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"Spazio ai giovani italiani". Quante volte abbiamo sentito questo slogan inflazionato, soprattutto negli ultimi giorni a causa della polemica legata alla presenza degli oriundi in Nazionale, negli ultimi anni? All'inizio del suo mandato sulla panchina della Nazionale Under 21 il ct Gigi Di Biagio ha chiesto, quasi implorato, che venisse concesso più spazio ai nostri giovani nelle squadre di club per poter affrontare al meglio gli Europei di categoria che si terranno in Repubblica Ceca dal 17 al 30 giugno. Mai nostri tecnici l'avranno ascoltato?

TROPPA SPAGNA - Nel 2013, in Israele, gli azzurrini guidati da Mangia si erano resi protagonisti di una splendida cavalcata verso il titolo interrotta solo in finale dalla Spagna. Confrontando le rose a disposizione dei ct, era subito balzata all'occhio la differenza di esperienza e il tasso tecnico a favore degli spagnoli. De Gea, Montoya, Bartra, Koke, Illaramendi, Thiago Alcantara, Isco, Morata e Rodrigo avevano rifilato un sonoro 4-2 all'Italia, in un match nel quale il risultato finale non era mai stato in discussione. In quell'occasione era pesata la differenza di esperienza ad alti livelli dei nostri uomini: fatta eccezione di Verratti, trasferitosi al Psg nell'estate precedente e già nel giro della Nazionale maggiore, l'intera linea difensiva composta da Bardi, Donati, Caldirola, Bianchetti e Regini militava in Serie B, così come Fausto Rossi, schierato a fianco del regista pescarese. Solo Florenzi, Immobile e Insigne erano riusciti a ritagliarsi un piccolo spazio rispettivamente in Roma, Genoa e Napoli, mentre il povero Borini aveva assistito ai match dei suo compagni al Liverpool seduto sulla panchina di Anfield.

IL VENTO STA CAMBIANDO - Il percorso intrapreso dai ragazzi di Di Biagio non è iniziato nel migliore dei modi, tanto che la qualificazione agli Europei 2015 sembrava un miraggio. La criscita esponenziale del gruppo, però, nell'arco dei due anni è stata palese: la vittoria sulla Slovacchia nei play-off e il pareggio ottenuto contro la favoritissima Germania nel match amichevole di ieri sera ne sono la dimostrazione. Ma quanto è cambiato l'utilizzo dei giovani nostrani nell'ultimo biennio? Analizzando l'undici titolare nel match disputato a Pederbon nel quale il ct Di Biagio ha schierato una formazione sperimentale, è bene ricordarlo, balza subito all'occhio come, ad eccezione di Bianchetti, Battocchio e Trotta (autore di un gol e di un buon match), gli altri otto undicesimi sono regolarmente impegnati in squadre di Serie A. Il tecnico romano potrà presentarsi in Repubblica Ceca con una linea difensiva granitica composta da Zappacosta, Rugani, Romagnoli e Biraghi. A centrocampo l'alternanza di elementi come Sturaro, Baselli, Crisetig, Viviani (che sta facendo le fortune del Latina in Serie B, e che a fine anno potrebbe tornare alla Roma), Cataldi e Benassi garantirà qualità e forza in un torneo concentrato in appena due settimane, mentre la linea avanza potrà contare sul'imprevedibilità di Berardi e Battocchio e i gol di Belotti e Trotta, con la speranza di poter contare sulla classe del fiorentino Bernardeschi. Senza dimenticare il probabile innesto in squadra di Verdi, uomo che, come dimostrato ieri sera, è in grado di alzare vertiginosamente il tasso tecnico del reparto avanzato.

PUO' BASTARE? - Le premesse, a poco meno di tre mesi dall'inizio del torneo, sono più che buone. Gli azzurrini non partono da favoriti, ma hanno dimostrato di poter giocarsela con squadre più attrezzate come Germania, Serbia e Belgio. Qualunque sarà l'esito del torneo il biennio di Di Biagio può essere considerato positivo, sia per la qualificazione ottenuta a dispetto dei pronostici, sia per la crescita del gruppo. Ma tutto questo è sufficiente per poter affermare che la mentalità del calcio italiano sia cambiata? No. La strada per adeguarsi al lavoro svolto nel settori giovanili europei è ancora lunga, lunghissima. Ma è altrettanto innegabile che qualcosa stia cambiando. Che sia l'inizio di un nuvo corso?