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Banale, Mino Raiola, non lo è mai. Quando si presenta, quando agisce, quando parla. Un agente sui generis, ma dal lavoro decisamente efficace. Anche nella comunicazione, sempre pungente e senza peli sulla lingua. Come quasi un anno fa, quando a fine gennaio, dopo l'1-0 del Milan al Rigamonti di Brescia, esclamò: "Non mi piace, perché non credo che questo sia il Milan che il mondo conosce. Non credo che sia la squadra che Maldini e Boban sognano. Non credo neanche che Elliott stia pensando che questo sia il vero Milan". 

MILAN COMPETITIVO - Ennesima frecciata a un Milan che faticava a vedere come tale. Era un Milan diverso, prigioniero del progetto di Gazidis e dell'idea Rangnick. Anche su quello si basavano le richieste di Raiola sul rinnovo di Donnarumma: serve un Milan competitivo, in grado di lottare ai vertici. Altrimenti, sarà addio. Perché - ragionava l'agente - un talento di 20 anni, negli anni più importanti della carriera, non può continuare a lottare per il 5°-6° posto e continuare a godersi lo spettacolo della Champions League in tv.
RINNOVO VICINO - Da quel 24 gennaio di acqua sotto i ponti ne è passata tanta. Fuori dal campo, certo, ma anche dentro il terreno di gioco, dove il Milan è diventato squadra e ha inanellato una striscia di risultati quasi impressionante. Stagione nuova, vecchie abitudini: e così i rossoneri si scoprono capolista e di nuovo ai vertici del calcio italiano. Assecondando, così, anche la famosa richiesta di Raiola. Che ora tratta un rinnovo sempre più vicino: la distanza tra le parti è sempre più vicina, si può chiudere a 7 milioni. L'unico nodo resta la clausola: Raiola la chiede, il club preferirebbe non avere vincoli legati ai piazzamenti. Ma il Milan, ora, è ambizioso e solido, con tutto il diritto di sognare in grande.