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Vince all’ultimo minuto, il Napoli, stavolta. Fa gol Bakayoko in coda a una partita triste e brutta che sembrava avviata verso un pari sì, noioso, ma anche giusto. Vince il Napoli e, dopo la sbandata in casa con lo Spezia, riesce a non perdere contatto con la zona Champions. Gattuso può essere felice, questa volta: il suo Napoli non ha costruito trenta e passa occasioni per far gol, ma ha sfruttato quelle poche che ha creato e ha portato i tre punti a casa. Brutta faccenda, invece, per quest’Udinese che passa da un dispiacere all’altro e che ora deve fare in conti con una crisi conclamata che già nelle prossime ore potrebbe portare al cambio dell’allenatore.   

Così è, quando s’incrociano due squadre sull’orlo d’una crisi e magari pure con i rispettivi allenatori seduti sui carboni ardenti, beh, allora due sono le cose: o ne viene fuori una partita d’orgoglio e di battaglia, oppure vince la paura e sulla partita scende il buio. E  manco a dirlo, su Udinese-Napoli è il buio che scende immediatamente dagli Altipiani del Montasio. Calcio frenato, quello a cui s’assiste. Calcio preoccupato, spaventato, quello che portano tutte e due le squadre nel gelo del Friuli, dove Luca Gotti sa di giocarsi la panchina proprio nel giorno in cui deve rinunciare a Pussetto e Forestieri; accidenti che lo costringono a disegnare un’Udinese ad una sola punta (Lasagna), con Pereyra arrangiato come seconda punta e De Paul libero d’avvicinarsi alla porta come e quando vuole.

Dall’altra parte il povero Gattuso. “Povero” nel senso che pure lui ancora non può contare su Mertens e Koulibaly e anche su Osimhen e Demme, in campo alla fine solo per tre minuti. La rinuncia a Maksimovic e Mario Rui, invece, in avvio è volontaria dopo le ultime sconcertanti esibizioni del terzino portoghese e del giovanottone serbo a fine contratto e con poca voglia da parte del Napoli di tenerlo ancora. E allora, udite udite, Rrahamani dal primo istante in coppia con Manolas.  Amir Raahmani, oggetto misterioso costato in estate 14 milioni e in campo, sino a ieri, solo per tre minuti contro il Cagliari, mentre in avanti torna Lozano con Petagna prima punta.

Due squadre un po’ arrangiate, insomma. E tra paura e assenze pesanti da tutte e due le parti, logicamente quello che ne soffre è il gioco. Non per nulla Udinese e Napoli, note alle statistiche come due squadre che creano tantissime occasioni - ma ne sbagliano altrettante o quasi – stavolta sono sparagnine. Avare. Insomma, si fanno pregare per arrivare al tiro buono.  E infatti, dopo un quarto d’ora di gioco andante moderato, il primo brivido lo regala Lozano, troppo lesto in area di rigore per Bonifazi che lo fa volare. Per Pasqua - nel senso dell’arbitro Fabrizio Pasqua – nulla d’irregolare. Per il Var, invece, è calcio di rigore e a Pasqua – sempre l’arbitro – si convince in fretta che ha ragione il Var. Insigne alla battuta e Napoli in vantaggio. Vantaggio che sembra rinfrancare la squadra di Gattuso, prossima al raddoppio due volte in un minuto (23’ e 24’) prima con Lozano e poi con Petagna, sulle cui conclusioni Musso sa farsi apprezzare.

Sì, frastornata  l’Udinese, che avrebbe bisogno d’un miracolo per pareggiare il conto. O magari d’un regalo. E allora ecco Rrahmani. Ci pensa lui, il kosovaro esordiente che, dopo quello che ha combinato, chissà quando rivedrà il campo la prossima volta. E’ lui, infatti, che (27’) passa a Meret, ma passa con un destro moscio che più moscio non si può e Lasagna è svelto nel rubargli palla e tempo, a fare gol e a ringraziare per il pensiero assai gentile. Uno a uno. Un rigore ed un presente. Due gol in perfetta linea con una partita che si trascina avanti con fatica.

Secondo tempo ed ecco quella che non è certo una sorpresa. Gattuso racconta chiaro e tondo che di Rrahamani non si fida, che il ds Giuntoli in estate non ha fatto un buon affare e che il difensore della Nazionale del Kosovo può considerarsi anche bocciato: fuori subito, infatti, con Mario Rui che va a sinistra, Hysaj che torna a destra e Di Lorenzo che va ad arrangiarsi in coppia con Maksimovic, il quale già dopo un quarto d’ora aveva dato il cambio a Manolas fatto fuori da un problema muscolare. 

E anche nel secondo tempo lo spartito è chiaro: Napoli che prova ad attaccare – ma Lozano, l’unico che potrebbe sparigliare il risultato – è assistito poco dalla squadra e Udinese che appena può parte in contropiede. Una ripresa che vive di rari lampi azzurri (49’, Musso salva su Zielinski e poi Insigne spreca a lato) e di qualche ripartenza bianconera (57’ e 58’, due volte salva coi piedi Meret su Stryger Larsen e poi anche su Lasagna), favorite dai buchi che regala il centrocampo a due del Napoli. E nulla di chissà che portano poi le sostituzioni: Elmas per Fabian e il ripescato Llorente per Petagna, mentre Gotti ci prova – si fa per dire – con Zeegelaar per Larsen e Walace per Arslan. Poco offrono i nuovi arrivati, anche se Elmas un po’ di sicurezza in più la offre in mezzo al campo azzurro. E così la partita sembra – sembra – andare verso un finale tanto scontato quanto grigio. Ma non è così. Giusto all’ultimo minuto del tempo regolare, infatti, Bakayoko sfrutta tutta la sua altezza e forza per far gol – il primo in maglia azzurra -  sfruttando un assist di Mario Rui sul calcio da fermo. Conclusione: Gattuso passa. Vince. Tira un lungo sospiro di sollievo e lascia  il cerino acceso della crisi nelle mani del povero Gotti. 
          


Udinese-Napoli 1-2 (primo tempo 1-1)
 
Marcatori: 15’ p.t. Insigne rig. (N), 28’ p.t. Lasagna (U), 45’ s.t. Bakayoko (N)
 
Assist: 45’ s.t. Mario Rui (N)
 
Udinese (3-5-1-1): Musso; Becao, Bonifazi, Samir; Molina, De Paul, Arslan (27’ s.t. Walace), Stryger Larsen (27’ s.t. Zeegelaar); Pereyra; Lasagna (36’ s.t. Nestorovski). All. Gotti.
 
Napoli (4-2-3-1): Meret; Di Lorenzo, Manolas (16’ p.t. Maksimovic), Rrahmani (1’ s.t. Mario Rui), Hysaj; Ruiz (23’ s.t. Elmas), Bakayoko; Lozano, Zielinski (45+2’ s.t. Demme), Insigne; Petagna (23’ s.t. Llorente). All. Gattuso.
 
Arbitro: Pasqua di Tivoli
 
Ammoniti: 37’ p.t. Di Lorenzo (N), 44’ p.t. Arslan (U), 22’ s.t. Samir (U), 41’ s.t. Zeegelaar (U)