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Il primo turno è andato, con vittime illustri e conferme importanti. Spagna-Germania di domenica può scaraventare i tedeschi fuori dal Mondiale e proiettare Luis Enrique all’altezza di Francia e Brasile, le grandi favorite della vigilia, che hanno fatto ampiamento il proprio dovere nella partita d’esordio. Luis Enrique ha una squadra giovane e brillante, e si era già visto nel “nostro” Europeo, ma è giusto verificarne la forza contro avversari più impegnativi della Costa Rica, calpestata al debutto.

Il Brasile ha masticato calcio per un tempo, poi ha travolto col gioco prima ancora che con i giocatori, un avversario ostico e spinoso come la Serbia (gran difesa e poco attacco, Vlahovic compreso) in cui il Milinkovic bravo è stato quello del Toro, il portiere a un certo punto preso a sassate da Neymar e compagni. Del Milinkovic laziale, nessuna traccia o notizia, come già nel 2018: che sia fantastico giocatore solo per il campionato italiano?

Il gol di Richarlison resterà cartolina indimenticabile di Qatar 2022. L’infortunio di O’Ney è cosa seria in un Mondiale, dove gl’impegni di susseguono e c’è poco tempo per recuperare. Sarà, sarebbe, un’assenza importante, che dai quarti in avanti (gli ottavi dovrebbero essere “facili” per la Selecao) potrebbe pesare per la squadra di Tite. Il Brasile è sempre bello da vedere, però se Alex Sandro – che noi vediamo ogni settimana con la Juventus – fa ancora il titolare, significa che non è una squadra perfetta.
L’Australia è probabilmente meno forte della Serbia, eppure il modo in cui la Francia l’ha rimontata e schiacciata è quello che sanno avere solo le squadre veramente forti. Deschamps è arrivato in Qatar con assenze pesanti, ma ha nel gruppo il giocatore più forte di tutto il Mondiale, Mbappé, che è campione totale, non solo un grande attaccante. La stella che può un’altra volta illuminare tutto il gruppo, come già in Russia, dove fu assolutamente migliore e più importante di Messi, Cristiano e dello stesso Neymar.

L’ultima nazione a vincere il Mondiale per 2 volte di fila è stato il Brasile di Pelé, nel 1958 e nel 1962, 60 anni e 15 edizioni fa. Eppure stavolta la Francia potrebbe riuscirci, anche perché Deschamps, un po’ per scelta e un po’ per necessità, non è caduto nel peccato che spesso ha tradito molti suoi colleghi, quello della riconoscenza, che ha sempre portato a confermare i gruppi vincenti. Dei campioni di Russia 2018, ci sono solo 10 convocati in Qatar, compreso Lucas Hernandez, già a casa, e i 3 portieri, solo perché Maignan si è fatto male. La Francia è forte, completa, nessuno ha le sue riserve: giocassero le “seconde squadre” avrebbe già vinto. Ma può riuscirci anche con la prima.
@GianniVisnadi