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Uno scatto per raggiungere un pallone e, pochi istanti dopo, la fatica che prende il sopravvento costringendolo a piegarsi sulle ginocchia nei pressi della bandierina. Classica scena degli ultimi 10-15 minuti di partita e invece qui siamo intorno alla mezz'ora di Milan-Manchester United e il protagonista è Hakan Calhanoglu. Una scena emblwmatica del complicato momento di forma attraversato dal trequartista turco, vero e proprio motore della formazione di Pioli in un 2020 all'insegna della riscossa personale e il cui drastico calo di rendimento nei primi mesi dell'anno nuovo hanno oltremodo condizionato quello della squadra rossonera.

LO SPARTIACQUE - C'è una data che rappresenta una sorta di spartiacque tra il Calhanoglu trascinatore, anima di un Milan che vinceva e conviceva sia in Italia che in Europa e che guardava dall'alto verso il basso le avversarie più accreditate. E' il 17 gennaio quando inizia un periodo pieno di contrattempi per il nazionale turco, dopo il quale non si è più rivista la sua versione migliore in campo. La positività al Covid-19, contratto in una forma sintomatica abbastanza pesante - stando a quanto riferito dal diretto interessato - ha innescato un circolo vizioso completato dall'edema osseo evidenziato dagli esami dopo la partita contro la Roma dello scorso 1° marzo. In mezzo cinque partite saltate, con un bilancio di 3 vittorie, 2 pareggi e altrettante sconfitte (Coppa Italia ed Europa League comprese), ma 5 apparizioni assolutamente anonime - e una sola parentesi convincente di 28 minuti, da subentrato col Crotone - nelle occasioni in cui Calhanoglu è potuto scendere in campo tra i due periodi di stop.
COME CAMBIA IL MILAN - Due incidenti di percorso che hanno pesantemente inciso sulla tenuta atletica di un calciatore che, statistiche a parte, è stato per diversi mesi l'ago della bilancia di un centrocampo che, perso per strada per lungo tempo anche Bennacer, ha smarrito quegli equilibri e quei tempi di gioco che erano stati alla base delle fortune del Milan di Pioli. Ci sono dei dati che fotografano la situazione in maniera estremamente nitida: col '10' in campo, i rossoneri hanno colto il 67% delle loro vittorie, percentuale che cala di 7 punti quando lui non era disponibile. E che dire della statistica relativa alla produzione offensiva della squadra, che col turco in campo viaggia a una media di 2 reti a partita, contro l'1,4 di media senza il fantasista? Quello visto in campo da fine gennaio ad oggi non è potuto essere il vero Calhanoglu e il Milan, costretto a fronteggiare alternativamente anche le defezioni dei vari Ibra, Mandzukic, Rebic e Diaz, si è scoperto meno efficace e più fragile. Uno scatto e poi le mani sulle ginocchia alla mezzora di gioco, stanno tutte lì le sofferenze attuali del Diavolo.