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Al termine della settimana di Ibrahimovic “one man show” al Festival di Sanremo, Stefano Pioli a Verona ha ricordato a tutti come si vince “cantando in coro”. Il suo Milan riesce a farlo più e meglio di tutti, soprattutto quando la squadra è in emergenza perché mancano i “solisti” più importanti. A partire proprio da “il” più importante. A questo proposito ci sarebbe il dato curioso secondo cui in questa stagione la media-punti del Milan “senza” Ibra è nettamente superiore alla media-punti “con” lo svedese in campo. Forse è un caso o forse no. Di certo dimostra che i rossoneri possono fare a meno di Ibra senza che prestazioni e risultati ne risentano significativamente. 

A nostro giudizio dietro a questo dato statistico esiste anche una recondita motivazione tattica. Infatti con in campo Ibra il Milan è in qualche modo obbligato a comandare sempre la partita, anche quando le condizioni fisiche e tecniche non lo consentirebbero. Con Ibra in campo il Milan è obbligato ad avere sempre almeno un giocatore “oltre” alla famosa linea del pallone. Con lui è praticamente impossibile immaginare un atteggiamento più attendista atto a sfruttare le ripartenze negli spazi. Certo in questo senso molto dipende dall’avversario di turno. Contro una squadra arroccata nella propria area di rigore come l’Udinese di mercoledì scorso sarebbe stato fondamentale avere un “apriscatole” come lo svedese o come il suo sostituto Mandzukic, invece che due contropiedisti come Leao e Rebic. Al contrario, contro squadre come l’ottimo Verona di Juric che attacca e si lascia attaccare, la mancanza dello svedese si è sentita meno. Anzi la sua assenza ha consentito a Pioli di impostare una partita più accorta, con tanti corridori pronti a dare battaglia a Veloso e compagni su ogni pallone. 
Il progetto del tecnico rossonero al Bentegodi si è realizzato alla perfezione grazie all’eccezionale applicazione di una squadra molto compatta che non ha concesso ai padroni di casa praticamente nessun’occasione da gol. Dall’altra parte l’esaltazione di questo Milan “operaio” imbottito di riserve si è sublimato nella miglior prestazione di Krunic da quando veste il rossonero. L’ex Empoli prelevato un anno e mezzo fa da Paolo Maldini è stato il migliore in campo in fase offensiva e difensiva e ha coronato la sua prova con un calcio di punizione alla Platini. Incredibile. E ancor più incredibile è stato il raddoppio che ha messo in banca il risultato: assist al bacio di Saelemakers, velo di Leao e giocata di Dalot da grandissimo attaccante. 

La prova del portoghese è stata il simbolo della reazione alla sequela di infortuni. La perdita di Theo Hernandez infatti sembrava la più pesante e invece l’ex United non ha fatto rimpiangere il titolare, anzi si è dimostrato più attento di lui in fase di copertura. Nella partita dei riscatti da segnalare le conferme di Calabria e Kessiè nella consueta versione stagionale da extraterrestri, ma anche la buona partita di Romagnoli che a nostro avviso è sempre troppo bersagliato dalla critica. Adesso il Milan è atteso dagli ultimi 10 giorni di fuoco con le partite di campionato contro Napoli e Fiorentina, alternate al doppio turno di Europa League che sembra più che altro una semifinale di Champions. A Manchester giovedi dovrebbero rientrare Theo Hernandez, Rebic e Tonali. I Red Devils sono nettamente più forti, ma se la squadra di Pioli scende in campo tosta e compatta come a Verona, per la squadra di Solskjaer sará faticoso passare il turno.