Poteva già essere la stagione della rinascita rossonera con la qualificazione alla Champions League e la vittoria della Coppa Italia. E invece bisognerà aspettare. Leonardo e company non sono riusciti nell’impresa di far ripartire il vero Milan al primo colpo.

Ci riproveranno l’anno prossimo. Peccato perché ci sono andati molto vicini e la doppia occasione era ghiotta davvero, con il suicidio della Roma in campionato e la prematura eliminazione della Juve dalla Coppa Italia. Gattuso ha fatto tutto bene, ma si è fermato sul più bello.

Si è fermato quando ha percepito che non sarebbe stato confermato in ogni caso. Da lì in poi ha smesso di ragionare per il bene del Milan e inconsciamente ha pensato a se stesso e ai motivi, secondo lui ingiusti, per i quali sarebbe stato cacciato. In realtà Leonardo lo avrebbe cambiato già da inizio stagione, ma come avevamo anticipato, la nuova dirigenza si era insediata troppo tardi e soprattutto Leo non voleva inimicarsi i tifosi, già scottati dal suo “tradimento” nerazzurro.

Gattuso ha avuto così la grande occasione di guidare il Milan per una stagione intera e dimostrare di essere un bravo allenatore. A questa occasione si è aggiunto prima Higuain e poi un sontuoso mercato di gennaio, quando la società si è accorta che si poteva davvero puntare alla Champions League. Rino ha sfruttato bene la chance, ma, come detto, si è fermato in prossimità del traguardo. Il suo Milan si è fermato al derby. Da lì in poi la squadra è scomparsa e con essa la lucidità del suo allenatore. Nonostante la frenata di gruppo di tutte le pretendenti al terzo e quarto posto, i rossoneri sono riusciti a fare peggio.

L’unica vittoria in campionato contro la derelitta Lazio ha avuto il solo effetto di risvegliare l’orgoglio biancoceleste con la scenetta della maglia di Acerbi sotto la curva. Orgoglio che ha prodotto una gara compatta e ordinata degli uomini di Simone Inzaghi. Nulla di piú, per carità. A perdere la partita ci ha pensato Gattuso e i giocatori, ormai palesemente senza una guida.

Rino ancora una volta ha scelto i “suoi” tenendo fuori il più forte della rosa, cioè quel Paquetà che era stato determinante nella rincorsa Champions. Stavolta però ha fatto di più, cambiando modulo in una semifinale e inventandosi la difesa a 3. Nei tre non ha messo Zapata, il migliore delle ultime uscite, bensì Caldara che non vedeva il campo da settembre. Dulcis in fundo, ha messo Laxalt a fare tutta la fascia, dopo una stagione in cui ha dimostrato di essere stato il peggior acquisto. In questo 3-4-3 senza senso ha scelto di togliere tutte le idee dal centrocampo affidandolo al duo Kessiè-Bakayoko. Non prendere gol e passare il turno in queste condizioni era impossibile.

Buon per il Milan che di fronte aveva una squadra in pessime condizioni che ne ha fatto solo uno. I rossoneri di questo finale di campionato sono ancora quarti ma è veramente impensabile che riescano a tenere la posizione. A questo punto sarebbe quasi un successo riuscire almeno ad arrivare in Europa League.