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Torna alla mente una frase di Mazzone («la tecnica è il pane dei ricchi, la tattica il pane di poveri») mentre il suo discepolo s’inabissa negli spogliatoi del Rigamonti, e accenna pure a un sorriso, dopo aver dispensato il suo verbo rivoluzionario e vincente, per la seconda volta (su due). È il sorriso mite e consapevole di chi sa di aver scelto una strada precisa, che può piacere o meno, ma che funziona. Specie nel calcio italiano, che raramente perdona i sognatori, soprattutto quando sono poveri, come il Brescia.

«In B - aveva detto alla vigilia Calori - non puoi pensare di giocare bene e basta, sennò le prendi. Bisogna stare zitti e pedalare». E così, tacendo e pedalando, il Brescia ha riacceso la luce su uno stadio che viveva nell’ombra e nella nebbia da più di cento giorni. Ne fa le spese l’evanescente Crotone, caduto sotto i colpi di una squadra diametralmente opposta a quella di Scienza, per spirito e strategia: verticale anziché orizzontale, compatta anziché diluita, cauta anziché sfacciata. Mazzoniana, il termine forse più corretto. Sì, perché da maestro Carletto, Calori mutua la filosofia del «prima capiamo e poi facciamo». Aspettiamo e ripartiamo.

La conseguenza è una gara accorta, saggia, paziente, con uno schieramento tattico diverso, 3-5-2, che valorizza la velocità degli esterni (Zambelli e Daprelà) e soprattutto permette - finalmente - di sequestrare le fasce agli avversari. E infatti la partita si decide lì, sulle ali: al 13’ del primo tempo Zambelli dalla destra vede El Kaddouri al centro e lo serve: rimpallo col difensore e 1-0. Un gol che peserà anche in chiave mercato (leggi prezzo) dato che il ragazzo è corteggiato da mezza A. Il Crotone prova a rimettersi in pista, ma Arcari in un paio di occasioni dimostra che c’è un motivo se ha soffiato il posto a Leali. Gira bene anche la difesa, con Caldirola già sincronizzato. L’uomo giusto per la difesa a tre. Insomma: non avrà un gioco incantevole, ma finalmente questo Brescia ha la faccia sporca dei vincenti. E lo si vede a inizio ripresa, quando tradizionalmente la squadra stracciava quanto prodotto nel primo tempo. Stavolta nessuno sbandamento: tutti corti, compatti, lucidi e spietati. Così Vass fa 2-0 al 18’ con un gran tiro da fuori, mentre il 3-0 lo griffa l’enigmatico Feczesin, in gol dopo un secolo. «Non abbiamo fatto ancora nulla - sorride timidamente il sergente Calori - Ma ho visto ciò che volevo». Il pane dei poveri.