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Tutto per il Napoli. La sconfitta del Milan, a Firenze, schiude alla squadra di Spalletti la possibilità di allungare sui rossoneri (andrebbe a più tre) e di mettere l’Inter fuori dai giochi in maniera definitiva (si ritroverebbe a meno dieci). Vincere a San Siro non è esattamente un risultato ordinario, ma è quello che si chiede ad una squadra da scudetto: questo vuole il Napoli, a questo non può sottrarsi.

Il Napoli sta meglio dell’Inter. E’ vero che, nell’immediata vigilia, ha perso Politano (Covid), ma ai nerazzurri manca De Vrij (un pilastro della difesa) e ha Bastoni e Dzeko in condizioni fisiche non ottimali (hanno rinunciato entrambi alle partite con le rispettive Nazionali). La differenza si evidenzia nei sostituti: Spalletti sostituirà Politano con Lozano oppure con Zielinski, mentre Simone Inzaghi sarà costretto a richiamare Ranocchia. Giusto che l’allenatore interista non si lamenti delle assenze (al contrario di Mourinho che, in questo modo, destabilizza chi deve giocare), ma il divario potrebbe essere sensibile perché, a mio giudizio, l’organico del Napoli è più vasto e più vario di quello interista. Bisogna poi considerare lo stato di forma, assai scadente, di Barella, centrocampista inamovibile nel 3-5-2 di Inzaghi. Se il suo apporto non migliorerà (in Nazionale è stato insufficiente anche perché non ancora guarito da un infortunio), l’Inter perderà in precisione e fluidità.
La partita sarà certamente spettacolare ed avvincente, anche se non è chiaro chi la farà, cioè chi giocherà di possesso e di iniziativa e chi, invece, agirà di contropiede o di controgioco. Spalletti ha un vantaggio: sa fare una cosa e l’altra con la stessa efficacia. E’ per questo che, fin dall’inizio del campionato, ho pronosticato il Napoli come vincitore finale. In pratica è la stessa squadra dell’anno scorso che l’allenatore ha migliorato in virtù della propria versatilità. Ben lungi dal variare l’assetto difensivo (il reparto è sempre a quattro), Spalletti è flessibile sui principi di gioco e sulla costruzione della manovra. Questo pomeriggio, poi, c’è un altro elemento che potrebbe incidere in maniera decisiva: si tratta dell’aspetto psicologico. L’Inter ha un solo risultato a disposizione ed è la vittoria. Il Napoli, in pura teoria, almeno due. Anzi, arrivo a dire che, dopo la caduta del Milan a Firenze, nemmeno la sconfitta sarebbe un dramma. Questo ovviamente permetterà di affrontare l’impegno senza una pressione eccessiva, ma con la giusta concentrazione e una relativa tranquillità.

Il Napoli non ha mai perso e questo gli dà sicurezza, anche perché in difesa subisce pochissimo. Più in generale subisce poco il gioco altrui, l’atteggiamento non è mai passivo e il pressing sempre attivo. L’Inter segna molto e per farlo ha alzato la linea difensiva di almeno una decina di metri. Atteggiamento rimarchevole ma che qualche volta permette all’avversario di andarle a giocare alle spalle. Non mi sorprenderei che, per l’occasione, l’Inter fosse più bassa e più prudente. Non certo per conservare il pareggio, ma per determinarsi spazi davanti da riempire con gli esterni e, soprattutto, con Dzeko e Lautaro. Naturalmente questo pronostico, come tutti, ha i piedi d’argilla. Un episodio, soprattutto nella prima parte della gara, potrebbe incaricarsi di stravolgere la trama. Ma questo è il calcio. Nella sua insondabilità risiede ancora la sua bellezza.