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L’appoggio era atteso ma tutt’altro che scontato. Il Barcellona sostiene ufficialmente la campagna per il referendum che le forze indipendentiste catalane stanno cercando di promuovere per ottenere il distacco dalla Spagna. La notizia è arrivata ieri mattina, attraverso un comunicato ufficiale pubblicato sul sito del club (QUI IL COMUNICATO).

Quattro righe scarse per dire che il Barça aderisce al “Pacte Nacional per Referèndum”, formula scritta in catalano, e che per questo parteciperà alla mobilitazione per ottenere il passaggio attraverso le urne cui, al momento, le istituzioni centrali spagnole negano legittimità.

In questo passaggio d’epoca, dunque, lo sforzo del catalanismo è quello di vedersi riconoscere il diritto a passare attraverso il voto indipendentista. E la grande difficoltà sta proprio lì, come del resto è sempre in questi casi: il diritto all’autodeterminazione è la parte più ardua di un cammino verso l’indipendenza, perché deve scontrarsi con l’assenza di predisposizione delle autorità politiche centrali a riconoscere un’identità nazionale altra all’interno del proprio territorio. In un contesto storico-politico del genere, l’adesione del Barcellona era attesa.

Storicamente il club blaugrana è uno degli elementi di maggior riconoscimento all’estero per l’identità catalana, forse il più formidabile strumento di propaganda. Ma ciò non portava a dare per scontata una pubblica presa di posizione del club capitanato dal presidente Josep Maria Bartomeu. In fondo, ci sono molti modi per sostenere (e anche in modo robusto) una campagna politica senza esservi coinvolti in modo ufficiale. Inoltre, un precedente di poco tempo addietro aveva segnalato un atteggiamento non esplicito del Barça in materia di indipendentismo.

Come ricorderà qualcuno fra i lettori di Calciomercato.com, a settembre 2015 le elezioni regionali si svolsero in Catalogna dentro un clima che fece di quel voto una sorta di referendum indiretto sull’indipendentismo. Si era infatti creata una situazione politica per cui una vittoria elettorale delle forze catalaniste sarebbe stata interpretata come un messaggio favorevole all’autodeterminazione. In quell’occasione, come raccontammo, la posizione del Barcellona fu piuttosto sfumata (LEGGI QUI).
A titolo personale, molti fra i personaggi più in vista del barcellonismo si pronunciarono in favore della spinta verso l’indipendentismo. Invece i dirigenti del club preferirono non fare entrare l’istituzione Barcellona nell’arena politica. In quella fase era in ballo il tema della partecipazione del Barcellona, così come di tutti i club sportivi catalani, ai campionati nazionali organizzati dalle federazioni sportive spagnole.

Ai vertici del club catalano la prospettiva dell’esclusione dalla Liga pareva poco allettante, e a ciò venivano ricondotti i tentennamenti nell’appoggiare in modo chiaro la causa indipendentista. Ma a quasi due anni di distanza le cose sono cambiate. I rapporti calcistici sull’asse Madrid-Barcellona si sono nettamente inaspriti, e alcune polemiche (specie quelle che hanno visto al centro Gerard Piqué QUI GLI ULTIMI SCREZI) hanno portato la situazione verso un punto di non ritorno. E in questo senso ha grandemente contribuito l’agire di Javier Tebas, il presidente della Liga, un uomo dalle idee politiche di estrema destra (LEGGI QUI) che non ha mai nascosto né il sentimento centralista e anti-catalanista, né la propria fede calcistica madridista.

In questo momento Javier Tebas è l’uomo più potente del calcio spagnolo, e la sua insofferenza verso il barcellonismo è stata testimoniata a più riprese. In condizioni del genere, la prudenza mostrata quasi due anni fa dai dirigenti blaugrana diventa inutile. Tanto vale schierarsi esplicitamente.

@pippoevai