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Il CIES Football Observatory lancia il sasso. Dall'istituto con sede a Neuchâtel, specializzato in alti studi sul calcio, è partito martedì un tweet inusuale, destinato a generare polemiche. Al centro del messaggio si trova uno dei trasferimenti che in questi giorni richiamano l'attenzione degli analisti: il passaggio dell'attaccante Andrea Pinamonti, classe 1999, dall'Inter al Genoa per una cifra che dalla stampa viene indicata in 18 milioni di euro più bonus (https://twitter.com/CIES_Football/status/1146034448187744259). In realtà, di preciso poco si sa in merito alla quantità di denaro che il Genoa verserebbe nelle casse interiste. I comunicati ufficiali diramati attraverso i siti ufficiali delle due società non ne fanno menzione, e il solo dettaglio su cui entrambi i testi concordano riguarda la formula di trasferimento: cessione temporanea con obbligo di riscatto (https://www.inter.it/it/news/94759/andrea-pinamonti-al-genoa e https://genoacfc.it/genoa-cfc-comunicato-stampa-8/). Come sempre, per conoscere le cifre reali bisognerà aspettare la pubblicazione dei bilanci ufficiali delle due società. E tuttavia i precedenti della scorsa stagione dicono che le cifre messe in circolazione attraverso la stampa coincidono grossomodo con quelle reali. Dunque, diamo per buono che effettivamente il Genoa paghi all'Inter 18 milioni di euro (più eventuali bonus) per Pinamonti.

Rispetto a questo affare di calciomercato, il tweet pubblicato sull'account del CIES entra nel campo di una polemica da tifoserie che duellano via social media, o da testate d'informazione che (in numero decrescente) non si fermano a registrare i movimenti di calciomercato ma piuttosto provano a analizzarli. Il tweet parla infatti di una “cifra ampiamente e artificialmente inflazionata” (“highly and artificially inflated fee”), e aggiunge un altro paio di considerazioni. La prima: transazioni come questa servono a eludere (“circumvent”) le regole del Fair Play Finanziario Uefa, che si trasforma così “da una buona idea in un pasticcio” (“to turn a good idea into a mess”). La seconda: questi schemi di finanza creativa vengono etichettati come una specificità italiana, che rischia però di fare scuola a livello europeo suscitando emulazione. E in questo senso il testo del tweet chiede chi sarà il prossimo (inteso come sistema calcistico nazionale) a seguire l'esempio.
A quest'ultima suggestione, noi di Calciomercato.com abbiamo dato una risposta prima che arrivasse la domanda. La scorsa settimana abbiamo pubblicato un articolo sullo scambio di portieri Cillessen-Neto fra Barcellona e Valencia, mettendo in evidenza come si tratti di un caso da manuale di plusvalenze incrociate (https://www.calciomercato.com/news/barcellona-e-valencia-come-chievo-e-cesena-plusvalenze-con-cille-55630). Dunque, l'emulazione è già partita.

LE POLEMICHE SBAGLIATE -  Ma torniamo al messaggio social pubblicato dal CIES Football Observatory, sicuramente eterodosso per tono e contenuti. Come era prevedibile, esso ha scatenato reazioni da opposte tifoserie. Con gli interisti a rispondere in modo piccato e i sostenitori delle altre squadre a cogliere l'occasione per attaccare una delle società nemiche. Al solito, si è persa l'occasione per condurre via social un dibattito costruttivo su un problema serio. Un'emergenza vera che riguarda tutto il calcio italiano, non una o poche società della Serie A. Purtroppo l'istinto è sempre quello che porta a dividersi per fazioni calcistiche. Rispetto a ciò, riteniamo bisogni fare delle puntualizzazioni.

PROBLEMA INTERISTA? NO, PROBLEMA GENERALE -  È vero che il tweet messo in rete dal CIES Football Observatory faccia riferimento a un trasferimento azionato dall'Inter. Altrettanto vero è però che le indicazioni date nella seconda metà del testo abbiano portata generale. Certo, si dirà che dall'istituto di Neuchâtel potessero indicare un altro esempio, e invece hanno scelto proprio Pinamonti e l'Inter. Rispondiamo che, qualunque esempio il Football Observatory avesse scelto, esso avrebbe comunque provocato il disappunto di una tifoseria. Sicché uno vale l'altro e qualunque fra essi va bene se serve a creare consapevolezza del problema. Inoltre è il caso di guardare allo specifico affare e chiedersi se davvero la valutazione di Pinamonti sia così esagerata. Rispondiamo che si è visto di peggio, sia sul versante interista che su altri versanti. Rimanendo sul fronte interista, vi sono state altre operazioni fra quelle concluse entro la data fatidica del 30 giugno che sembrano più opinabili. Ma è ovvio che la cifra eclatante di 18 milioni di euro faccia da richiamo. Per inciso, è la medesima cifra impegnata dallo stesso Genoa per acquisire Stefano Sturaro dalla Juventus, nella seconda metà della stagione 2018-19 (https://www.calciomercato.com/news/sturaro-18-milioni-per-un-infortunato-ecco-l-asse-juventus-genoa-18740). Detto ciò, rimane il problema. Che riguarda l'Inter, costretta ogni anno a un'affannosa impresa per la correzione dei conti da farsi tramite la cessione di giovani più o meno talentuosi. Ma riguarda anche altre società. Per esempio, la corsa della Juventus e della Roma alle plusvalenze di giugno è non meno notevole. E poi c'è la mappa dei club che si prestano al gioco: Cagliari, Genoa, Sampdoria e Sassuolo sono i casi più notevoli.

Riguardo alla correttezza dei valori attribuiti ai calciatori, ribadiamo quanto detto un anno fa durante l'inchiesta in tre puntate sulle plusvalenze interiste realizzate entro il 30 giugno 2018 (https://www.calciomercato.com/news/plusvalenzificio-inter-1-il-capolavoro-di-ausilio-da-santon-a-za-80593, https://www.calciomercato.com/news/plusvalenzificio-inter-2-odgaard-radu-e-il-rischioso-gioco-degli-48581 e https://www.calciomercato.com/news/plusvalenzificio-inter-3-i-casi-dimarco-e-gravillon-fair-play-fi-86291): sarà il campo il campo a dire quanti fra essi siano credibili e quanti esagerati. E però ribadiamo che il vero problema è dell'intero movimento, e riguarda proprio l'uso della plusvalenza come ossigeno per il bilancio. Non c'è società professionistica che non sia dipendente da questa droga finanziaria, il cui effetto è scaricare sugli esercizi futuri le magagne del presente. Ciò che si fa sperando nel frattempo le cose si aggiustino, ma senza compiere alcuna azione concreta per aggiustarle.

CIES (E FIFA) CONTRO UEFA - Ci sarebbe un altro livello di lettura, per quel tweet del CIES Football Observatory. Si tratta di una lettura di carattere politico. L'istituto di Neuchâtel è un centro studi indipendente, ma legato alla Fifa. La sua nascita avviene nel 1995 grazie a una joint venture fra la confederazione mondiale del calcio e l'Università di Neuchâtel. Nessuno mette in dubbio la serietà degli studiosi del Football Observatory, professionisti di altissimo spessore. Ma quel tweet così fuori schema, che contiene una parte finale in cui si evidenzia la debolezza dell'Uefa, ha oggettivamente un carattere politico. E cade nel pieno di una fase che vede la Fifa guidata da Gianni Infantino accelerare nel progetto egemonico sul calcio mondiale. Un'egemonia da realizzarsi principalmente a scapito dell'Uefa, a sua volta tornata a livelli di debolezza simili agli anni immediatamente successivi allo shock della Sentenza Bosman. Una confederazione ostaggio dell'ECA e balbettante davanti all'European Leagues. Metteteci pure che Michele Uva è uno dei suoi vicepresidenti, e il quadro è completo. Rispetto a questa situazione di tensione fra i due principali attori istituzionali del calcio mondiale, il tweet partito dal CIES Football Observatory assume un significato particolare. Non dubitiamo che esso non abbia finalità politiche. Ma oggettivamente si inserisce in un clima molto teso tra Fifa e Uefa, e sottolinea tutte le falle del Fair Play Finanziario. Che è uno strumento di governo dell'Uefa, ma anche il suo maggiore simbolo di fragilità.

@pippoevai