Dedicato a tutti i tifosi dell’Inter e del Milan, di Milano e di tutta Italia, abbonati e no, che hanno già frequentato San Siro, o pensano di entrarci per la prima volta in futuro. Ammesso che San Siro rimanga San Siro, inteso come stadio delle due squadre, visto che l’intenzione delle due società è quella di costruire un nuovo impianto con un altro nome, sempre in comune, ovviamente più moderno, ma più piccolo.

Ecco il punto che deve preoccupare i tifosi, perché uno stadio da 60.000 posti, secondo i progetti, ne toglierebbe almeno 20.000 rispetto a oggi. E allora vale la pena riflettere sui dati di affluenza a San Siro in questa stagione in cui né Inter, né Milan, sono stati in corsa per vincere lo scudetto, né tantomeno la Champions.

Proprio nell’ultima partita, contro il già retrocesso Chievo e in una sera feriale, lunedì scorso, l’Inter ha superato il milione di spettatori in campionato, durante il quale tra l’altro una gara è stata disputata a porte chiuse. Guarda caso questo traguardo sarà superato domenica anche dal Milan, e sempre in occasione di una partita contro una squadra già retrocessa, il Frosinone, visto che fin qui il numero di spettatori in campionato per le gare dei rossoneri è di 976.601. Se poi si tiene conto anche delle gare di coppa Italia ed Europa League, il Milan è già a quota 1.119.790 spettatori.

Numeri da grandi squadre e quindi è logico chiedersi quanti spettatori in più, o perlomeno quante richieste in più ci sarebbero per vedere le gare di Inter e Milan in occasione di decisive sfide europee contro il Real Madrid e il Barcellona, o semplicemente per un derby che valga davvero lo scudetto e non un quarto posto di consolazione.

Costruire un nuovo stadio con 60.000 posti significa soltanto favore il business delle società, a scapito dei tifosi. Perché quei 20.000 in meno sarebbero costretti a stare a casa, mentre quei fortunati che riuscirebbero a trovare un biglietto lo pagherebbero molto di più per compensare il mancato incasso dei 20.000 esclusi. Prezzi più alti, quindi, a favore dei più ricchi e a scapito dei più poveri, come già succede nel rinnovato stadio di proprietà della Juventus, per accedere al quale nelle partite di Champions si paga molto di più che per le partite del Real Madrid al “Bernabeu”.

Una prospettiva manageriale, contro le tradizioni del passato e le indicazioni del presente anche guardando quanto succede in Inghilterra, dove il nuovo stadio dall’Emirates dell’Arsenal e l’ancor più nuovo stadio del Tottenham sono più grandi dei precedenti e non più piccoli. Senza contare il fatto, tutt’altro che trascurabile, che costruire uno stadio di proprietà non garantisce automaticamente i successi nel proprio campionato e in Champions League.

E l’esempio più clamoroso lo fornisce proprio l’Arsenal dal quale proviene il nuovo amministratore delegato del Milan, Ivan Gazidis. Perché l’Arsenal non ha vinto nulla da quando gioca nel suo nuovo e bellissimo stadio, né in Premier né in Champions, visto che al massimo è arrivato in finale nel 2006, perdendo a Saint Denis contro il primo Barcellona di Messi. E allora perché si dovrebbe andare contro la storia, la logica e soprattutto contro gli interessi e la passione dei meravigliosi tifosi rossonerazzurri che continuano a parlare italiano, al contrario dei nuovi dirigenti di Inter e Milan, non a caso tutti stranieri e magari anche di passaggio?