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"Tu non sei Zlatan, non sfidare il Covid". In questo breve ma fulminante messaggio c’è tutto Ibrahimovic. Un autentico fuoriclasse che sa essere e comportarsi anche come un campione nel complicatissimo mestiere del vivere quotidiano. Lui, che in apparenza è uno spaccone al quale spesso piace atteggiarsi da “gran bel figo”, ha voluto inviare ufficialmente un importante segnale ai milioni di uomini, donne, ragazzi e bambini per ricordare loro di stare in campana perchè con il virus non si può scherzare. Lui quando scoprì di essere positivo, non una ma due volte, fece il guascone e sentenziò: "Covid, mi hai aggredito ma non sai con chi avrai a che fare". Una frase tanto paradossale che faceva sorridere e ispirava simpatia per quello 'bullo' genuino e istintivo. 

Mai Ibra si è permesso o sognato di dire che il virus era un’influenza un tantino più molesta o di prendersela con chi lo costringeva alla clausura affermando che il tampone era una cazzata. Un’idiozia che, al contrario, è venuta in mente a Cristiano Ronaldo, il quale ha lanciato praticamente questa parola d’ordine demenziale al suo immenso esercito di followers sparsi per il mondo. Una frase offensiva che, per fortuna, qualcuno ha preso sul ridere misurando però nel contempo il quoziente intellettivo del portoghese al quale il professor Roberto Burioni ha voluto dare ironicamente il benvenuto a nome dell’ordine dei virologi.
In compenso Zlatan Ibrahimovic ha, invece, ricevuto i complimenti ufficiali da parte dei rappresentanti del Comune di Milano e del governatore della Lombardia Fontana per questo essersi esposto in prima persona sostenendo la campagna anti-Covid che in questi giorni drammatici per l’intera Europa assume una valenza nevralgica. I numeri dei contagi, dei decessi, delle terapie intensive sono da brividi e la minaccia di un nuovo lockdown anche per l’Italia, dopo Francia e Germania, è tristemente sempre più attuale. Ibra lo sa, Ronaldo forse ancora non ha capito bene cosa stia succedendo fuori dal suo mondo virtuale. Il primo usa testa per ragionare. Il secondo per colpire un pallone e per pettinarsi.