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Condannato alla mediocrità. Quello che Pep Guardiola non vorrebbe mai. Ma il suo Manchester City, lontanissimo dal Liverpool, non gioca più come sapeva e, soprattutto, subisce troppi gol. Il problema potrebbe essere di organico (in attacco Aguero è infortunato e Gabriel Jesus è in crisi), ma nel club più ricco del mondo certi discorsi non sono accettabili. Come non è accettabile andare in vantaggio due volte e farsi raggiungere sempre dopo appena quattro minuti. Significa che manca l'attenzione o, peggio, che la preoccupazione di subire fa da apripista all'avversario.

In casa del Newcastle è finita 2-2, due gol a testa che si somigliano, un dominio prima assoluto del City, poi una partita di sacrificio degli uomini di Steve Bruce, sempre capaci di mettere in difficoltà grandi avversari. Ma il problema risiede nel City. In un secondo tempo sonnolento, il ritmo è stato tenuto troppo basso (tranne per i dieci minuti finali) e le azioni, prima combinate e a palla bassa, si sono concluse tutte con cross facili per la testa dei difensori di casa o con tiri da fuori area mal indirizzati o deviati. Sinceramente, per essere una partita del campionato inglese, non è stata né bella, né combattuta. Di meraviglioso solo il pubblico di casa: caldo, corretto e appassionato, soprattutto nei momenti di difficoltà del Newcastle.

Eppure fino al primo gol del City era sembrata una gara senza storia. Gli uomini di Guardiola sfondavano sul fronte sinistro (la destra della difesa a cinque del Newcastle), dove David Silva e Sterling si trovavano con grande facilità. E’ stato da un’iniziativa del primo (penetrazione in area e colpo di tacco smarcante) che è nato il gol del secondo: un tiro precisissimo all'angolo sinistro del portiere Dubravka. Tutto ci si poteva aspettare tranne che quattro minuti dopo (dal 21' al 25') Willems riequilibrasse il punteggio con un'azione assai simile, ma più pulita, di quella avversaria. L'esterno chiedeva lo scambio ad Almiron in area e, liberato sull'assist del compagno, colpiva con un tiro a giro.
Da notare una variazione tattica: Almiron, in pura teoria, sarebbe dovuto essere l'esterno di destra del centrocampo a quattro (Bruce ha schierato il 5-4-1), ma spesso si spostava dalla parte opposta per dialogare nel breve con Saint-Maximin, un dribblatore pervicace che un paio di anni fa aveva ammaliato anche qualche club italiano (a mio giudizio è un calciatore limitato). Colpito dal pari, il City ha perso sicurezza e identità. Se fino a quel momento aveva giocato con i consueti traingoli di Guardiola, le palle filtranti di De Bruyne, il presidio dell'area avversaria con uno scaglionamento al limite e con molti cambi di gioco, dopo l'1-1 ha inanellato una serie di errori nei passaggi e nella costruzione da far dubitare di essere spettatori di una partita con la squadra di Guardiola. Così per più di mezz'ora la palla ce l'ha avuta solo il City, ma ne ha fatto un uso pessimo: cross destinati ai saltatori del City o tiri senza nessuna speranza.

Solo nel finale De Bruyne ha raddrizzato la mira e intensificato i tentativi. Così, alla terza prova, dopo un angolo messo fuori dall'area di testa, ha domato la palla e con il destro l'ha scagliata sotto la traversa. Era l'82' e il City avrebbe dovuto resistere (si fa per dire) solo otto minuti più il recupero. Invece, come in occasione del primo gol, ne sono passati quattro e il Newcastle ha pareggiato. Punizione sulla destra provocata da un fallo Fernandinho. Il City difende basso anche se teme un cross in area. Invece Atsu, subentrato a Saint Maximin, apppoggia fuori area al capitano Shelvey che fa volare inutilmente Ederson. Di chi la colpa? Forsi di Rodri (subentrato pochi minuti prima) che va a chiudere tardi e non impatta il tiro. Il City avrebbe ancora il tempo per vincere, ma su cross di De Bruyne, il migliore, Sterling colpisce al volo senza angolare troppo. La parata di Dubravka, comunque, è notevole. Il City lascia altri due punti per strada. E il titolo si allontana.