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Quella che vogliamo proporre in questo articolo è una provocazione, forse una forzatura, supportata però da due elementi che non vanno affatto trascurati: il calendario e la storia. La questione è la seguente: il Milan, incapace di scuotersi e ripartire, due vittorie e cinque sconfitte nelle ultime otto partite, quattro punti in quattro gare con Pioli in panchina, rischia di essere coinvolto nella lotta per evitare la serie B?

Cominciamo dal calendario. Il Milan è atteso dalla trasferta con la Juve e dalla sfida a San Siro con il Napoli: se si prevede che otterrà zero punti, o al massimo uno, nessuno si stupirà. Nel caso in cui questo accada, molti di coloro che stanno dietro ai rossoneri si avvicineranno o li scavalcheranno, anche perché sono previsti diversi scontri diretti dai quali qualcuno uscirà sicuramente con i punti in mano. Ebbene, in quel momento quale sarà la reazione della società, della squadra, dell’ambiente? Anche perché - attenzione - dopo Juve e Napoli non sarà tutto facile: prima di Natale il Milan avrà altre due trasferte impegnative di fila (Parma e Bologna), il Sassuolo in casa, infine la gara di Bergamo. Un percorso con tanti ostacoli alti e pochi bassi.

La storia ci insegna che le società di nobili tradizioni e grandi ambizioni rischiano moltissimo quando vengono coinvolte in coda alla classifica, perché non sono abituate né preparate a combattere in quelle situazioni. E alcune sono finite dritte in B. Ricordiamo soprattutto due esempi, uno legato proprio ai rossoneri.

Nella stagione 1981-82 il Milan, appena tornato in A dopo lo scandalo scommesse, retrocesse di nuovo sul campo (per la prima e unica volta). E la squadra non aveva certo valori infimi. Non era fortissima e completa, certo, e pagò la deludente stagione del centravanti scozzese Joe Jordan, però aveva valori importanti. C’erano due difensori che di lì a poco avrebbero vinto il Mondiale, uno da titolare (Collovati) e uno da riserva (Baresi), più altri calciatori di tutto rispetto: ovviamente Tassotti ed Evani, futuri intoccabili nel Milan dei trionfi di Berlusconi, ma anche Maldera, Battistini, Buriani, Novellino. Entrato nel vortice della lotta in coda, quel Milan non seppe risollevarsi.

Perfino più clamorosa fu la retrocessione della Fiorentina nel 1993, perché quella squadra era stata costruita per puntare all’Europa e alla tredicesima giornata (su 34) era addirittura seconda in classifica. Poi una lite tra il presidente Vittorio Cecchi Gori e l’allenatore Radice ruppe il giocattolo. Così andò in B la squadra di un fuoriclasse come Batistuta, di due campioni di livello internazionale come Effenberg e Brian Laudrup, di giocatori nel giro della nazionale azzurra come  Baiano, Di Mauro, Carnasciali.

C’era, in quella squadra, anche Stefano Pioli, buon difensore, titolare inamovibile. Ma ovviamente si tratta solo di una coincidenza.

@steagresti