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Avevamo appena terminato di occuparcene che lo ritroviamo al centro di una pesante polemica. Lui è Fabrice Olinga, attaccante camerunese classe 1996 in forza al Royal Excel Mouscron, che è costato alla Sampdoria oltre 1 milione di euro e una sconfitta presso il Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS) a dicembre 2017 nonostante non abbia mai fatto parte dei ranghi blucerchiati. Abbiamo raccontato la vicenda all'inizio di questa settimana, il 14 settembre, mettendo in evidenza che il giudizio del TAS sia passato sotto silenzio in Italia. E abbiamo puntualizzato che quella vicenda si è chiusa nel 2018 coi tre bonifici effettuati dalla Sampdoria in favore dell'Apollon Limassol, la società cipriota da cui il calciatore proveniva nel quadro dell'operazione che ha portato Samuel Eto'o a Genova durante il mercato di gennaio 2015.

Ebbene, nella giornata di ieri Fabrice Olinga si è ripreso la scena grazie a un'intervista rilasciata a Nord Eclair, un quotidiano che copre l'area tra il sud del Belgio e il nord della Francia con edizione locale a Mouscron. E la dichiarazione che dà il titolo all'intervista riguarda il fatto che egli abbia ricevuto minacce dopo aver cambiato agente. Parole molto pesanti, che potrebbero suscitare ripercussioni e meritano di essere analizzate in dettaglio. Tanto più che il calciatore non si limita a questo. Egli descrive la situazione in cui si è trovato dall'inizio della carriera fino a poco tempo fa. E ciò che racconta non è affatto edificante. Sarebbe il caso che la Fifa mandi qualcuno a sentirlo e a farsi confermare quanto affermato a Nord Eclair.

Va innanzitutto sottolineato che Olinga ha rilasciato l'intervista in occasione del rientro nei ranghi, dopo oltre un mese di assenza causa Covid-19. Il calciatore è stato contagiato e ha avuto grandi difficoltà a venirne fuori, così come la sua compagna, che per di più è incinta. Dunque l'intervista è contrassegnata dal sollievo per il ritorno alla normalità. Ma esauriti rapidamente i lati positivi si passa agli aspetti oscuri, quelli relativi alle presunte minacce che gli sarebbero giunte dopo il cambio di agente. Va ricordato che il calciatore è stato gestito fino a qualche mese fa da Pini Zahavi, ciò che lo ha portato a passare da tre club molto vicini in tempi diversi al super-agente: Apollon Limassol, Viitorul Constanta e Royal Excel Mouscron. Adesso l'agenzia che ne gestisce la carriera è la spagnola Instardeporte. C'è anche da sottolineare che in nessun passaggio Olinga dice esplicitamente chi sia stato a minacciarlo. E tuttavia, parlare di “minacce ricevute dopo aver cambiato agente” è un modo per dire senza affermare. Olinga aggiunge parole molto forti al concetto, descrivendo i motivi che lo hanno portato alla rottura con Zahavi. E data la delicatezza della questione è bene riportare testualmente i passaggi dell'intervista in cui il concetto viene espresso:
Domanda – Perché non lavora più con Pini Zahavi?
RispostaHo cambiato agente perché era importante farlo. A un certo momento bisogna affrontare le cose. Avevo l'etichetta di essere un calciatore che lavora con questo o quell'agente. Non volevo più che fosse così, era pesante e poco piacevole. In Camerun vengo associato a Samuel Eto'o e al Mouscron, a Pini Zahavi. Mi sono detto va bene, adesso prendo il controllo. Credo nelle mie qualità e ho messo tutti da parte. Di colpo sono stato minacciato per avere cambiato scuderia [“Du coup, j'ai été menacé pour avoir changé d'écurie”]. Bisogna essere forti.
D – Bisognava osare e prendere una decisione di questo tipo.
R – E io ho osato! Mi sento liberato. Mi sento soprattutto un uomo, perché prima mi sentivo come un pupazzo, mi controllavano. Ci sono cose che non posso dire, ma prima che il Lille comprasse il Mouscron (ciò di cui Calciomercato.com ha parlato)] sono successe delle cose che mi hanno riguardato. Ho rifiutato che queste cose avessero luogo, ho ricevuto delle minacce, è il calcio. Ovvio che ciò mi disgusti. Ho avuto l'opportunità di diventare professionista a 16 anni, ma ho avuto dei problemi perché un agente ha fatto questo, ha fatto un contratto come questo. Non ho avuto quello che desideravo. All'inizio della carriera tutto ciò che potevo fare era legato a Samuel Eto'o. Non era un regalo. Non ho mai avuto privilegi, tutto ciò che è arrivato in Camerun è perché l'ho meritato.
D – Se potesse tornare indietro, andrebbe ancora via da Malaga all'età di 16 anni?
R – No, ma sono partito da Malaga senza sapere che lasciavo il club! Ho firmato una carta dopo il trasferimento in prestito allo Zulte Waregem. Successivamente ho firmato un documento che mi faceva andare via da Malaga, avevo 17 anni. L'agente ti dice di firmare. Il direttore sportivo del Malaga mi conosceva e mi stimava, ma non mi ha detto dove stavo firmando. È stato alla conclusione del mio prestito allo Zulte Waregem che mi sono reso conto di non appartenere più al Malaga. Ho impiegato troppo tempo a cambiare entourage. Il problema è che sono stato gestito da gente che pensava soltanto a se stessa. Adesso mi sento libero. Sono quasi sicuro che molti giocatori vivano la stessa situazione, ma non si azzarderanno a dire nulla. Sto per essere volgare, ma tutto ciò che ho vissuto in carriera è m...! Non aveva senso. Si voleva che le cose andassero in un certo modo per me. Non sono stato abbastanza fortunato da avere qualcuno che dicesse no”.

Non crediamo serva molto altro per sollecitare un intervento della Fifa. Specie per quanto riguarda quel riferimento ai molti altri calciatori che potrebbero trovarsi in condizioni analoghe a quelle in cui Olinga sostiene di essersi trovato. L'attaccante del Mouscron pare proprio intenzionato a parlare. Sarebbe un delitto lasciarsi sfuggire l'occasione.

@pippoevai