Che ci si chiamasse Guardiola, Sarri o Di Francesco, nella stagione 2017/2018 andare a giocare in Ucraina contro la Shakhtar del portoghese Paulo Fonseca significava prenderle. E stupirsi ancora una volta per il gioco spettacolare di una squadra come al solito velocissima e infarcita di brasiliani divertenti. Quest’anno è andata un po’ diversamente. Il Pep si è preso le sue belle rivincite durante la fase a gironi di Champions, battendo Zorro prima 0-3 poi addirittura 6-0 all’Etihad, dove di lì a qualche mese lo stesso Sarri ne avrebbe beccate altrettante. Mai tornare a giocare contro Guardiola dopo averlo battuto, meglio non presentarsi neanche.
Lo Shakhtar di Fonseca quest’anno insomma era più debole e a fine corsa, ciononostante è riuscito a portare a casa per la terza volta consecutiva campionato e Coppa d’Ucraina. Nelle competizioni maggiori d’altra parte, uscito dalla Champions, è stato eliminato in Europa League per mano di una signora squadra, l’Eintracht Francoforte, che i tifosi laziali e interisti certamente ricorderanno. Ma più dei risultati recenti è il gioco dello Shakhtar ad aver stregato la Roma, e la metodologia di un altro istrionico rappresentante della scuola portoghese. Non più attratta dalla sobrietà malinconica e aristocratica di Paulo Sousa, la Roma si è buttata nel carnevale di Paulo Fonseca. 
 
SGAMBETTO A SARRI – Per comprendere meglio il gioco brillante del nuovo allenatore giallorosso, siamo andati a ripescare i tre picchi della stagione scorsa, contro Napoli, City e Roma. Era un attacco fortissimo, veloce, ipertecnico e imprevedibile quello composto dai magnifici quattro di allora. Bernard a sinistra, Marlos a destra, Ferreyra prima punta e Taison sulla trequarti. La freschezza del 4-2-3-1 di Fonseca dipendeva fondamentalmente dalle loro combinazioni nello stretto o a campo aperto. Ecco l’azione dell’uno a zero contro il Napoli di Sarri. Si noti la vicinanza dei quattro giocatori offensivi, stretti e tra le linee.   



Srna il terzino (c’era ancora Srna..) in questa occasione servì in diagonale Ferreyra che, sul taglio/velo di Marlos, girò immediatamente il pallone a Taison con un prezioso colpo di tacco. Il brasiliano, vinto un rimpallo, calciò in rete il gol del vantaggio.   
 


SGAMBETTO A GUARDIOLA – Nello stesso girone lo Shakhtar incontrò anche il City di Guardiola, lo abbiamo detto. Bernard, l’unico giocatore d’attacco non coinvolto nella splendida azione riportata sopra, diventa ora il protagonista di una prodezza micidiale. Sfruttando la sovrapposizione del connazionale Ismaily, che lo libera momentaneamente dalla marcatura, Bernard si accentra e la mette a giro sotto l’incrocio lontano. Imparabile. Senza di lui, partito per l’Inghilterra nell’estate del 2018, imprese del genere non si ripeteranno.  



I TERZINI DI FONSECA -  I tifosi della Roma ricorderanno certamente la partita di andata degli Ottavi di Champions, vinta 2-1 in rimonta dagli uomini di Fonseca grazie a una punizione di Fred (centrocampista destinato a vestire l’anno successivo i colori dello United di Mourinho). In quella partita gli esterni e soprattutto i terzini della formazione di casa sorpresero per la grande intensità, abbinata a un’ottima tecnica. In particolare Ismaily, il terzino sinistro brasiliano che non a caso in questi giorni è stato accostato alla Roma come possibile erede di Kolarov. Ismaily è praticamente un attaccante aggiunto, ed è ancora più offensivo del serbo. Inoltre ha il vantaggio di avere cinque anni in meno e di conoscere già la filosofia di gioco di Fonseca. La sua interpretazione del ruolo ricorda quella di Jordi Alba nel Barcellona. Non solo ampiezza dunque, ma tagli continui verso la porta avversaria. Un’attitudine che spesso lo porta a trovarsi in situazioni atipiche come questa, al termine del movimento.
 


Nell’immagine sopra, cerchiato in arancio, vedete anche l’altro terzino: Butko. Il gioco di Fonseca è infatti caratterizzato da uno sviluppo del 4-2-3-1 che lascia indietro soltanto i centrali e i due mediani. E mentre i quattro attaccanti impegnano le difese avversarie per vie centrali, ai terzini spetta appunto l’ampiezza, contemporaneamente. Oppure, come si diceva prima, i tagli a sorpresa oltre la retroguardia avversaria.  Eccone uno molto efficace di Ismaily su lancio di Marlos, nella partita di ritorno contro l’Eintracht in questa stagione. 



Il movimento incontro di Taison (che ha giocato più da esterno che da trequarti, dopo la partenza di Bernard), assecondato dal proprio marcatore, crea uno spazio attaccabile dal terzino/ala Ismaily, che infatti non si fa pregare. Marlos vede e lancia, così a Ismaily non resta che effettuare l’assist per Moraes, il centravanti che ha preso il posto del bomber argentino Facundo Ferreyra, passato al Benfica nell’estate del 2018.    



Qui sotto invece siamo sul lato opposto, in un’ altra azione della stessa partita. Marlos punta l’uomo e Butko, il terzino destro, va in sovrapposizione. Il problema è che Ismaily, l’altro terzino, è più alto e accentrato di Taison, l’esterno di catena. Infatti Ismaily sta ancora rientrando da un taglio appena concluso. E ‘rientrando’, va da sé, è un eufemismo.  



Poi dopo è chiaro che sotto tanto coraggio, sotto tanta intraprendenza si annidano dei rischi. La rete del 3-1 l’Eintracht la segnò così, mettendo in croce i centrali di Fonseca in contropiede. E fu così che arrivò pure il quarto. Peccato. Una cosa è sicura: farà certamente effetto qui da noi passare dalla prudenza contrita di Ranieri alla spavalderia ironica di Zorro, l’ allenatore mascherato.