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E anche il “Gianca” ci ha lasciato. Il “Gianca”, come lo chiamava Ivanoe Fraizzoli, era Giancarlo Beltrami nato milanista, ma morto interista (foto Gazzetta.it). Sempre in anticipo su tutto e su tutti, con la testa ci aveva già lasciato molto prima di compiere 85 anni, il 28 aprile scorso, precedendo persino l’annuncio ufficiale della sua morte, avvenuta ieri nel silenzio che da troppo tempo circondava lui e i ricordi della sua carriera. Mediano cresciuto nelle giovanili del Milan, aveva debuttato in serie A proprio con la maglia rossonera a San Siro, in una partita contro la Fiorentina quando aveva appena 21 anni. Un grande inizio cui seguì una carriera in provincia con le maglie del Varese, Verona, Bolzano, Cosenza, Livorno e Monza. 



Il meglio però lo ha offerto dietro la scrivania, mostrando le sue grandi doti di conoscitore del calcio, rivelandosi un diplomatico furbo e svelto. E oggi che non c’è più, anche fisicamente, tutti lo ricordano come direttore sportivo dell’Inter, la società per cui ha lavorato durante sedici anni, dal 1977 al 1993, sotto la presidenza di Fraizzoli prima e di Ernesto Pellegrini poi. Nel suo curriculum figurano due scudetti, due coppe Italia, una Supercoppa Italiana e soprattutto la prima coppa Uefa nerazzurra nel 1991, nel derby italiano contro la Roma, con Pellegrini presidente. Ma al di là dei titoli vinti, Beltrami ha conquistato la stima di tutti per la sua straordinaria competenza. Sempre in coppia con Sandro Mazzola, che incominciò con lui la sua seconda carriera dirigenziale nel 1977, viaggiavano con la squadra in tutte le trasferte, ridendo e scherzando con i giornalisti al seguito. “Ecco qua il gatto e la volpe”, diceva Fraizzoli sorridendo e non si è mai capito chi due era il gatto e chi la volpe, anche se il sospetto era che fossero due volpi senza alcun gatto.
Dalla vecchia sede di Foro Bonaparte con Fraizzoli, a quella nuova di Piazza Duse con Pellegrini, Beltrami ha messo a segno tanti colpi. I più importanti furono l’ingaggio di Eugenio Bersellini come allenatore, di Alessandro Altobelli ed Evaristo Beccalossi come giocatori. Sfumarono per poco, invece, quelli di Marco Tardelli e Carlo Ancelotti, che fecero due provini con la maglia dell’Inter a San Siro ma poi furono presi dalla Juventus e dalla Roma. E alla Roma finì anche Falcao, che Beltrami aveva bloccato, perché il senatore romanista Giulio Andreotti si accordò con Fraizzoli.

E poi ci fu il caso Platini. La legenda narra che Beltrami, inviato a St.Etienne, gli avesse dato appuntamento in francese “aprés la gare”, dopo la partita secondo lui. In francese, però, “la gare” è la stazione e così Platini andò inutilmente alla stazione e l’affare sfumò. Vero o no, l’episodio rivela il carattere del milanesissimo Beltrami, che si divertiva a parlare in dialetto anche con chi non lo conosceva. Per questo, oltre che per i successi ai quali ha contribuito con la sua competenza, era simpatico a tutti il “Gianca”. E per questo chi lo ha conosciuto come noi non dimenticherà mai il suo contagioso entusiasmo. Con la certezza che saranno in tanti domani, alle 14.45, a salutarlo per l’ultima volta a Sant’Ambrogio, dove lo aveva già preceduto il suo primo presidente nerazzurro Fraizzoli. Un altro milanesone simpatico come lui, che immaginiamo pronto ad accoglierlo per un’ultima trasferta insieme con una sua tipica espressione: “tel chi el Gianca”.