Come da me ampiamente sostenuto, il Napoli che ha meritatamente sbancato lo Stadium con un gol di Koulibaly ad un minuto dalla fine, fra quattro giornate conquisterà lo scudetto. E la Juve di Allegri che, essendo livornese e linguacciuto, si crede sempre un furbo di tre cotte, non vincerà il settimo consecutivo. Anzi, è assai probabile che, giocando come vuole il suo allenatore, la Juve perda anche la finale di Coppa Italia, realizzando un fantastico zero stagionale.

Perché sono così drastico?

Perché Allegri contro il Napoli ha sbagliato formazione all’inizio (incomprensibile il ricorso a Dybala e prima della partita avevo spiegato le ragioni), perché ha sbagliato i cambi (Lichtsteiner è ormai un ectoplasma: in 79 minuti non ha azzeccato un intervento, fallendo quasi tutti i passaggi), perché ha giocato per il pareggio, perché è stato pauroso e perchè la sua squadra non ne ha più né a livello mentale, né a livello fisico.

Mancano quattro turni alla fine e la Juve deve andare sabato a Milano (Inter) e, dopo il Bologna, in casa, a Roma (sponda giallorossa). Chiuderà in casa con il Verona.

Deve realizzare dodici punti, cioé vincere sempre, per mantenere il misero vantaggio (più 1) che adesso si ritrova. Operazione difficile per chiunque, figurarsi per una Juve ormai squinternata:  Chiellini infortunato, Douglas Costa normalizzato, Khedira letargico, Pjanic arrancante.

Il sorpasso del Napoli è prossimo. E’ vero che deve giocare a Firenze e in casa della Sampdoria, ma la spinta dei tre punti di Torino smuove le montagne, figurarsi una squadra che ha fatto il pieno di fiducia e di energie.

Dire che il Napoli allo Stadium ha giocato bene non significherebbe aderire alla verità. Quel che si può dire, però, è che l’ha fatto meglio della Juve, con un possesso palla ficcante nei primissimi minuti e poi finalizzato a far perdere forza e attenzione all’avversario. La Juve si è difesa, tenendo alto il reparto e mostrando forse il miglior Benatia della stagione. Alla fine, però, su un calcio d’angolo di Callejon, a permettere l’inzuccata di Koulibaly è stato proprio il marocchino. Un’omissione letale che non può non inficiare il giudizio.

Il Napoli è uscito alla distanza sia perché ha raccolto il massimo nella terza partita della settimana, sia perché il gol si è collocato poco prima del tempo di recupero. In pratica ha colpito la Juve con la stessa spietatezza usata in passato dagli juventini.

Mi immagino cosa staranno teorizzando adesso a loro discolpa. Forse malediranno l’infortunio di Chiellini (11’ colmato con l’ingresso di Lichtsteiner e lo spostamento di Howedes al centro), forse il palo sulla punizione di Pjanic deviata da Callejon (17’).

Ma l’unica cosa importante non era la vittoria? 

E non è la Juve l’unica squadra con una mentalità talmente vincente da poter prescindere dal gioco?
Nelle mie analisi per Calciomercato ho sostenuto una battaglia quasi solitaria. Sette giorni fa, dopo che la Juve aveva portato a sei i punti di vantaggio sul Napoli, il dileggio e il compatimento nei miei confronti  stava crescendo. E’ calato un po’ dopo il pareggio di Crotone, penso sia a zero adesso, nel momento in cui la Juve sta rischiando concretamente di fallire il suo terzo obiettivo stagionale.

Il problema è che non si può eternamente gestire la palla o rincorrere per chiudere gli spazi.

E non si può essere immutabili. Quanti pensavano che la Juve non sbagliasse mai due partite consecutive o, comunque, non mancassse quelle decisive? Invece in due gare (Crotone e Napoli in casa) ha preso solo un punto dissipando un vantaggio che, mercoledì, si era dilatato a nove (la Juve vinceva, il Napoli perdeva con l’Udinese).

Adesso chi non deve sbagliare un colpo è il Napoli. Vincere a Firenze e a Genova è fondamentale e per questo non serve solo la testa di Koulibaly. Probabilmente serve Milik dall’inizio al posto di Mertens e certamente Zielinski per Hamsik. Ne va dello scudetto, il terzo della storia, uno dei pochi in cui chi non ha mai giocato a calcio ad alti livelli (Sarri) può battere il suo omologo, ex calciatore professionista, convinto che basti annusare il campo per capire come vanno le partite.