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Otto anni fa, nel marzo del 2014, Davide Calabria lottava in Primavera insieme, tra gli altri, ad Hachim Mastour e Andrea Petagna. Franck Kessie, invece, veniva promosso in prima squadra nella Stella Adjamé di Abidjan, in Costa d'Avorio. Rafa Leao, dal canto suo, iniziava la sua avventura nelle giovanili del Portogallo con la convocazione in Under-16. A Madrid, intanto, il Milan giocava la sua ultima partita in Champions League: avversario era l'Atletico Madrid, palcoscenico era l'iconico Vicente Calderón, poi distrutto per sposare la modernità del Wanda Metropolitano. Sono cresciuti, in questi otto anni, Davide, Franck e Rafael. Sono cresciuti i loro giovani compagni come Romagnoli, Theo Hernandez, Bennacer o Saelemaekers. Tutti, però, fermi alle zero presenze in Champions League, prestigioso teatro che i rossoneri sono pronti a riabbracciare dopo oltre 2700 giorni. 

IL DOPPIO INSEGNAMENTO - Lo faranno con spensieratezza e entusiasmo. Ma serviranno anche leadership ed esperienza, malizia utile per poter (tornare a) dare del tu all'élite del calcio europeo. Un'abitudine per il Milan, piacevole consuetudine poi drammaticamente persa negli anni. Servono, dunque, i giusti rinforzi, elementi di spessore - non solo tecnico - in grado di trascinare i più giovani. Il Milan lo ha capito nel corso dei mesi, guidato dalle ambizioni di Paolo Maldini e dalla voglia di mantenere i risultati sportivi in linea con le esigenze economiche. Qui nascono i colpi Ibrahimovic e Kjaer, perni fondamentali della cavalcata rossonera nell'ultimo anno e mezzo.
CERCASI ESPERIENZA - Ma non è tutto. Perché qui nascono anche due delle ultime idee di mercato in via Aldo Rossi. La prima porta a Olivier Giroud, individuato dalla coppia mercato Maldini-Massara come alternativa ideale a Zlatan Ibrahimovic, out per le prime giornate di campionato e da utilizzare, ad ogni modo, con la dovuta cautela. La seconda, fresca idea, porta ad Amsterdam e a Dusan Tadic, talentuoso jolly offensivo dell'Ajax che rappresenterebbe molto più che un semplice sostituto di Hakan Calhanoglu. Le due carte d'identità recitano 1986 e 1988 e portano con sé lunghe carriere. Perché nel maggio 2014, mentre il Milan salutava la Champions, Giroud vinceva la FA Cup con la maglia dell'Arsenal al termine di una stagione da 22 gol. Tadic, invece, concludeva con 34 presenze e 16 reti la sua seconda stagione al Twente: numeri che gli permisero, l'estate successiva, di volare in Premier League, al Southampton. Cercasi gol, ma anche e soprattutto esperienza. Cercasi guide, come il Virgilio dantesco. Sono le necessità del Milan, deciso a puntare anche su giocatori esperti per tornare nell'amata Champions. Oltre 2700 giorni dopo...