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195 cm per 90 kg, un colosso in gialloblù. Kastriot Dermaku a Parma ha trovato la felicità. Arrivato in punta di piedi, alla sua prima stagione in Serie A ha totalizzato 11 presenze fino allo stop, e con lui in campo la squadra di D'Aversa ha perso solo due volte. Ha marcato Lukaku e Dzeko, ma l'attaccante più difficile da affrontare è stato un altro: "Rodrigo Palacio - racconta Dermaku a Calciomercato.com - E' un brevilineo, veloce ed esperto, che si muove sempre al momento giusto. Non è stato semplice marcarlo, anche se contro il Bologna abbiamo portato a casa un punto è stata una gara complicata".

Quanto le è mancato il calcio in questi mesi?
“Abbastanza, credo sia normale. La voglia di ripartire c'è sempre stata, sono contento di aver ricominciato gli allenamenti e rivisto i compagni. Questo fa parte della mia vita. L'Italia ha sofferto molto come il resto del mondo, per questo tutto il resto è passato in secondo piano".

Cambierà qualcosa nella testa di un calciatore dopo questo periodo?
"Secondo me non più di tanto, il calcio giocato è sempre lo stesso. Sarà brutto scendere in campo senza tifosi, aspettiamo solo il loro ritorno allo stadio. Questa è l'unica differenza rispetto a prima, ma speriamo che piano piano si possa tornare a una situazione di normalità".

Dopo una buona stagione col Cosenza nel 2018-19 non rinnova e rimane svincolato. Se l’aspettava la chiamata dalla Serie A?
"A Cosenza non avevamo trovato l'accordo per il prolungamento. C'erano due/tre club di Serie A interessati, ma a Parma sto molto bene e sono contento della scelta. Volevo provare a giocare le mie carte ad alti livelli, andando verso i 28 anni sapevo che sarebbe stata una delle mie ultime possibilità".

Il 20 ottobre scorso il debutto davanti a suo padre venuto dal Kosovo. Che emozione è stata?
"Un esordio che rimarrà sempre nei miei ricordi, anche perché è successo tutto in fretta. Sabato mattina Bruno Alves aveva avuto un fastidio durante la rifinitura, il giorno dopo l'allenatore mi ha buttato dentro. Appena ho intuito che ci sarebbe stata la possibilità di giocare, ho chiamato subito mio papà in Kosovo e lui ha preso il primo volo per l'Italia. E' stato emozionante, anche perché abbiamo vinto 5-1 facendo una grande partita. Una giornata che ricorderò sempre con tanto affetto".

In passato ha detto che Bruno Alves è il compagno più forte col quale ha giocato. Che consigli le dà?
"E' un leader sotto ogni aspetto, dal modo in cui si allena a come cura i dettagli fuori dal campo. Da lui si impara anche solo guardando come si comporta. Ha una mentalità vincente che dimostra tutti i giorni con l'impegno che mette in campo, si vede che ha giocato a livelli importanti e con grandi campioni. Ho sempre cercato di imparare il più possibile da lui, nel calcio ma non solo: il modo di allenarsi, di preparare le partite, l'attenzione all'alimentazione..:".

Qual è il compagno al quale è più legato? 
"Ho legato molto con Riccardo Gagliolo, mio compagno di camera in ritiro. Fin dall'inizio tra noi è nata una bella amicizia che si è rafforzata col passare dei mesi. E' un ragazzo che ha fatto tanta gavetta, umile e con la testa sulle spalle. Stiamo molto tempo insieme. In generale, però, ho un gran rapporto con tutti i compagni".

Fino allo stop ha totalizzato 11 presenze. E pensare che sembrava, almeno inizialmente, che dovesse andare in prestito.
"Sono molto contento per come stava andando questa stagione. Ho fatto un buon numero di partite, grazie anche all'aiuto della squadra e dello staff che mi hanno dato una mano ad ambientarmi il prima possibile. Qui ci sono giocatori importanti, che sono stati in grandi squadre".
C'è un difensore al quale si ispira?
"Non ne ho uno in particolare. Cerco di guardare molte partite, oggi penso che i migliori siano Sergio Ramos, Van Dijk e Chiellini. Sono tutti e tre uno diverso dall'altro, ma osservarli aiuta a migliorarsi".

Nato a Scandiano (provincia di Reggio Emilia) ma gioca con l’Albania: si sente più italiano o albanese?
"Probabilmente più albanese. Le mie origini sono quelle, è la lingua che parlavo a casa con la mia famiglia; quando posso vado sempre in Albania e in Kosovo. Dal punto di vista culturale, però, essendo cresciuto qui mi sento italiano: parlo bene la lingua e ho tanti amici, in Italia si sta bene e credo di rimanerci a vivere anche quando smetterò di giocare".

Ha debuttato in nazionale con Panucci, ora c’è Reja. Che rapporto ha con loro?
"Panucci mi ha dato la possibilità di arrivare in nazionale maggiore, è stato un sogno. Quando l'ho sentito non ci ho pensato un secondo. Con Reja ho un ottimo rapporto, mi ha dato fiducia fin da subito. Lui e il suo staff hanno portato grande esperienza in squadra. Ci troviamo bene e speriamo di fare meglio rispetto a questi ultimi due anni, sarebbe bellissimo qualificarci per qualche competizione importante". 

Dopo averla vista al debutto in Serie A, suo padre era in tribuna anche quando ha segnato il primo gol con l’Albania. È il suo portafortuna?
"Sì, forse è stato il giorno più bello della mia carriera. Giocavamo in casa contro l'Islanda, era una gara fondamentale per la qualificazione all'Europeo. La mia seconda da titolare, volevo fare bene. In tribuna c'erano mio papà, mio zio e mio nonno. E' un ricordo che non dimenticherò mai perché non tutti hanno la possibilità di vestire la maglia della nazionale, segnare è stata la ciliegina sulla torta".

Hobby fuori dal campo?
"Non ne ho molti, mi divido tra il calcio e la famiglia. Mi piace leggere o vedere serie in tv, in futuro mi piacerebbe imparare a giocare a golf".

Il sogno del Dermaku calciatore?
"Parlando di club mi piacerebbe continuare a giocare in Serie A, con la maglia dell'Albania vorrei partecipare a un Europeo o un Mondiale. Credo che a livello emotivo rappresenti il massimo".

@francGuerrieri

Credit photo: Parma Calcio 1913