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Il Napoli elimina la Roma dalla corsa Champions, avvicina Juventus e Atalanta, reclama un posto nelle prime quattro nella volata finale. Per me lo conquisterà facendolo perdere alla Juve di Pirlo che, oltre a sperperare quasi tutto, non parteciperà nemmeno alla prossima competizione europea più prestigiosa.

Perché parlo di Juve?

Prima di tutto perché, oltre ad avere pronosticato un’annata bianconera fortemente deficitaria, sostengo da tempo che faticherà ad arrivare nelle prime quattro, convinzione che la sconfitta in casa con il Benevento ha fortemente rafforzato. In secondo luogo perché il 7 aprile la Juve recupererà proprio con il Napoli e sarà una specie di spareggio con sorpasso in vista.

La squadra di Gattuso è tornata a stare bene sia perché ha recuperato tutti gli infortunati, sia perché l’allenatore ha lavorato sulla testa, sulle gambe, sugli schemi e sui movimenti dei calciatori.

La Roma, unica italiana superstite in Europa, ha fatto una magra figura. Dominata praticamente per un’ora di gioco, la si è vista attaccare solo nel finale, ma in un modo talmente lento e prevedibile che non avrebbe segnato neppure provandoci per una settimana. Lele Adani, voce tecnica nella telecronaca di Sky, ha detto che ha fatto di più Villar in poco più di venti minuti che l’intera squadra in precedenza. Ha ragione. Probabilmente lui come me non si spiega come sia stato possibile preferirgli Diawara. O, al limite, lo stesso Lorenzo Pellegrini che ha colpito un palo ma sbagliato molti palloni. Fonseca chiedeva l’imbucata dopo un giro palla veloce. La sua squadra, invece, provava con i cross dopo un giro palla lento. Inconcepibile.

Ora si dirà che la Roma era stanca per le fatiche della trasferta in Ucraina e il Napoli - che si era visto cancellare il recupero già calendarizzato con la Juve - era fresco e candido come una rosa. Tutto può essere, anche se Fonseca aveva preservato sei elementi su undici e in Europa League aveva giocato con qualità e leggerezza. Il punto, ovvero il problema, è che questa Roma è sembrata scarica psicologicamente, in parte perfino rassegnata. Che è arrivata sempre seconda sulle palle contese. Che non aveva uno straccio di idea quando era in possesso di palla. Sono mancate - e in maniera anche clamorosa - le due fasce laterali (Karsdorp e Spinazzola) che in un 3-4-2-1 sono alimento e della manovra. Male anche Pedro (troppo tardivo il suo avvicendamento) ed El Shaarawy, lontanissimo da una condizione appena decente. Poi - sarà un problema mio - ma non capisco l’insistenza su Cristante centrale di difesa, stabilito che il giocatore non ama quel ruolo, che non ha caratteristiche (se non l’altezza) per giocarci e che in panchina c’era Kumbulla e - udite udite - perfino quel vecchio mestierante di Fazio.

Nel Napoli, invece, hanno brillato tutti. Dai quattro davanti (Mertens, autore di due reti, Politano e Insigne rifinitori nel secondo gol, Zielinski in cattedra fino a quando è rimasto in campo) a Fabian Ruiz tornato sui livelli di eccellenza assoluta. La difesa, poi, compatta intorno a Koulibaly, non ha patito né cedimenti, né sofferenze.

Ma la misura della superiorità è stato il ritmo, la brillantezza nelle giocate, l’ampiezza nell’aprire il fronte d’attacco. Certo, il primo gol (27’) è arrivato su punizione procurata da Zielinski, atterrato al limite dell’area da Ibanez. Il destro del belga ha avuto il pregio di passare sopra la barriera romanista e anche di infilarsi nel mini-muro creato da tre napoletani.

Al contrario, il secondo gol (34’) è stato stupendo per aver coinvolto tre dei quattro uomini offensivi. Insigne, con un’apertura profonda, ha pescato Politano in movimento verso la porta avversaria. L’ex interista ha fatto la sponda di testa per il successivo tocco, sempre di testa e a porta quasi vuota, di Mertens. Bellezza allo stato puro, ma anche ingenuità della difesa romanista. Sul lancio di Insigne, effettuato a palla scoperta, quindi senza pressione romanista, la linea avrebbe dovuto arretrare e non avanzare in maniera suicida.

La Roma ha provato a rispondere qualche minuto dopo (37’) con un’efficace girata di Cristante, deviata in angolo da Ospina.

Ma anche ad inizio di ripresa (57’) è stato Insigne ad avere la palla del 3-0 (tiro centrale parato da Pau Lopez).

Forse - e dico forse - la partita sarebbe potuta cambiare intorno all’ora di gioco se Pellegrini, dal limite, anziché colpire il palo pieno, avesse segnato. Invece il Napoli, pur abbassandosi notevolmente, è rimasto in controllo e ha vinto con merito e certezza. La Roma, se vuole vincere l’Europa League, deve cambiare registro e recuperare Veretout. In mezzo ieri c’era il buio.


IL TABELLINO

 
ROMA-NAPOLI 0-2 (primo tempo 0-2)

Marcatori: 26′, 34′ Merteens
Assist: 34’ Politano
Ammoniti: 26′ Ibanez, 46′ Mancini, 49′ Zielinski, 59′ Diawara, 63′ El Shaarawy, 78′ Ospina

ROMA (3-4-2-1): Pau Lopez; Mancini, Cristante, Ibanez; Karsdorp, Pellegrini (83′ Kumbulla), Diawara (67′ Villar), Spinazzola; Pedro (67′ Perez), El Shaarawy; Dzeko (67′ Mayoral). All.: Paulo Fonseca

NAPOLI (4-2-3-1): Ospina; Hysaj, Maksimovic, Koulibaly, Mario Rui; Demme, Fabian Ruiz; Politano (73′ Lozano), Zielinski (73′ Elmas), Insigne; Mertens (66′ Osimhen). All.: Gennaro Gattuso


Arbitro: Di Bello