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IFAB, De Ligt (1 e 2, vedremo perché ), Irrati, Gasperini, Immobile, Casarin, Nicchi, i telecronisti... Tutti insieme, si fa per dire, appassionatamente. Esclusi i calciatori, tutti protagonisti d’una babele che non si ricordava. In sintesi, due gli episodi che promuovono un immediato dibattito: il tocco di mano di De Ligt è rigore? I rigori pro Lazio contro l’Atalanta sono inventati? Solo apparentemente si tratta di episodi marginali perché le discussioni a seguire vanno a toccare uno dei punti centrali, non solo del calcio, ma, diciamo così, del consorzio umano. E cioè: troppe regole migliorano o peggiorano quel che vogliono disciplinare? Certo, servono, ma non rischiano di generare confusione? E si possono poi applicare del tutto?

Per molti, il tocco di De Ligt con la mano era, secondo alcune nuove regole del International Football Association Board, chiaramente rigore. Nicchi ha spiegato come non lo fosse: se un giocatore tocca la palla con braccia o mani  “l’unico caso in cui non è rigore, benché il braccio sia largo, è quando lo stesso giocatore fa una giocata anche se non prende la palla”. Per capirlo, c’è voluto il Presidente Nazionale dell’Associazione Italiana Arbitri, perché, a partire dal telecronista della partita, “le nuove regole dicono che quando si tocca il pallone col braccio largo in area è rigore”. Siccome il regolamento diventa sempre più complicato, capirlo o “tenerlo a mente” è sempre più difficile. Però è un problema del regolamento o di chi dovrebbe conoscerlo?

Casarin ha accusato “i 4 signori dell’ IFAB” di abitare al di fuori della realtà, di decidere tra due mura e, in pratica di esautorare gli arbitri. Nicchi ha, giustamente, ricordato che gli arbitri devono applicare le regole e non crearle. Un po’ come i magistrati con le leggi, che sono varate dai Parlamenti, non da chi le applica. Il fatto è che il “povero” IFAB (organismo, per altro singolare, con 8 membri, di cui ben 4 fanno parte delle relative federazioni calcistiche britanniche mentre gli altri provengono dalla FIFA) non fa altro che dirimere e raccogliere le indicazioni provenute dalle varie federazioni calcistiche. Ora, le novità introdotte non piacciono affatto (nemmeno a Nicchi) ma fino all’altro ieri tutti gridavano all’eccessiva ambiguità del fallo di mano in area. Giudicare la volontarietà o meno era un azzardo, una perenne incertezza, lasciata all’eccessiva “arbitrarietà” (già!) dell’arbitro. Tutti volevano una regola che semplificasse e, in sostanza, con poche eccezioni, dicesse: rigore sì, rigore no. Adesso il rimedio chiarificatore sembra peggiore del male, sembra che le troppe regole (non si disse anche col VAR? Non se ne lamenta Klopp in Inghilterra?) limitino sempre più la funzione dell’arbitro, destinato ad una mera funzione notarile. E, soprattutto, confondano l’opinione pubblica. Ma non si voleva ridurre l’interpretazione per arrivare sempre più alla certificazione? Non si voleva limitare al massimo l’errore “umano” dell’ arbitro per giungere a verdetti sempre meno opinabili?

Gasperini, addirittura, pare evocare un “pestometro. Quando parla del fallo subito da Immobile in area di rigore avanza dubbi “sull’intensità del contatto”. Si potrebbe, dunque, chiedere all’IFAB di approntare una norma in grado di stabilire vari gradienti di pressioni fra suola e piede per stabilire con certezza l’esistenza del fallo. Il pestone vero o presunto, il tocco di mano da rigore o meno hanno talmente tenuto banco, da oscurare per esempio, fatti ben più chiari, come il rigore solare su De Ligt o la spinta di Pjanic prima del gol. Entrambi non sanzionati.

Il desiderio di certezza (in questo caso nel calcio) produce dapprima la richiesta continua ed eccessiva di puntualizzazioni, che, una volta realizzate sembrano, però, dannose. Più regole, più definizioni di singoli casi, più incroci normativi sono davvero più utili? In teoria sembrerebbe di sì, si richiedono a gran voce, ma dopo... poi... Insomma, siamo di fronte al bel paradosso geografico di Borges: per disegnare una mappa davvero precisa della propria regione, visto che i concittadini si lamentavano delle imprecisioni, il geografo ne disegnò una, grande quanto il territorio da rappresentare. Chiara, puntuale, perfetta, ma inutilizzabile.