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Come temuto, la prima sconfitta della stagione (0-2) arriva con il Barcellona e in Champions League, mette definitivamente a nudo i limiti della Juventus e dell’allenatore che non ha, apre la crisi tecnica di una società presuntuosa e arrogante. Andrea Agnelli aveva licenziato Maurizio Sarri, comunque fresco di scudetto, dopo l’eliminazione negli ottavi con il Lione. Mi piacerebbe domandargli cosa pensa adesso della sua scelta di affidare la squadra a Pirlo - uno che non ha mai allenato e, se continua così, difficilmente allenerà ancora - al culmine di un ruolino di marcia che, a fine ottobre, recita un triste rosario: una vittoria e tre pareggi in campionato, una vittoria e una sconfitta in Champions.

La sintesi è presto fatta: non solo la Juve non vincerà lo scudetto, ma come ho detto - e ripeto - faticherà ad arrivare nelle prime quattro in Italia, mentre in Europa è fortunata ad appartenere ad un girone dove ci sono due avversarie talmente scarse (Dinamo Kiev e Ferencvaros) da rendere impossibile una precoce retrocessione nel torneo di scorta (l’Europa League). Si qualificherà da seconda e, come con Sarri, verrà eliminata agli ottavi.

Il Barcellona, ancorché ferito e diviso, ha strameritato di vincere in forza di due reti, un palo e di almeno cinque occasioni fallite per volere entrare in porta con il pallone. Anzi, se non ci fosse stato Szczesny, autore di due strepitose e ravvicinate parate su Dembelé e Griezmann, la punizione sarebbe stata più pesante. Messi ha fatto Messi anche se ha segnato alla fine e solo su calcio di rigore (fallo del “fenomenale” Bernardeschi, appena entrato al posto del disastroso Rabiot), ha sbagliato un gol, ma ha cucito il gioco. Non è vero che ha giocato da prima punta. Ha giocato dove ha voluto e dove c’era la palla, facendosela portar via pochissime volte. Difficile capire come i catalani abbiano potuto perdere il Clasico per mano di un Real che martedì, in Germania, si è salvato per miracolo. Purtroppo una spiegazione c’è: la Juve di Pirlo è un fallimento e farebbe da comprimaria anche nella Liga.

Dice il cronista: ma a Morata sono stati annullati tre gol con il Var e per fuorigioco millimetrici. Vero, ma questo casomai salva la prestazione dello spagnolo e condanna tutti gli altri alla mediocrità, se non all’approssimazione e alla sbadataggine. Dybala è stato velleitario e gravemente carente, i due centrali di centrocampo (Bentancur e Rabiot) un pianto, Chiesa e Kulusevski, invece, hanno bisogno di ritornare precipitosamente sulla terra. Il primo non ha ancora combinato niente (se non il danno dell’espulsione a Crotone), il secondo deve smettere di credersi un fenomeno. E’ bravo, bravissimo quando si gioca in Italia, ma in campo internazionale non esiste ancora e la dimostrazione la si è avuta ieri sera.

Ad una squadra scombinata (anche se il 4-4-2 era almeno logico e lineare) è mancata totalmente l’umiltà e la voglia di combattere. Il Barca avrebbe potuto segnare dopo pochi secondi perché Demiral, in faticoso disimpegno, ha regalato il pallone a Messi e solo Bonucci ha saputo opporsi. Nell’azione successiva, e senza che la Juve uscisse mai dalla propria area, Pjanic ha tirato, Szczesny ha respinto, sulla carambola è stato servito Griezmann che ha colpito il palo. Il gol di Dembelé (14’) è frutto di un tiro innocuo che, deviato da Chiesa, ha assunto una parabola beffarda e si è infilato alle spalle di Szczesny.

Fino alla mezzora la Juve non si è vista perché il possesso palla del Barcellona era totale. Quando poi, si poteva ripartire il giro palla era lento, nessuno si smarcava o attaccava lo spazio, il portatore spesso ripiegava su Bonucci che lanciava lungo. Avvilente. Cuadrado (30’) è riuscito a fare un cross pennellato per Morata la cui girata è andata in gol, ma c’era fuorigioco. E’ stato il primo di tre episodi che, ben lungi dal condizionare gli juventini, ha finito per frustarne l’entusiasmo e azzerarne l’adrenalina.

Eppure il Barcellona era malmesso. Alle assenze note (Ter Stegen, Coutinho, Piquè, Umtiti) si aggiungeva, proprio in difesa, l’infortunio di Araujo, sostituito da Busquets, con l’arretramento di De Jong a centrale. Non è che la Juve non volesse approfittarne e che proprio non poteva. Pirlo ha fatto cambi tardivi (al 75’ e all’82’) peggiorando la situazione. Perché McKennie e non subito Arthur? E perché Bernardeschi che, ammesso sia mai cominciato, è palesemente al capolinea tecnico, motivazionale e agonistico?

Insomma, se a Roma, in campionato, era stato un mezzo disastro con la sconfitta evitata solo grazie a Ronaldo, ieri il disastro è stato completo. Con un sospetto che aleggia sul risultato: a parte l’allenatore, non è che la Juve sia una squadra di sopravvalutati?







IL TABELLINO

Juventus-Barcellona 0-2


Marcatori: p.t. 14' Dembélé (B); s.t. 45' Messi rig. (B).

Assist: p.t. 14' Messi (B).

Juventus (4-2-3-1): Szczesny; Cuadrado, Demiral, Bonucci, Danilo; Bentancur (38' s.t. Arthur), Rabiot (38' s.t. Bernardeschi); Kulusevski (30' s.t. McKennie), Dybala, Chiesa; Morata. A disp. Pinsoglio, Buffon, Ramsey, De Winter, Frabotta, Portanova, Riccio. All. Pirlo.

Barcellona (4-2-3-1): Neto; Sergi Roberto, Araujo (1' s.t. Busquets), Lenglet, Jordi Alba; Pjanic, De Jong; Dembélé (21' s.t. Ansu Fati), Messi, Pedri (46' s.t. Braithwaite); Griezmann (44' s.t. Junior Firpo). A disp. Inaki Pena, Tenas, Dest, Alena, Puig, Trincao. All. Koeman.

Arbitro: Makkelie (Olanda).

V.A.R.: Blom (Olanda).

Espulso: s.t. 40' Demiral (J) per somma di ammonizioni.

Ammoniti: p.t. 48' Kulusevski (J); s.t. 15' Sergi Roberto (B), 29' Cuadrado (J), 34' Rabiot (J).