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Il Milan, dunque, è passato di mano. O meglio, parte del Milan. Gerry Cardinale è rapidamente diventato un personaggio da copertina e il primo obiettivo l’ha raggiunto. Si chiama notorietà e la prossima volta che tornerà a festeggiare in piazza Duomo, se mai c’è stato davvero, c’è da essere sicuri che il suo volto non passerà inosservato.

Tra i tanti atti formali del suo primo giorno da patron del Milan (dall’incontro con l’ad della Lega Di Siervo a quello informale con la stampa, senza che fosse possibile fare domande) il più significativo è senza ombra di dubbio quello con Paolo Maldini. Il passaggio di proprietà da Elliott a Redbird, per quanto celebrato come normale operazione finanziaria, suscita a spanne più di una perplessità vuoi per l’effettiva capienza economica del fondo subentrante vuoi per la prevista conferma di uomini Elliott all’interno del prossimo cda, a cominciare dal presidente Scaroni e dal consigliere Furlani.

Giusto stamane, il quotidiano Verità&Affari, riportava dettagli dell’operazione finora solo supposti, anche da calciomercato.com, ma mai confermati, ovvero che la metà del denaro che servirà a Redbird, cioè a Cardinale, per comprare il Milan, 600 milioni, lo darà proprio Elliott, al tasso per nulla agevolato del 15%. Sono 90 milioni l’anno di interessi. Poi, sempre secondo Verità&Affari, il cui articolo non risulta che sia stato ancora smentito, Redbird prenderà altri 300 milioni in prestito da Goldman Sachs. Di suoi, del suo fondo, Cardinale dà ad Elliott “solo” 300 milioni, un quarto della cifra pattuita per il trasferimento.

Più di 100/120 milioni l’anno d’interessi sono una cifra enorme e non serve una laurea alla Bocconi per capire che al momento l’operazione è vincente solo per chi vende (e lo è molto più di quanto sarebbe stato per una cessione tout court, senza prestiti). Elliott iscrive al suo bilancio una bella plusvalenza e in più resta con uomini e quote all’interno del club.
Perché diventi vincente anche per chi compra, al di là dei proclami e delle buone intenzioni, serviranno abilità, coraggio e un po’ di fortuna. Non si può perciò escludere a priori il rischio che qualcosa possa andare storto, in danno del nuovo proprietario e poi del Milan. Ecco perché è importante l’incontro che Cardinale ha avuto con Maldini, concluso – pare, anche se al momento manca l’ufficialità – con la riconferma dell’intero management tecnico.

Nell’ormai famosa intervista alla Gazzetta, Maldini era stato molto chiaro e oltre a prendere le distanze da Gazidis (che poi sul Guardian inelegantemente si è attribuito l’acquisizione di calciatori che probabilmente nemmeno conosceva) chiedeva espressamente di conoscere i programmi della nuova società. Se dunque Maldini rimane al Milan, significa che questi programmi non solo lo coinvolgono, ma soprattutto lo convincono. Paolo ha già dimostrato di sapere dire no se qualcosa non gli sembra chiaro: è vivo in tutti il suo rifiuto a partecipare al progetto del Milan cinese, poi naufragato in fretta fra debiti e incapacità.

Se Cardinale non l’avesse convinto, Maldini era libero di andarsene. Non ha bisogno di un lavoro e ha dimostrato di cavarsela alla grande anche alla scrivania. Se resta e ci mette faccia e impegno, significa che crede alla possibilità di continuare il percorso vincente appena cominciato. In ogni caso, come ampiamente detto, scritto e previsto, il progetto come il mercato restano ispirati alla sostenibilità economica: giovani di talento, ingaggi calmierati, zero follie. Partendo ogni anno da -120 milioni di interessi.

@GianniVisnadi