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Prosegue l’analisi dell’impatto che il calciomercato estivo ha avuto sulle singole squadre. Oggi vengono passati in rassegna i casi di Carpi, Chievo e Roma.

CARPI – Sul calciomercato della neopromossa emiliana, al primo campionato di serie A della propria storia, si potrebbe scrivere un romanzo. E intitolarlo “Le mirabolanti avventure del circo Sogliano”. Ovviamente il protagonista sarebbe il signor Sean, che ha un nome da 007 e in più è anche figlio d’arte e di parte. Era direttore sportivo del club biancorosso fino allo scorso novembre, quando se n’è andato alla chetichella. Pare che da giugno diverrà ds del Genoa, e dunque metterà la propria scienza al servizio dell’opera di demolizione che il presidente Enrico Preziosi ha già portato a un eccellente punto d’avanzamento. Del suo passaggio al Carpi rimane traccia in una campagna acquisti da giochi pirotecnici, di quelle che dopo le luci e il fumo lasciano per terra solo detriti. Per grandi linee, il mercato è stato condotto come segue. 1) In estate è arrivato un furgone targato UD e ha scaricato a Carpi una valanga di esuberi che non avrebbero trovato posto nemmeno nella tristissima Udinese cui quest’anno Stefano Colantuono si sta sforzando di dare un po’ di verve. I deportati sono Brkic, Bubnjc, Gabriel Silva, Iñiguez, più Lazzari che pur essendo arrivato dalla Fiorentina ha trascorso in Friuli le stagioni 2012-13 e 2013-14. 2) Due giocatori sono arrivati dal Catania, dove nella scorsa stagione avevano dato un buon contributo per far ottenere sul campo alla squadra rossazzurra una seconda retrocessione consecutiva, che poi sarebbe arrivata a tavolino: Spolli (che incredibilmente, poi, a gennaio dell’anno scorso è andato a svernare alla Roma LEGGI QUI) e Martinho, 3) Sono stati presi ben tre (!) portieri: Belec, Benussi e Brkic. Pare che il criterio per selezionarli fosse l’iniziale del cognome, B. Davvero di quelli dell’anno scorso non ce n’era manco uno buono per fare il terzo? 4) Una manciata di stranieri improbabili: il polacco Wilczek, giunto a Carpi con la credenziale di capocannoniere del campionato polacco; il ventitreenne centrocampista svizzero Matteo Fedele, che durante tre stagioni nel durissimo campionato di casa aveva messo insieme ben 38 partite (dicasi); il brasiliano Wallace, di proprietà del Chelsea nonché già X File due stagioni fa all’Inter; e soprattutto il mitico uruguayano con passaporto italiano Federico Gino. Chi avesse visto i suoi 90 minuti di gara in Coppa Italia contro il Vicenza ha assistito a un evento da leggenda metropolitana, e chiunque col cellulare ne avesse ripreso delle azioni sappia che fra un paio d’anni quel file potrebbe valere più del filmato di Zapruder. Certo, nella gran confusione del Circo Sogliano è anche arrivato qualche giocatore decente (e ci mancherebbe altro…), come Cofie, Matos, e gli anziani Zaccardo e Borriello che almeno ci stanno mettendo il mestiere. Il risultato non poteva che essere catastrofico. E lo è tanto più se si guarda a quello che sta facendo l’altra matricola che come quella emiliana non piace a Lotito, il Frosinone. Mantenendo l’ossatura della B i ciociari sono ancora in lotta per la salvezza, mentre il Carpi è parecchio staccato. Sarà anche in considerazione di ciò che, nelle ultime gare, l’allenatore Fabrizio Castori (tornato in panchina dopo l’incomprensibile parentesi Sannino, allenatore marca Gea) ha fatto piazza pulita lasciando fuori dalle convocazioni Bubnjc, Wilczek, Wallace, Benussi, Fedele, Martinho, Gino e Iñiguez (quest’ultimo infortunato da ottobre, ma fin lì non aveva mai messo piede in campo). Molti di questi sono già in partenza. Giusto per dire che, alla fine della fiera, il Circo Sogliano non ha divertito nessuno.

Vista la peculiarità del caso, la lunga premessa era doverosa. E a questo punto passiamo rapidamente alle cifre. Il più utilizzato fra i nuovi è Gabriel Silva, con 16 partite e 1280 minuti. Seguono Matos con 15 partite e 1201 minuti, e Zaccardo con 14 partite e 1274 minuti. A 12 partite troviamo Cofie (910 minuti) e Borriello (783 minuti). Con 8 presenze ci sono quattro giocatori: Bubnjc (688 minuti), Marrone (657 minuti), Fedele (613 minuti) e Lazzari (337 minuti). Ha totalizzato 6 partite Wallace, mettendo insieme soltanto 157 minuti, poi con 4 partite abbiamo Brkic (331 minuti), Spolli (326 minuti), Benussi (299 minuti) e Martinho (229 minuti). Chiude Wilczek con 3 partite e 114 minuti. E poi ci sono Gino e Iñiguez con 0 partite in campionato. Nessuno s’è accorto del loro arrivo, nessuno s’accorgerà della loro partenza. Gli impieghi dei nuovi sono stati 136 su 237 (Sannino ha operato soltanto due sostituzioni nella partita contro l’Atalanta), il 57,3%. Quanto ai minuti giocati, sono 10109 su 18630, il 54,2%.
CHIEVO L’esatto contrario del Carpi. Nel caso del club veronese la parola d’ordine sul mercato è stata: pragmatismo. Quelli che sono stati presi per essere titolari lo sono diventati in modo assiduo, e fra le riserve è giunta pure una buona sorpresa. I dati parlano chiaro. In testa alla lista delle presenze c’è l’esperto Gobbi, che ha giocato tutte le 17 partite e non è totalista soltanto perché, nella gara della quinta giornata contro il Torino, il tecnico Rolando Maran l’ha fatto partire dalla panchina. I suoi minuti giocati sono 1465. Segue l’argentino Castro, con 16 partite e 1388 minuti. E al terzo posto troviamo la sorpresa: Nicola Rigoni, partito per fare la riserva ma capace di accumulare 15 partite e 964 minuti. Al quarto posto troviamo l’ex juventino Pepe, che ha giocato 13 spezzoni di partita (uno solo da titolare) per complessivi 334 minuti. Dietro di lui Cacciatore, con 12 partite, ha un numero di minuti più che doppio: 780. Inglese chiude la lista dei nuovi in doppia cifra: 11 partite e 388 minuti. Infine ci sono due che certamente si sarebbero aspettati di più: Pinzi, che ha messo insieme 6 partite e 287 minuti, e M’poku. Quest’ultimo pare non abbia gradito la sostituzione nell’intervallo della prima di campionato a Empoli. Con lui in campo il Chievo perdeva 1-0, senza di lui ha vinto 3-1. A ogni modo, da quel momento Maran gli ha fatto capire come funzionino le cose, concedendogli in tutto 5 partite e nemmeno 100 minuti: 97, per l’esattezza. Nessuna presenza per il portiere di riserva Bressan. Gli impieghi dei nuovi sono stati 95 su 238, il 39,9%. Una percentuale che cala drasticamente se si guarda ai minuti giocati: 5700 su 18630, il 30,5%.

ROMA – Walter Sabatini, celebrato dalla propaganda come Mister Plusvalenza, ha perso il tocco. Fino alla scorsa stagione almeno gli riusciva di realizzare colpi di mercato da copertina che coprivano le bidonate. Stavolta, francamente, non c’è uno dei nuovi arrivi che col suo rendimento accenda le fantasie popolari. La sconcertante stagione della Roma è segnata anche e soprattutto dal loro difficoltoso inserimento, specie guardando ai più attesi. Il simbolo di ciò è uno dei due maggiormente presenti: Dzeko, che ha cumulato 1172 minuti e una montagna di perplessità culminate con l’espulsione durante la gara contro il Genoa, prima della sosta. Stesso numero di gare per Digne, che però ha messo insieme più minuti: 1350. Il francese è uno dei pochi punti fermi di Garcia, ma non certo un calciatore che possa fare la differenza per la conquista dei traguardi che la Roma si è prefissa a inizio stagione. Con 14 presenze e 1260 minuti troviamo il portiere Szczesny, che se non è totalista lo deve all’infortunio rimediato nella partita d’andata di Champions contro il Barcellona. Ai primi di novembre ha fatto sapere che se l’Arsenal dovesse richiamarlo, lui andrebbe di corsa. Stesso numero di presenze per Iago Falqué, ma il suo numero di minuti è nettamente inferiore: 895, accompagnati dall’impressione che lo spagnolo possa essere un discreto rincalzo e nulla più. Un gradino sotto si piazza Salah, che mette insieme 13 presenze, 988 minuti e la sensazione di dover ancora dare il meglio. Rudiger è un altro, recente punto fermo di Garcia: per lui 10 presenze e un numero di minuti (900) che nonostante le quattro gare in meno è superiore a quello di Iago Falqué. Stesso numero di presenze per Vainqueur, con minuti giocati nettamente inferiori: 243. Da qui in poi ci sono gli scampoli e i misteri del calciomercato sabatiniano. C’è il difensore Gyomber, giunto dal Catania come lo Spolli citato nel paragrafo sul Carpi. Per lui 4 presenze e solo 36 minuti. Non male il giovane Sadiq, in prestito dallo Spezia: per lui 2 presenze, 9 minuti e già un gol contro il Genoa. Poi c’è Emerson Palmieri, che l’anno scorso era a Palermo e giocava quasi niente. Sabatini l’ha portato in giallorosso prendendosi gli sfottò dello stesso Zamparini che gliel’ha sbolognato. E infine c’è l’argentino Ponce, fin qui zero presenze, che nei mesi scorso veniva dato in orbita di fondi d’investimento (LEGGI QUI). Guardando ai numeri totali, i nuovi hanno assorbito 98 impieghi su 238, il 41,1%. I loro minuti giocati sono 7144 su 18630, il 38,3%. Nel caso della squadra giallorossa bisogna analizzare anche i numeri di Champions League, che grossomodo confermano le tendenze del campionato. Digne e Szczesny sono i sempre presenti: 6 partite a testa, col difensore che gioca tutti i minuti a disposizione (540 minuti) e il portiere penalizzato dall’infortunio contro il Barça (499 minuti). Seguono con 5 presenze Rudiger (450 minuti), Salah (363 minuti) e Iago Falqué (287 minuti). Chiudono Dzeko (4 presenze e 360 minuti) e Vainqueur (2 presenze e 116 minuti). Le cifre totali dicono che in Champions i nuovi hanno occupato 33 impieghi su 83 (Garcia ha utilizzato 13 giocatori anziché 14 nella gara dell’Olimpico contro il Bate Borisov), il 39,7%. I loro minuti giocati sono stati 2606 su 5940, il 43,8%.