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Antonio Conte ha schiacciato fin da subito il piede sull’acceleratore: la missione del tecnico salentino era quella di cambiare l’Inter, non solo in campo. Il dopo Mourinho è stato un costante declino, Spalletti ha riportato i nerazzurri in Champions, ma la mediocrità e l’attitudine ad accontentarsi aveva ormai impregnato l’ambiente. All’Inter ci si accontentava: un atteggiamento che a Conte non poteva andare bene, anzi, l’ex c.t. è è partito proprio da lì col progetto di rifondazione, scavando nella testa dei suoi calciatori e pretendendo il massimo dalla società.  

NUOVE BORDATE - Nella conferenza stampa che anticipava la sfida contro il Verona, il tecnico aveva lanciato nuove bordate: "Mi spiace per chi non sta al passo, io sono venuto qui per cambiare i giri al motore", aveva spiegato Conte, che dall’Arabia Saudita ha anche precisato io bersaglio di quelle parole: "Devo essere il primo a trasferire agli altri che lavoro al 110%, perché solo così posso chiedere di alzare l’asticella. Se vogliamo scrivere la storia è necessario alzare l’asticella e in questo processo è possibile che qualcuno lo si perda per strada"

METODO CONTE - È il metodo Conte, non adatto a tutti. I carichi di lavoro richiedono molto sacrificio, così come la costante applicazione. È in questo modo che il tecnico salentino riesce a tirar fuori il meglio dai suoi ed è così che calciatori normali possono accrescere i margini di miglioramento. Conte ha portato all’Inter il dramma della sconfitta, l’attitudine al sacrificio e la costanza nel lavoro. La mediocrità si cancella con l’ossessione alla perfezione e finalmente ad Appiano nessuno sembra più orientato ad accontentarsi.