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Per quel che conta - ma qualcosa conta sempre - la prima Inter di Conte vince subito (2-1) in casa del Lugano, massima serie svizzera e qualificato alla prossima Europa League. Avversario di caratura inferiore, ma rispettabile perché più avanti nella preparazione e prossimo (fra una settimana) all’inizio del campionato. L’Inter ha segnato con Sensi (25’) e Brozovic (45’), due gol alla stessa maniera, cioé con due tiri da fuori per nulla contestati dall’abbondante linea difensiva svizzera. Un altro gol di de Vrij (36’), susseguente a calcio d’angolo di Perisic, è stato annullato dall’arbitro San con il supporto del Var che ha segnalato l’interferenza di D’Ambrosio, in fuorigioco, davanti a Baumann.

Senza Icardi e Nainggolan, ormai giubilati, senza Godin e Lautaro ancora in vacanza, senza Barella arrivato da troppo poco tempo e senza Politano infortunato, Conte ha ufficializzato il 3-5-2 schierando D’Ambrosio con Skriniar e de Vrij; Candreva e Perisic esterni di un centrocampo formato da Gagliardini, Brozovic e Sensi; Samuele Longo e Sebastiano Esposito in attacco. Prime riflessioni: costruzione del gioco da dietro, Brozovic e Sensi hanno costituito una sorta di doppio centrale, esterni molto alti in fase offensiva, difesa a cinque quando attaccano gli avversari, inserimento dei centrocampisti in fase conclusiva.

Ma la novità più rilevante è il gegenpressing battezzato in questo modo da Jurgen Klopp, adottato da Guardiola, riproposto da Conte. Che cos’è il gegenpressing? Una sorta di pressing immediato sulla palla persa, in modo da difendersi attivamente senza dare respiro all’avversario, uno scalare solo in avanti perpetuo. Insomma un accorciare continuo in modo da mettere l’avversario nelle condizioni di non giocare la palla o di farlo faticosamente. Per un tempo l’Inter l’ha fatto benissimo, tant’è vero che la palla è stata sempre tra i piedi dei suoi giocatori e che il Lugano ha tirato in porta una mezza volta.

Poi Conte, che aveva già alternato Handanovic con Padelli all’intervallo, ha tolto nove giocatori di movimento (60’) lasciando in campo il solo Esposito, l’unico ad avere giocato per novanta minuti. Pur schierando Pirola, Ntube e Rabocchia; Lazaro, Borja Valero, Joao Mario, Agoumè e Dalbert; Vergani a far coppia con Esposito, Conte non ha cambiato sistema di gioco, a dimostrazione che tutti, almeno per adesso, devono lavorare seguendo questo modulo.

Altra cosa sono i principi di gioco. Del gegenpressing ho detto, mentre va sottolineata che alla squadra è stata sempre chiesta il massimo dell’ampiezza di gioco. Se lo conosco solo un po’ sono sicuro che Conte si sia arrabbiato per aver subito gol all’ultimo minuto della gara per un colpo di tacco di Kryeziu e mezza dormita dei tre centrali, in particolare Ranocchia. E’ successo, tra l’altro, quando la partita non aveva più nulla da dire e anche il Lugano aveva fatto in totale otto cambi. Nell’azione degli svizzeri cattiva anche l’interpretazione difensiva di Dalbert che ha lasciato partire il cross del diretto avversario.

D’accordo che il risultato aveva un valore puramente simbolico, tuttavia non concedersi cali di attenzione è uno dei precetti del vangelo contiano. Se non si può abbassare la concetrazione in allenamento, a maggior ragione non deve accadere in partita.

Tra i nuovi bene Sensi e, per quel che ha giocato, bene anche Agoumé, mentre Lazaro deve ancora essere rivisto. Dei vecchi buona la prova di Brozovic. Ma con Barella titolare sarà proprio lui a rischiare il posto. Magari diventerà uno stimolo per essere più continuo e convincente.