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Come sarebbe il calcio europeo se utilizzasse le regole e i metodi degli sport americani? Sarebbe possibile? Proviamo ad ipotizzare per un momento che i campionati e le società del Vecchio Continente sposino il modello americano. I tornei professionistici di NFL, NBA, MLB e NHL nascono con la democratica ambizione di garantire un equilibrio tra le diverse squadre partecipanti. Da quelle parti maggior equità spesso coincide con maggior spettacolo.

Per rendere possibile tutto ciò, le leghe d'oltreoceano hanno ideato il Draft: le peggiori classificate hanno il diritto di scegliere per prime i migliori giovani talenti provenienti dalle università. Lo scopo è quello di rendere i campionati competitivi e grazie al Draft, le squadre sulla carta più deboli si rinforzano maggiormente rispetto a quelle già più attrezzate. In America, ad eccezione di rarissimi casi, tutti gli sportivi professionisti sono passati per il college, il quale offre loro visibilità attraverso i seguitissimi campionati universitari.

Un modello-Draft in Europa porterebbe a numerosi benefici, ancor più nel nostro Paese. Considerando il tasso italiano di accesso all'università dei ragazzi con meno di 25 anni, indicato dall'Ocse al 41% (rispetto al 48% della media europea), l'obbligo d'istruzione post-diploma per i calciatori porterebbe enormi vantaggi al sistema universitario, oltre che ai giocatori stessi. Assisteremmo ad una rivalorizzazione del mondo accademico e soprattutto dello sport all'interno di esso. Sempre più giovani potrebbero convincersi della reale possibilità che lo sport possa non escludere lo studio, e viceversa. Inoltre si creerebbe un fortissimo legame di appartenenza tra lo studente e la propria università. L'esempio americano ben lo dimostra: nello scorso anno la squadra di college football dell'Università del Michigan ha ospitato sui propri spalti 111 mila tifosi di media per partita.
Per abbattere la logica del “chi più spende più vince”, leitmotiv del calcio moderno, gli sport americani hanno inoltre congegnato il salary cap. Le diverse leghe prefissano la somma massima di denaro che una società può spendere per gli ingaggi della propria rosa per ogni stagione. Questa soluzione, seppur in maniera diversa, aiuterebbe a risolvere le problematiche che il fair play finanziario non è riuscito ad arginare.

Questa organizzazione oggi può sembrare un'utopia per il calcio europeo. Pensando alle infrastrutture necessarie, questa impossibilità salta ancor più all'occhio, ma le prossime generazioni dovranno rivolgere lo sguardo oltre l'Atlantico per un brillante futuro dello sport.