rispetto a quando fu ceduto nel 2012, ma la sola sua presenza obbliga almeno due difensori della Sampdoria a stringersi attorno a lui. Ne consegue il fatto che tutta la squadra di Ranieri sia obbligata a stare più raccolta e creare meno pericoli alla porta rossonera. Ibra è una minaccia costante anche se, come si è affrettato subito a chiarire Pioli per evitare preventivamente le ire dello svedese, dovrà essere più “cercato” dai compagni di squadra. La partita si trasforma presto in un monologo rossonero con tanti palloni buttati dentro l’area.

A differenza di prima, tra spizzate, sgomitate, assist e colpi di testa, con Ibra succede sempre qualcosa. Di occasioni pulite se ne vedono poche, ma la palla è quasi sempre in area blucerchiata e questo alla lunga porterà qualche gol in più. Gol che non arriva nella prima partita del 2020 e non arriva nel debutto di Ibra. Esattamente come accadde in occasione del suo primo debutto rossonero a Cesena nel 2010. Speriamo che sia di buon auspicio. Per il momento accontentiamoci di quel boato da pelle d’oca che ha salutato il ritorno di Zlatan a S. Siro.