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  • Ieri difensore e oggi agente, Marraffa a CM: 'Caos procuratori, lettere false e soldi alle famiglie. Vi racconto tutto'

    Ieri difensore e oggi agente, Marraffa a CM: 'Caos procuratori, lettere false e soldi alle famiglie. Vi racconto tutto'

    • Francesco Guerrieri
    Gianluigi Marraffa racconta la sua storia - e non solo - senza peli sulla lingua. Ieri giocatore e oggi procuratore, ha vissuto il calcio da due punti di vista e in entrambi i ruoli ha visto (e sta vedendo) in prima persona alcune situazioni e retroscena nascosti dietro al mercato, come vi abbiamo raccontato qualche settimana fa con il 'caso Scamacca' (QUI la ricostruzione).

    CHI E' - Marraffa ha fatto tutta la trafila nelle giovanili della Sampdoria a metà degli Anni '90, fino all'arrivo in prima squadra con Cagni e poi con Bellotto nella stagione 2001/02. Ex difensore centrale, nel momento migliore della sua carriera il crociato ha fatto crac per la seconda volta: da lì in poi Marraffa ha iniziato a scendere di categoria fino alla Promozione e il ritiro dal campo. Il calcio però gli ha regalato una seconda vita da procuratore, un lavoro iniziato quattro anni fa insieme all'ex compagno di squadra Davide Stuto col quale ha fondato la Best Soccer Management Srls.

    Che idea si è fatto degli agenti che cercano di prendere giocatori di altri colleghi?
    "Se fatto in maniera soft è una cosa che c'è sempre stata, il problema è quando allenatori o compagni di squadra fanno pressioni sui giocatori invogliandoli a cambiare agenzia con false promesse. La concorrenza leale è giusto che ci sia, ma la differenza la fa la modalità con la quale si provano a convincere i calciatori. Noi, per esempio, lo facciamo sempre senza mancare di rispetto a nessuno e lavorando in modo corretto".

    Sembrano essere meccanismi che si ripetono nel tempo.
    "E' proprio così, mi stupisce chi si sorprende ancora se un giocatore passa da un'agenzia all'altra. Inoltre, rimango sorpreso quando sento dire che alcuni agenti hanno preso giocatori che non erano di nessuno; è impossibile, tutti hanno un procuratore che si occupa dei loro interessi. Poi, come detto, c'è modo e modo di farlo".

    E i giocatori quanta responsabilità hanno in tutto questo?
    "Molta, la colpa principale è la loro. Nessuno punta loro una pistola alla testa per cambiare agente, sono persone adulte e rispondono alle proprie azioni. Il giocatore è libero di decidere, se non è d'accordo con alcune linee guida basta dirlo e il suo procuratore si muove di conseguenza".

    Da giocatore le è capitato di cambiare procuratore?
    "Sì, ma massimo due o tre; non venti agenti come succede oggi. Se un giocatore non trova spazio sembra che la colpa sia sempre del suo procuratore. Ma in campo ci vanno loro, mica noi. E anche l'agente più bravo non può fare nulla se un calciatore gioca male".

    Le è mai capitato di ricevere proposte da altri procuratori?
    "Quando ho iniziato a giocare ero assistito dall'avvocato Rispoli, uno dei migliori in quel momento: nella sua scuderia aveva giocatori come Pagliuca, Chiesa, Lombardo... ha anche fatto il trasferimento di Seedorf al Real Madrid. E' capitato però che si avvicinassero altri agenti provando a farmi passare dalla loro parte, ma io in quel momento non sentivo il bisogno di spostarmi e così decisi di rimanere con Rispoli. Ma forse sono cambiati i tempi...".

    In che senso?
    "Nel senso che quando si è troppo giovani la differenza la fanno anche le famiglie. Quando io ero nel settore giovanile della Sampdoria penso che la mia famiglia abbia chiamato una sola volta Rispoli, altrimenti era sempre lui a cercarli. Oggi, invece, i genitori dei ragazzi ci chiamano spesso per chiederci se ci siamo, cosa facciamo, dove siamo...".

    E voi?
    "Noi ci siamo sempre. Perché penso che se in questo mondo si sta facendo la gavetta come noi, è normale che si cerchi di curare un ragazzo a 360°, in tutto e per tutto. Se invece un giocatore decide di andare con un procuratore top, che magari ha anche tanti campioni nella sua scuderia, il ragazzo non può lamentarsi se poi non viene seguito assiduamente".

    Ma quando lei ha deciso di cambiare procuratore come gliel'ha detto a Rispoli?
    "Ci siamo organizzati per incontrarci e in tutta sincerità gli ho spiegato che preferivo cambiare agenzia, informandolo molto tranquillamente in modo leale. Come penso sia giusto che si debba fare anche oggi".

    Le è successo di perdere giocatori perché hanno preferito altre agenzie?
    "Sì, ci è successo anche a noi. Abbiamo preso ragazzi giovani portandoli nei professionisti, poi sul più bello, senza motivi particolari, ci hanno comunicato che sarebbero passati con altri agenti perché magari offrivano soldi. Io però questo non lo discuto, perché chi ha necessità di denaro è libero di fare come vuole, ci mancherebbe; io critico chi vende fumo, e i giocatori e le famiglie si fanno convincere. Ma ci è successo anche altro".

    Ce lo racconti.
    "Stavamo lavorando al rinnovo di un nostro assistito che si era affidato a noi da tre anni, con lui avevamo un ottimo rapporto e avevamo trovato l'accordo col club per il prolungamento. Avevamo talmente tanta fiducia che ci siamo stretti la mano senza la fretta di firmare, ma il giocatore è passato con un altro procuratore firmando il rinnovo sul quale noi avevamo lavorato quando era già con l'altra agenzia".

    E come vi ha comunicato la sua decisione?
    "Mica ce l'ha detto lui... Ci ha chiamato il padre al telefono per dirci che aveva cambiato agente. Quando fino al giorno prima eravamo tutti insieme a discutere del nuovo contratto. Ma succede anche di peggio, a volte capita che vengano fatte false lettere d'interesse a nome di alcune società per invogliare i giocatori a cambiare agente".

    Quale può essere secondo lei la soluzione per risolvere questi problemi?
    "Quella di vincolare giocatori e procuratori con contratti più lunghi di due anni che finora è il massimo consentito, e mettere penali più alte se un giocatore dovesse decidere di cambiare agenzia. Inoltre credo che devono essere i giocatori a cambiare la loro posizione".

    Cioè?
    "Spesso si pensa che i procuratori pensano solo ai propri interessi, ma il più delle volte sono i giocatori a mettersi nelle condizioni di essere 'oggetti' affidandosi al primo che trova la squadra del livello che desiderano. Tutto lecito, però poi allora non devono fare marcia indietro e andare a cercare il loro ex agente se le cose vanno male. Se ci si affida a una persona, per me, bisogna farlo perché interessati a iniziare un certo tipo di rapporto. Per fortuna però c'è ancora qualche giocatore rimasto leale".

    Per esempio?
    "Alphonso Davies. Quando giocava al Vancouver Whitecaps noi avevamo il mandato della società per trattarlo in Italia, l'abbiamo proposto al Torino ma non convinceva. In quell'occasione abbiamo parlato anche con il suo agente, scoprendo che è un avvocato di una società di energia elettrica amico della famiglia di Alphonso. Segue tutta la parte legale del giocatore da quando era in MLS, il trasferimento al Bayern Monaco l'ha curato lui e ancora oggi è sempre lui a gestire i suoi interessi".

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