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Non c’era bisogno dell’ultimo indizio, perché di prove ne avevamo in abbondanza. Ma la vicenda Bonaventura aggiunge una tessera a un mosaico imbarazzante: quello che unisce il Milan a Mino Raiola. Un legame troppo stretto per essere vero, un rapporto che va ben oltre i buoni uffici, i buonissimi rapporti, la fiducia reciproca e anche l’amicizia. Un intreccio di relazioni che, alla lunga, condiziona la stessa società rossonera e il suo mercato, perché è difficile essere liberi di muoversi quando non tutto ma molto deve passare dalle mani dello stesso procuratore.

La storia di Bonaventura l’ha raccontata su calciomercato.com, con la consueta dovizia di particolari, Fabrizio Romano. In sintesi la vicenda è questa: il centrocampista chiedeva un aumento d’ingaggio al Milan che il club rossonero stentava a concedergli, anzi proprio non gli dava, allora ha lasciato il procuratore che lo assisteva da sempre (Giocondo Martorelli), ha meditato un po’ e poi, casualmente, ha deciso di farsi assistere da Mino Raiola. Come d’incanto, le sue rivendicazioni economiche sembra siano sul punto di essere accettate da Galliani, folgorato dalle ultime prestazioni del calciatore (che da sempre si è dimostrato un ottimo elemento, ma non è diventato Kakà nelle ultime settimane) oppure convinto dall’uomo che tratta il contratto per conto di Jack? Chissà. Fatto sta che l’ingaggio pare gli venga raddoppiato. Per la cronaca, Martorelli assisteva Bonaventura da oltre dieci anni: da quando giocava negli Allievi dell'Atalanta, un bambino insomma.

Con Bonaventura diventano cinque i giocatori di Raiola al Milan: ha pure Balotelli, che in rossonero ha portato dal City e riportato dal Liverpool, Abate, Donnarumma e Rodrigo Ely. E molti altri sono passati da Milanello negli anni scorsi, non solo Ibrahimovic ma anche - ad esempio - Emanuelson e perfino Felipe Mattioni, un terzino italobrasiliano che oggi, a 27 anni, gioca nel Doncaster Rovers, terza serie inglese: chissà cosa ci aveva visto il Milan quando l’ha preso in prestito nel 2009.
L’imminente firma di Bonaventura con il Milan ci ricorda un po’ quanto accadeva alla Juve negli anni Novanta, quando era più facile - diciamo così - andare in bianconero, oppure rinnovare il contratto, se si era assistiti da Alessandro Moggi, figlio di Luciano, all’epoca direttore generale del club torinese. Molti juventini passarono nella sua scuderia durante la militanza bianconera; tra questi Antonio Conte, oggi ct. All’epoca se ne raccontavano tante sul legame a tre Juve-Moggi-Moggino, anche che - ad esempio - l’attuale allenatore della Fiorentina, Paulo Sousa, fosse diventato inviso ai dirigenti a causa del suo rifiuto di cambiare procuratore. Infatti lo cedettero dopo appena due anni al Borussia Dortmund. E lui si vendicò, portando via alla Juve la Champions League in finale.

Stefano Agresti
@steagrest
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