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Un padre col figlio. Nel derby delle chiacchiere velenose della vigilia e dei gol sul campo è l'immagine più bella. Sì, Cristiano Sandri col suo piccolo Gabriele di tre anni e mezzo in braccio, chiamato così nel ricordo dello zio che non c'è più, Gabriele "Gabbo" Sandri, è certamente "la" fotografia della stracittadina numero 139, giocata proprio nell'anniversario della drammatica scomparsa del giovane di gei romano avvenuta cinque anni fa nell'autogrill di Badia al Pino.Certo, il gol da campione di Klose, la bomba su punizione di Candreva, le papere di Marchetti e Goicoechea, il pugno di De Rossi, la faccia enigmatica di Zeman e quella felice di Petkovic, giornalisticamente ci stanno anche quelle di istantanee per ricordare e commentare visivamente l'evento.

Ma vedere un papà e il suo cucciolo in mezzo al campo, mentre la pioggia cade e la gente tutta, senza distinzione di colori, applaude commossa, partecipe di quella scena così familiare, intima e al tempo stesso pubblica, è senza ombra di dubbio la più bella immagine di questo derby. Perché è una foto che vuol dire tanto, che ci rimanda ai valori della solidarietà e dello sport come dovrebbe essere e scuote le nostre coscienze. Qualcuno alimentando equivoci e soffiando sul fuoco, nei giorni precedenti aveva parlato di fede che si trasmette di padre in figlio. Ecco, ora è accontentato con questa foto, ma il vero significato senza doppi fini è questo. Cristiano e il figlio Gabriele nel ricordo di Gabbo in un Olimpico eccezionalmente unito.