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In principio furono Chievo e Cesena. Due società che davano vita a un fitto intreccio di scambi, con calciatori delle giovanili che passavano da una società all'altra per sparire dai radar, ma intanto gli esagerati valori finanziari loro associati tenevano in piedi i bilanci annuali. L'anomalia era evidente e anche grossolana. Calciomercato.com denunciò e come risposta immediata ricevette la revoca dell'accredito stampa da parte del Chievo. Andavano così le cose, quando c'era di mezzo la “società modello” della famiglia Campedelli. Ma i fatti ci hanno dato ragione. La Procura Figc aprì un'inchiesta che portò alla prima penalizzazione nella storia causa plusvalenze (-3 al Chievo nella stagione di Serie A 2018-19). E da allora sia il Chievo che quel Cesena sono stati cancellati dalla mappa del calcio professionistico italiano. Il Cesena subito, nell'estate del 2018. Il Chievo invece ha resistito tre stagioni, grazie ai diritti televisivi della Serie A 2018-19 e a due stagioni di paracadute da retrocessione. Finita la manna è arrivato il capolinea aziendale. Ciò che conferma quanto da noi di Calciomercato.com abbondantemente sostenuto: il giochino delle plusvalenze incrociate è un sintomo, non una causa. Quando si arriva a utilizzarlo, e in modo così compulsivo, significa che lo stato economico e finanziario del club ha oltrepassato la soglia d'allarme.

Dal caso Chievo-Cesena all'intervento della Consob per segnalare alla Procura Figc le anomalie di certi scambi il passo non è stato nemmeno così lungo. Perché nei tre anni intercorsi si è scoperto quanto la pratica della plusvalenza sia diffusa, e soprattutto come essa coinvolga club di tutte le taglie. Da società medie come il vecchio Vicenza e il Pescara  alle big come Inter, Juventus e Napoli. E la serie continua, se si guarda a certi scambi recenti come quelli fra Lecce e Parma. Una serie sterminata, che ha portato i club italiani a affinare un metodo di (pessima) gestione dei conti e che purtroppo comincia a essere emulato all'estero, come in Spagna e in Portogallo. Ma, nonostante ciò, nonostante tutte le denunce di Calciomercato.com, la Figc e la sua Procura non sono andate oltre il caso Chievo-Cesena. Anzi, pare che la mancata volontà delle alte sfere federali di procedere nella caccia alle plusvalenze incrociate sia stato uno dei motivi delle dimissioni presentate dall'ex procuratore Giuseppe Pecoraro, che con forza e convinzione aveva condotto l'indagine su Chievo e Cesena.
Le esagerazioni contabili erano evidenti. Ma dalla Figc, al di là delle parole di circostanza o degli annunci, non è mai giunto un segnale forte di intervento sul bubbone. E adesso che è stato necessario si scomodasse l'autorità di vigilanza sulle operazioni di Borsa, per la Federcalcio e la sua Procura arriva pure l'imbarazzo di essere richiamati da un'autorità di rango superiore. Avrebbero dovuto muoversi in autonomia, lo fanno su input di altri e dopo avere ricevuto una sana tirata d'orecchie. Comunque sia, un trattamento umiliante. Ma nessuno sentirà l'obbligo di dimettersi.

@pippoevai