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Il Milan è rimasto solo. Sia in testa alla classifica, dove precede ancora un grandissimo Sassuolo, sia nei prossimi turni di campionato e di Europa League. Lo lascia, almeno per quindici giorni (ma potrebbero essere molti di più), chi lo ha portato tanto in alto, cioè Zlatan Ibrahimovic, due gol decisivi anche a Napoli e fanno dieci gol in otto giornate. Il terzo gol lo ha segnato Hauge, subentrato a Calhanoglu, quando stava scorrendo l’ultimo minuto di recupero (95’). Ibrahimovic è il tormento e l’estasi. L’estasi per il suo rendimento fuori da ogni parametro, il tormento per l’infortunio. Lui ha sentito una fitta all’altezza del flessore della gamba sinistra, è caduto a terra, si è fatto applicare la borsa del ghiaccio e si è seduto in panchina. Ma alla fine quando, seppur felice, ha dovuto raggiungere gli spogliatoi, zoppicava vistosamente.

Il sacco del San Paolo, costruito con molta strategia, grandissimo ordine e ripartenze negli spazi assolutamente letali, costa ai rossoneri il sacrificio del loro uomo più importante e carismatico. Ora è vero che il Milan, nelle sue venti gare consecutive senza sconfitte in campionato (quello scorso e l’attuale), ha fatto bene anche senza Ibrahimovic (colpito da Covid), ma quella che si è aperta ieri è una fase decisiva della nostra serie A. Si giocherà infatti ogni tre giorni fino a ridosso del Natale, le tossine di stress e fatica appesantiranno gambe e e testa, i valori tecnici tenderanno a incentivare la selezione. Il Milan, per la verità, è lanciato, avendo affrontato e battuto sia l’Inter nel derby che il Napoli lontano da San Siro, ma l’assenza di Ibra potrebbe avere un contraccolpo determinante sulla squadra.

Peccato perché, nonostante l’assenza di metà dello staff tecnico (Pioli e Morelli affetti da Covid, sostituiti da Bonera e dal team manager Romeo), il Milan è passato anche a Napoli con l’autorità della grande squadra. Non ha dominato, questo no, ma ha segnato al momento giusto (a metà del primo tempo e ad inizio di ripresa) e sempre con Ibra e difeso senza affanni nonostante la reazione del Napoli abbia fruttato un tiro respinto dall’incrocio dei pali (Di Lorenzo) e un gol (Mertens) che ha riaperto la partita. Al resto ha pensato Donnarumma. Quasi insuperabile sui tentativi di Mertens (due) e nel finale di Petagna, entrato per Politano, e di Insigne.

Per la partita che ha giocato la squadra di Gattuso non meritava di perdere, però quando si fanno troppi errori individuali, o si perde l’equilibrio tattico, è inevitabile che vada a finire male. Sul primo gol (21’) è vero che Theo Hernandez (cross) e Ibrahimovic (prodigioso stacco di testa ad aggredire il pallone) fanno due giocate memorabili, ma è altrettanto vero che Koulibaly è in netto ritardo rispetto allo svedese. Lo 0-2, invece, collocatosi al 54’, è stata una tipica ripartenza dopo che il Napoli aveva mancato un attacco per superficialità e dabbenaggine (colpo di petto di un azzurro a servire un avversario). Sul recupero palla, Calhanoglu ha trovato Rebic pronto prima allo scatto e poi al pallone perfetto, sul secondo palo, per Ibrahimovic. Mario Rui ha provato a disinnescarlo di piede, ma il bomber ha chiuso sotto la traversa con un’economica ginocchiata da due passi.

Il Napoli (62’) ha avuto il merito di riaprire la partita (Bakayoko ruba palla a Kessie, Zielinski fa correre Mario Rui dentro l’area lateralmente, Romagnoli perde il contrasto con Mertens che mette dentro) e il demerito di non avere pazienza. In particolare è stato sconsiderato proprio Bakayoko che, nel tentativo di arginare uno dei superlativi spunti di Theo Hernandez, lo ha abbattuto prendendosi il secondo giallo. Qualche lamentela, assolutamente speciosa, c’era stata per il primo cartellino, ma il secondo era assolutamente obbligato. Sotto di un uomo e di un gol per venticinque minuti, gli azzurri hanno fatto il possibile. Ma nelle due circostanze nelle quali avrebbero potuto segnare, il solito Donnarumma ha fatto valere mani, braccia e gambe del suo fisico statuario. Così al 95’, dopo che Colombo e Castillejo, entrati per Ibra e Saelemaekers, avevano mancato il terzo gol, ci ha pensato Hauge a sfruttare un sapiente suggerimento di Bennacer, segnando con un pallonetto. Il Napoli è alla terza sconfitta consecutiva in casa, coppa inclusa. E domenica arriva una Roma lanciatissima. Quasi all’improvviso una nuvola nera si è addensata sopra la testa di Gattuso. Non è un buon momento per lui, né per i miei pronostici.






IL TABELLINO

Napoli-Milan 1-3 (primo tempo 0-1)


Marcatori: 20' p.t. 10' s.t. Ibrahimovic (M), 18' s.t. Mertens (N), 50' s.t. Hauge (M).

Assist: 20' p.t. Theo Hernandez (M), 10' s.t. Rebic (M), 50' s.t. Bennacer (M).

Napoli (4-2-3-1): Meret; Di Lorenzo, Manolas, Koulibaly, Mario Rui; Fabián Ruiz (45' s.t. Elmas), Bakayoko; Lozano (11' s.t. Zielinski), Politano (24' s.t. Petagna), Insigne; Mertens. All. Gattuso.

Milan (4-2-3-1): Donnarumma; Calabria, Kjaer, Romagnoli, Theo Hernandez; Kessié, Bennacer; Saelemaekers (28' s.t. Castillejo), Calhanoglu (42' s.t. Krunic), Rebic (29' s.t. Hauge); Ibrahimovic (34' s.t. Colombo). All. Bonera.

Arbitro: Valeri di Roma

Ammoniti: 16' p.t. 20' s.t. Bakayoko (N), 2' s.t. Calabria (M), 31' s.t. Kessié (M), 36' s.t. Mario Rui (N), 40' s.t. Castillejo (M).

Espulsi: 20' s.t. Bakayoko (N).