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Toto-allenatore.
Nè Capello, nè un emergente: la Juve studia la terza via.
Fiducia a Del Neri, ma solo fino a giugno. Poi potrebbero arrivare Deschamps o Spalletti.

Se la foto dell'allenatore bianconero resta quella di Gigi Del Neri, almeno fino a giugno, e con buone ragioni, già si sta tracciando l'identikit di chi potrebbe essere il prossimo: nomi certi no, ancor meno autografi pronti. La Juve continua infatti a ripetere che per l'estate nessuna decisione è stata presa e l'accordo con Gigi mica stracciato. Da uomo di calcio, e di mondo, il riassunto perfetto l'ha però fatto l'attuale tecnico: "Ho un contratto anche per la prossima stagione, ma del futuro non c'è certezza".

Una volatona finale con qualificazione alla Champions ne avrebbe favorito la conferma, ma a nove giri dalla fine, l'Europa che conta è in altre mani e per lo sprint bisognerà cominciare a vincere qualche partita. Per questo, il club ragiona all'alternativa: da sempre le scelte si fanno tra marzo e aprile, che s'arrivi a giugno senza aver pronto un piano B non ci crede nessuno. E se così fosse, sarebbe altamente rischioso.

Candidati ne sono frullati molti, e altri ne spunteranno, ma alla fine il menù si riduce a due tipologie di allenatori: il nome da spot e, si presume, grande tecnico, oppure un cognome meno impegnativo, e dunque pure meno oneroso, nello stipendio per sé e per i quattrini richiesti per assemblare la squadra. Per dire, della prima categoria fa parte Fabio Capello, o José Mourinho, invocato negli ultimi giorni via satellite. Un uomo globale garantirebbe sicuramente personalità e spalle robuste, soprattutto per reggere a pressioni e critiche, ma con una controindicazione: solitamente, i big della panchina, fanno la spesa da Tiffany. Shopping costoso, insomma, forse troppo, anche se la Juve qualche spesa nel prossimo futuro dovrà farla. A investire su allenatori anche bravi, ma meno extraterrestri, si rischierebbe il destino delle ultime stagioni: alla prima grave crisi, s'è sbriciolato tutto, o quasi.

Ci sarebbe una terza tipologia di candidati, forse, in grado di fondere prestigio accumulato negli anni e pretese compatibili con il bilancio non illimitato. Il favorito, ma tremendamente complicato da prendere, è Luciano Spalletti, l'outsider, Didier Deschamps. Ai bianconeri, Spalletti piace da anni, e pure l'ad bianconero Beppe Marotta ci fece qualche chiacchierata, giustificata da antica conoscenza, ma fermandosi davanti a un contratto complicato e ben retribuito: quattro milioni a stagione dallo Zenit San Pietroburgo, fino a dicembre 2012. Dopo aver vinto in Russia, però, sembra che il tecnico torni volentieri in Italia, tanto da accettare una riduzione di ingaggio, sui tre milioni a stagione. Ma liberarlo, con il campionato russo appena avviato, pare vicino all'impresa. Decisamente più semplice assumere Deschamps. Dalla Francia dicono che Didier vorrebbe rimettere piede in Italia e che, di certo, lascerà l'Olympique Marsiglia a fine stagione: avrebbe ancora contratto, ma il rapporto s'è incrinato da tempo e lui s'è stufato. In fondo, ha portato a termine la missione alla grande, vincendo lo scudetto l'anno scorso, dopo quasi vent'anni dallo scandalo che azzerò l'Om.

"Tornerei alla Juve - confessò l'anno scorso a Sky - anche se mi sembra molto difficile, perché i dirigenti sono gli stessi che c'erano quando me ne andai". Ora sono cambiati. "Sto bene a Marsiglia, ma per me la Juve è sempre la Juve". E stavolta non ripeterebbe lo stesso errore: "Non fu una decisione semplice quella di andarmene, ero molto stanco e mi mancò la lucidità. Fui anche consigliato male". Chissà se da Jeannot Werth, l'agente che all'epoca gli era al fianco e che proprio non legò con la dirigenza bianconera. Da un paio d'anni, invece, Didier si consiglia con Jean-Pierre Bernès: al quale la Juve sembra piacere.