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Bisogna essere non più giovanissimi per ricordarsi la Juventus di Platini e Boniek. Era la metà degli anni '80 e da poco la Figc aveva riaperto le 'frontiere', consentendo ai club di serie A l'ingaggio di due stranieri. A quei tempi la ricerca delle società sul mercato estero era accorta e meticolosa: non ci si poteva permettere di ingaggiare l'uomo sbagliato. L'arrivo di uno straniero nel nostro campionato era un evento, soprattutto perché in gran parte dei casi si trattava di campioni già noti, magari già protagonisti nei precedenti Mondiali; ancora si ricordano le folle in piazza per salutare l’arrivo di Maradona al San Paolo e di Zico al 'Friuli'.

Sorpasso. Martedì sera al medesimo San Paolo era di scena il big match di recupero Napoli-Juventus, e di stranieri in campo ce n'erano 13. Evento anomalo? Assolutamente no. Nelle prime dieci partite dell'attuale campionato di serie A la percentuale degli stranieri scesi in campo (51,5%) ha anzi superato quella degli italiani; nell'ultimo turno gli stranieri che hanno calpestato le zolle in serie A sono stati 111 su 211 giocatori complessivi, il che equivale ad un 53 per cento. E' un sorpasso che non si era mai registrato, che inquieta, e che evidenzia in modo netto quanto siano cambiate le politiche di mercato delle diverse società.

Non si tratta solo dell'Inter o del Napoli delle grandi stelle: nerazzurri e partenopei guidano la classifica delle società esterofile, ma oggi tutti i club guardano ai vivai e alle squadre straniere, mossi dalla tentazione di poter comprare a basso prezzo in quelli che potremmo definire i 'discount' del calcio, tra cui il più frequentato continua ad essere quello sudamericano. Per comprenderne il motivo basta mettere a confronto i costi di ingaggio di un giovane argentino rispetto a quelli, sensibilmente più alti, di un giovane italiano cresciuto nel settore giovanile dell'Empoli o dell'Atalanta.

Parlando di vivai calcistici, si potrebbe persino arrivare a dire che vale quanto vale per i prodotti alimentari 'a chilometro zero': la verdura coltivata nei campi vicino a casa nostra costa di più di quella importata dal Cile e comprata sui banchi di un supermercato. E' però ovvio che il mero criterio economico non può essere esaustivo: non è affatto detto che un tornante cileno sia sempre più talentuoso di un tornante che ha mosso i primi passi in una nostra Scuola Calcio. Non tutti coloro che arrivano dall'estero sono Ibrahimovic.

Tutto iniziò con Bosman. Lo snodo decisivo di questo processo risale indubbiamente al dicembre 1995: fu allora che diventò esecutiva la cosiddetta 'sentenza Bosman', in cui si stabiliva che tutti i calciatori professionisti, comunitari ed extracomunitari, potevano liberamente circolare in Europa. Una svolta epocale. Però le cose potevano anche andare diversamente. La messa in minoranza degli autoctoni è infatti una peculiarità della nostra serie A, dato che negli altri grandi campionati europei la presenza di stranieri risulta sensibilmente più bassa.

Da questo punto di vista può essere indicativo un raffronto immediato tra squadre come Inter e Bayern Monaco: se l'Inter assembla nella sua rosa ben 21(!) stranieri, il Bayern si ferma a 10, e nella formazione titolare accanto a Robben e Ribery, schiera spesso giovani come Kroos (21 anni), Badstuber (22 anni) e Thomas Muller (22 anni); e non li schiera uno alla volta, ma tutti insieme.
La globalizzazione calcistica da qualche anno ha cominciato a toccare in modo significativo anche le formazioni Primavera. Effetto della 'seconda generazione' di ragazzi figli di genitori stranieri, ma soprattutto del fatto che le società, anche in ambito giovanile, ormai si muovono sempre di più sui mercati di altri Paesi.

In questa stagione la Primavera della Juventus ha in rosa un notevole numero di ragazzi acquistati in diverse parti del mondo: c'è il portiere rumeno Branescu, ci sono difensori come lo svizzero Untersee, lo svedese di origini nicaraguensi Garcia e l'islandese Magnusson, ci sono il centrocampista brasiliano Appelt e quello ghanese Chisbah, c'è l'attaccante svizzero Simunac. Non scherza neppure l'Inter, che anch'essa ne schiera 7. E fra le rose più 'esterofile' c'è sicuramente quella Fiorentina, che include nove ragazzi di origine non italiana.

(Il Trreno)