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Dalla vecchia Inghilterra agli Stati Uniti. Il Genoa cricket and football club, data di fondazione 9 settembre 1893, il club più antico d’Italia, passa al fondo americano 777 Partners, con sede a Miami. Mercoledì scorso le firme sull’accordo con Enrico Preziosi. Preziosi lascia il Genoa dopo 18 anni ricchi di successi e di cocenti delusioni. Dal sesto posto del 2009 con Gasperini ma con l’Europa sfumata a causa della mancanza della licenza Uefa, alla retrocessione a tavolino del 2005 (affare Venezia). Dal salvataggio del 2003 (il Genoa era virtualmente fallito e Preziosi lo rilevò per 750mila euro ma dovette sborsare 27 milioni per pagare le esposizioni), al mantenimento della massima categoria per quindici stagioni, record dal secondo dopoguerra ad oggi. Un decennio di contestazioni feroci da parte della tifoseria. Cartelli innalzati in gradinata Nord: “Preziosi vattene!”, come risalendo a ritroso nel tempo, altre contestazioni di massa contro Fossati, Spinelli, Dalla Costa. Scerni. Con una buona dose di autoironia e di scaramantica prudenza, qualche gruppo di fans ha già fatto circolare sui social l’ennesima invettiva, a futura memoria: “Fondo, vattene!”.

Nel comunicato ufficiale che conferma il passaggio di proprietà, si legge tra l’altro che “777 verserà nuovo capitale nel club e si assumerà alcune passività correlate”. “Siamo profondamente onorati di diventare parte di un club con una stori, un patrimonio e una tradizione come il Genoa”, le parole riportate e attribuite a Josh Wander uno dei due fondatori del fondo 777 Partners. ”Comprendiamo a rispettiamo l’eredità che stiamo ereditando, vogliamo custodire e proteggere l’orgogliosa eredità dei Rossoblù puntando a migliori piazzamenti possibili in serie A”: Enrico Preziosi ha commentato: “E’ arrivato il momento di passare la mano. Avevo sempre detto che avrei lasciato il Genoa solo ad una nuova proprietà forte e affidabile e lo lascio a 777 Partners”.

In verità il presidente e patron della Giochi Preziosi non esce del tutto dalla stanza dei bottoni. Cede l’intero pacchetto azionario del club (per la precisione il 99,9%), salvo la minima percentuale di quote in mano ai piccoli azionisti. Lascerà ovviamente la carica di presidente ma resterà per tre anni nel board del nuovo Genoa americano: con compiti di rappresentanza istituzionale. Si lascia intendere. curerà i rapporti con Lega calcio e Federcalcio e farà pesare la propria esperienza sulle strategie mercato e sulle scelte che i nuovi dovranno effettuare. Una soluzione ibrida che lascia alcune perplessità. Se Preziosi si è disfatto delle quote quale sarà il suo ruolo effettivo all’interno del club? Una spiegazione possibile riporta ai contorni dell’accordo che ha messo in sella gli americani di 777 Partners. Il Genoa è stato valutato attorno ai 150 milioni di euro, una buona metà rappresentati da indebitamenti pregressi del club. La formula è inedita e lega l’effettivo versamento del prezzo pattuito a diversi indici (anche finanziari), nonché ai risultati conseguiti dalla squadra nelle stagioni a venire.

In apparenza è bizzarro che gli acquirenti leghino i compensi della cessione a eventi che dopotutto dipenderanno da loro, dalla loro sagacia e dalla capacità di mettere a profitto le potenzialità del club. Se stupisce per le abitudini italiane, questo schema, inedito per l’Italia, rientra nella mentalità Usa. Gli investitori di capitali valutano i rischi – e le conseguenti esposizioni finanziarie – in base ai ritorni economici che queste producono. Un business in fieri, dunque. E la permanenza di Preziosi potrebbe significare che, se le cose prendessero una brutta piega, il vecchio patron si impegnerebbe a non lasciar il Genoa in mezzo alla palude. Preziosi dunque si sarebbe tenuto una sorta di golden share, da far valere in casi estremi e ovviamente già previsti contrattualmente fra le parti.  Illazioni, naturalmente. Che nessuno dall’interno del club vuole confermare né commentare. Quel che è certo è che gli americani investiranno nel Genoa perché è il loro mestiere, sintetizzato nel claim che compare sul sito web della società. “Empowering growth in opportunistic markets”. Rafforzare la crescita in mercato che ne offrono le opportunità”. Genova e il Genoa evidentemente corrispondono a queste caratteristiche. E verosimilmente lo sguardo dei tycoons Usa si spingerà oltre il puro orizzonte calcistico, Genova e la Liguria potrebbero giovarsene: turismo, edilizia, mare. Chissà…
Dopo Fiorentina, Milan, Roma, Venezia, Spezia e Parma anche il Genoa dunque finisce in mani americane. II boss  e soci fondatori di 777 Partners sono Steven Pasko e Josh Wandel, il primo ha una lunga esperienza di manager in comparti finanziari di alto livello. Il secondo è un giovane laureato in finanza all’università della Florida e ha ricoperto cariche nelle società dalle quali, nel 2015 assieme a Pasko, ha avuto origine la 777 Partners, sede a Miami, 3 miliardi di dollari di assets, 60 società in portafoglio (finanza, aviazione, produzione di video – la Fanatiz che serve in streaming sport dal vivo a 90 Paesi nel mondo -, assicurazioni) e 600 dipendenti nel mondo. La 777 Partners non è nuova ad esperienze nel mondo dello sport (possiede fra gli altri la squadra di basket dei London Lions) e del calcio in particolare. Nel 2018 aveva acquistato una piccola quota (il 6%) del capitale azionario del Siviglia calcio e il suo rappresentante Andrés Blasquez era entrato nel board del club andaluso. Ultimamente i rapporti con gli spagnoli si sono guastati a causa dell’ostilità manifestata dai piccoli azionisti verso l’intenzione di 777 Partners di acquisire la maggioranza del club. E’ probabile che l’interesse per il Genoa sia maturato anche a causa dell’altolà patito in Spagna, dove i tifosi, a differenza che in Italia, contano per davvero, essendo proprietari di quote consistenti del capitale azionario dei club, e sono in grado di decidere il futuro dei propri colori.

I tifosi genoani sognano lo scudetto della stella, ma sulle intenzioni reali dei manager Usa per adesso è possibile soltanto fare delle ipotesi. Da quel che è filtrato sarebbero tre le linee di intervento concepite dai nuovi padroni del Genoa: valorizzazione del brand Genoa nel mondo, attraverso iniziative sostenute dal sistema mediatico e di comunicazione: social, on line, merchandising ecc. Costruzione di un nuovo stadio o in alternativa ristrutturazione radicale del Luigi Ferraris che è già interessato a lavori di miglioria condotti in tandem da Genoa e Sampdoria. Infine, rafforzamento delle risorse dal settore giovanile che già gode di ottima salute e solo negli ultimi anni ha sfornato talenti come Mandragora, Salcedo, Pellegri, Rovella e ora Cambiaso e Bianchi.  A mo’ di appendice si riparla di costruire un nuovo centro sportivo a Cogoleto (immediato ponente genovese) su terreni già acquistati da Preziosi nel 2010. 

E’ ragionevole immaginare che Blasquez possa assumere una carica importante all’interno del Genoa. La vecchia dirigenza, secondo gli accordi sottoscritti, non verrà defenestrata e l’ad Alessandro Zarbano  - fidatissimo braccio destro di Preziosi – resterà al proprio posto di custode dei conti. Anche la squadra – rinforzata negli ultimi giorni di mercato, quando l’ipotesi del passaggio di consegne si era fatta concreta – non patirà immediate conseguenze dall’addio (condizionato) di Preziosi. Resta da assegnare la carica di direttore lasciata vacante da Marroccu e ricoperta per ora da Carlo Taldo, ex ds delle giovanili rossoblù. Ballardini aveva raggiunto l’intesa con Preziosi per prolungare fino al 2023 ma il contratto non è mai stato depositato in lega, probabilmente proprio per via dell’imminente arrivo degli americani. Che vorranno avere le mani libere anche sul versante tecnico. La squadra è stata quasi totalmente rinnovata e i risultati stentano ad arrivare, una sola vittoria a Cagliari e un pareggio a Bologna. La classifica piange, il tecnico appare nervoso ma se il Genoa tornerà a scalare la classifica la sua panchina non correrà rischi immediati. Domani, chissà?  La stecca del biliardo sarà in mano agli americani.